È morto Paolo Masi. La lunga ricerca dell’artista fiorentino sulla trasformazione dei materiali poveri
Classe 1933, Masi si è spento a Firenze poco prima di compiere 93 anni, dopo una lunga carriera avviata alla fine degli Anni Cinquanta, e caratterizzata da una sperimentazione continua sui materiali poveri, cartoni in primis, manipolati attraverso tecniche pittoriche e non
Nella sua lunga carriera, Paolo Masi (Firenze, 1933) ha attraversato le prime esperienze informali degli Anni Cinquanta, per dedicarsi dagli Anni Sessanta – nel 1960 espone per la sua prima personale alla Strozzina – all’indagine sui materiali, fino ad aderire al gruppo di ricerca estetica Centro F/Uno (con Baldi, Lecci e Nannucci). La sua attività sarà, da quel momento in avanti, strettamente legata a una continua sperimentazione sul modo di operare e trasformare i materiali.
Paolo Masi e la trasformazione dei materiali
Dopo il confronto con le sperimentazioni post-informali e la ricerca nell’ambito dell’astrazione e del Neoconcretismo, si avvicinò alla Pittura Analitica, scomponendo e riorganizzando sul pavimento e contro le pareti aste di alluminio, specchi, fili o piccole stecche di plexiglas colorato per estendere anche alla terza dimensione la ritmicità dello “spazio-colore”. Ritornando alla bidimensionalità attraverso il progetto Rilevamenti esterni-conferme interne (1974-76), sviluppato all’esterno con foto Polaroid di tombini, muri e pavimenti iniziate nel 1974 a New York e, contemporaneamente, all’interno dello studio con le Tessiture (tela grezza cucita) e i Cartoni da imballaggio, utilizzando per la prima volta adesivi trasparenti e coprenti, facendo emergere la struttura interna del materiale, ancora una volta a confronto con la struttura di un materiale povero.
I sodalizi artistici con Maurizio Nannucci e Mario Mariotti
Con Mario Mariotti e Maurizio Nannucci, dopo l’esperienza di Centro F/Uno, avrebbe fondato nel 1974 lo spazio collettivo no profitZona, evolutosi nel 1998 in un nuovo spazio ribattezzato Base, sempre fondato sul valore del condividere le proprie idee con altri artisti.
Nel 1978 arrivò la prima partecipazione alla Biennale di Venezia, seguita nel 1986 da quella alla Quadriennale di Roma.
La fortuna critica di Paolo Masi
Ma il suo successo si misura anche attraverso l’attenzione ricevuta da grandi fondazioni e musei italiani e internazionali, che oggi espongono i suoi lavori, da Vienna a Francoforte, Belgrado, Rivoli, Parigi, Firenze, Milano. Numerose anche le mostre a cui Masi ha partecipato in Italia e all’estero, dalla mostra parigina Livres d’artistes presso il Centre Georges Pompidou di Parigi (1985) ad Arte in Toscana 1945-2000 a Palazzo Strozzi, Firenze, e Palazzo Fabroni, Pistoia (2002), a Pittura Analitica. I percorsi italiani 1970-1980 presso il Museo della Permanente, Milano (2007). Al 2018 datano, invece, due importanti personali: al Museo MAGA di Gallarate (l’antologica Paolo Masi. Doppio Spazio curata da Lorenzo Bruni) e alle Murate di Firenze (Paolo Masi Qui, con 12 opere monumentali site-specific).
Paolo Masi si è spento a Firenze mercoledì 6 maggio, pochi giorni prima del suo 93esimo compleanno. A ricordarlo, in città, è la galleria Frittelli, che con lui ha condiviso un lungo percorso umano e professionale: “Artista straordinario e amico caro, Paolo Masi è stato protagonista di una ricerca rigorosa e libera che ha attraversato decenni di storia dell’arte contemporanea lasciando un segno profondo e riconoscibile. Di Paolo ricordiamo la sensibilità, l’intelligenza critica, la coerenza del suo lavoro e la capacità, rara, di guardare il mondo con curiosità e autenticità, trasformando ogni esperienza in materia viva di ricerca”. A Masi la galleria fiorentina dedicò, nel 2021, la mostra Dalle mani alle mani, raccogliendo opere storiche e nuovi cartoni di grandi dimensioni. Del 2023 è invece la mostra organizzata dalla galleria in occasione dei novant’anni dell’artista: la personale Paolo Masi. Opere degli anni Ottanta, a cura di Fabio Cavallucci.
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