La Galleria Planetario di Trieste festeggia 50 anni. Intervista al fondatore

Da Picasso a Vedova, da Sonia Delaunay a Bonalumi: la galleria fondata da Livio e Clara Radin celebra mezzo secolo di attività con una mostra che ripercorre le tappe della sua storia. Le immagini

Cinquant’anni di mostre, incontri e ricerca attraverso i diversi linguaggi dell’arte contemporanea. La Galleria Planetario di Trieste celebra il proprio anniversario con un’esposizione dedicata agli artisti che ne hanno segnato il percorso, restituendo uno spaccato delle tendenze e degli orientamenti che hanno attraversato la sua attività. La mostra, ospitata negli spazi di Via Fabio Filzi 4, è parte del programma Barcolana Cultura e sarà visibile fino al 6 gennaio 2027.

La famiglia Radin. Photo F. Cioffi
La famiglia Radin. Photo F. Cioffi

La Galleria Planetario a Trieste. La storia

Fondata nel 1976 da Livio e Clara Radin, la Galleria Planetario ha costruito nel corso di cinque decenni un percorso espositivo articolato, accogliendo oltre 120 mostre e ospitando artisti appartenenti a generazioni e linguaggi differenti. La sua storia prende forma con una mostra dedicata a Pablo Picasso, seguita da esposizioni di Sonia Delaunay, César, Arman, Victor Vasarely e Zlatko Prica. Negli anni successivi, lo spazio ha proposto più volte progetti di artisti come Emilio Vedova, Giulio Turcato, Giuseppe Santomaso, Antonio Corpora, Piero Dorazio, Gianni Bertini e Agostino Bonalumi, affiancando a questi nomi figure come Christo, Tancredi, Afro, Paolo Borghi e Gianni Dova.
La mostra del cinquantenario ripercorre questa vicenda attraverso una selezione di opere che restituisce la varietà delle ricerche esposte, passando dall’astrazione all’Informale, dalla sperimentazione materica ai nuovi linguaggi visivi.

Intervista a Livio Radin, fondatore di Galleria Planetario a Trieste

Come nasce la Galleria Planetario e quale idea di arte vi ha guidato fin dall’inizio?
Quando nel 1976 abbiamo aperto la Galleria Planetario, insieme a Clara, avevamo un desiderio molto chiaro: portare a Trieste artisti, opere e idee capaci di aprire nuovi orizzonti, mettendo il pubblico in contatto con le esperienze più significative dell’arte contemporanea italiana e internazionale. Tutto è nato dalla passione, dall’incontro con artisti come Zlatko Prica e dalla convinzione che l’arte debba innanzitutto suscitare emozioni, curiosità e pensiero. Non abbiamo mai voluto inseguire le mode del momento, ma abbiamo cercato di seguire il nostro sguardo, la nostra sensibilità e la nostra idea di bellezza.

In cinquant’anni la galleria ha ospitato alcuni dei protagonisti dell’arte del Novecento e contemporanea. Quali incontri hanno contribuito a definirne l’identità?
Abbiamo avuto il privilegio di ospitare grandi protagonisti dell’arte del Novecento e della contemporaneità, da Picasso a Sonia Delaunay, da Vasarely a Dorazio, da Emilio Vedova a Santomaso, da Bonalumi a Fabrizio Plessi, fino agli artisti che continuano oggi a esplorare nuovi linguaggi e possibilità espressive. Ogni mostra è stata una scelta, ma anche una scommessa: l’occasione per condividere con la città qualcosa in cui credevamo profondamente. E ogni incontro con un artista, un critico, un collezionista o un appassionato ha contribuito a costruire una storia fatta non soltanto di opere, ma soprattutto di relazioni, confronti e amicizie.

Che ruolo deve avere una galleria d’arte contemporanea?
Abbiamo sempre pensato che una galleria debba essere un luogo vivo, capace di creare occasioni di conoscenza e di dibattito. Per questo, accanto alle mostre, abbiamo promosso iniziative editoriali come la rivista Efolo. Notizie dal Planetario, nata nel 1980, e successivamente il portale ArtPlus, cercando di dare spazio alle idee, alle riflessioni critiche e ai cambiamenti che attraversavano il mondo dell’arte. Volevamo contribuire a costruire una cultura dell’arte contemporanea, convinti che anche una realtà indipendente, radicata in una città come Trieste, potesse dialogare con il panorama nazionale e internazionale.

La storia della Planetario si intreccia con quella di Trieste, città caratterizzata dall’incontro tra culture. Quanto ha influito questo contesto sul vostro lavoro?
Trieste, con la sua posizione geografica e la sua storia di incontri tra culture, è sempre stata per noi un luogo particolarmente adatto a questo dialogo. Abbiamo cercato di valorizzarne la vocazione internazionale, portando in città esperienze e sensibilità diverse e creando occasioni di confronto che andassero oltre i confini locali. Guardando indietro, il ricordo più bello non è legato a una singola mostra o a un artista in particolare, ma alla possibilità di aver costruito, insieme a Clara, un percorso coerente con le nostre convinzioni.

Christo, Wrapped monument Leonardo, 1970
Christo, Wrapped monument to Leonardo, 1970

Il futuro di Galleria Planetario a Trieste

Dopo cinquant’anni, quali sono le sfide e le prospettive per il futuro della Galleria Planetario?
Cinquant’anni sono un traguardo importante, ma non li consideriamo un punto d’arrivo. Il futuro della Planetario deve continuare a fondarsi sulla curiosità, sulla ricerca e sulla libertà di scegliere. Il mondo dell’arte cambia, cambiano i linguaggi, i modi di comunicare e il rapporto del pubblico con le opere; ciò che non dovrebbe cambiare è la capacità di guardare, di lasciarsi sorprendere e di riconoscere nell’arte una risorsa fondamentale per comprendere il nostro tempo.

Come immaginate il rapporto della galleria con gli artisti e il pubblico nei prossimi anni?
Ci piacerebbe che la Galleria continuasse a essere un luogo in cui artisti affermati e nuove voci possano trovare spazio, in cui il pubblico possa avvicinarsi all’arte senza pregiudizi e in cui ogni mostra rappresenti un’occasione di scoperta. La nostra storia ci insegna che la continuità non significa ripetere ciò che si è già fatto, ma mantenere vivi i valori da cui tutto è cominciato, sapendoli interpretare in forme nuove.

Cosa si cela “dietro” la mostra del cinquantenario?
Con la mostra che riunisce alcune delle opere degli artisti più rappresentativi del nostro percorso vogliamo celebrare questo anniversario, ma anche rinnovare una promessa: continuare a fare il nostro lavoro con la stessa passione degli inizi, con lo stesso desiderio di condividere il bello e con la convinzione che l’arte, quando è autentica, sappia parlare a tutti e non smetta mai di aprire nuove possibilità.

Valentina Muzi

Mostra celebrativa per i 50 anni della Galleria Planetario
Via Fabio Filzi 4 (primo piano), Trieste
Fino al 6 gennaio 2027

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Valentina Muzi

Valentina Muzi

Valentina Muzi (Roma, 1991) è diplomata in lingue presso il liceo G.V. Catullo, matura esperienze all’estero e si specializza in lingua francese e spagnola con corsi di approfondimento DELF e DELE. La passione per l’arte l’ha portata a iscriversi alla…

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