Come vede il futuro uno dei più importanti artisti contemporanei al mondo? A rispondere alle domande della rubrica curata da Spazio Taverna è William Kentridge

Spaziano dall’emergenza climatica a quella sociale le riflessioni sul domani di William Kentridge (Johannesburg, 1955), artista che da sempre si interroga sulle urgenze della contemporaneità.

Quali sono i tuoi riferimenti ispirazionali nell’arte?
Sono sempre rimasto legato a quel filone del Modernismo che non ha rinunciato al figurativo e al legame con la storia, che va da Max Beckmann all’Espressionismo tedesco, e prima ancora Goya e William Hogarth.

Qual è il progetto che ti rappresenta di più? Puoi raccontarci la sua genesi?
Sempre la prossima mostra, quella che devo ancora fare. Mi interessa la genesi del lavoro all’interno dello studio, un processo creativo che poche persone possono vedere. Mi piacerebbe un giorno condividere questo processo con il pubblico.

Che importanza ha per te il genius loci all’interno del tuo lavoro?
Non credo che esista un concetto astratto di genius loci, ma qualcosa sempre ancorato a un luogo specifico. Per me è la città di Johannesburg, dove il mio lavoro si nutre non solo della vita degli attori, ballerini e performer coi quali lavoro ma anche delle musiche e tradizioni popolari dell’intera regione. Senza dimenticare la storia dell’estrazione dell’oro nelle miniere del Sudafrica, che conferisce senso sia alla terra che a ciò che vi è sepolto. Vengo ispirato dalla città stessa, una metropoli giovane in piena trasformazione e molto animata, caratterizzata da un continuo scambio tra i nuovi edifici e il paesaggio collinare che li circonda. Una città coinvolta in un continuo processo di trasformazione dovuto all’attività mineraria, dove il genius loci è molto forte.

William Kentridge, Sibyl, 2020, single channel HD video, 10', edition of 9. Courtesy Galleria Lia Rumma, Milano Napoli
William Kentridge, Sibyl, 2020, single channel HD video, 10′, edition of 9. Courtesy Galleria Lia Rumma, Milano Napoli

PASSATO E FUTURO SECONDO WILLIAM KENTRIDGE

Quanto è importante il passato per immaginare e costruire il futuro? Credi che il futuro possa avere un cuore antico?
Il futuro può avere solo un cuore antico. Ogni futuro viene sempre descritto utilizzando concetti e metafore provenienti dal passato, e ogni tentativo di descriverlo in altri modi denuncia soltanto una scarsa conoscenza del passato.

Quali consigli daresti a un giovane che voglia intraprendere la tua strada?
Ci sono tantissimi consigli che possono essere dati, ma la maggior parte di loro non vengono mai ascoltati. Si ascolta solo quello che già si conosce, e prestiamo attenzione soltanto ai tre o quattro consigli che risuonano con qualcosa che esiste già dentro di noi, sia in relazione alla vita professionale che quella privata o interiore.

In un’epoca definita della post verità, ha ancora importanza e forza il concetto di sacro?
Il sacro non è per me una categoria ma lo riferisco all’immagine specifica della chiesa, del rituale, legato a qualcosa di irreprensibile. Di recente abbiamo scoperto che tutte le chiese non sono affatto irreprensibili ma si sono macchiate di crimini diversi, tra i quali gli abusi sui minori. Non mi riferisco solo alla chiesa cattolica ma anche alle altre, e penso anche alla violenza causata da tutti i fanatismi religiosi. Credo che il sacro sia qualcosa al quale bisogna opporre resistenza.

Come immagini il futuro? Sapresti darci tre idee che secondo te guideranno i prossimi anni?
Una delle cose che vediamo in maniera molto forte in Sudafrica, ma so che esiste anche nel resto del mondo, è la tensione sociale, la distanza sempre maggiore tra privilegio e povertà, ricchezza e degrado che cresce ogni giorno di più. Una delle manifestazioni più forti di questa tensione è la separazione tra l’economia ufficiale e quella precaria, sempre più grande e importante nella società industrializzata attuale, divenuta non più marginale come un tempo ma centrale, soprattutto a causa della crescita della disoccupazione. Dobbiamo immaginare un futuro dove anche chi non ha mai avuto un posto nell’economia ufficiale possa vivere un’esistenza sicura e valida. Nel futuro continueremo ad assistere alla battaglia combattuta dalla periferia per essere ascoltata, e sarà vitale per noi creare uno spazio per i marginali e comprendere la loro importanza sia in termini economici che etici. Infine nel futuro sarà fondamentale mettere a punto piani, strategie e programmi per ridurre il disastro climatico, sia in termini ecologici che in relazione all persone e ai popoli del mondo.

Ludovico Pratesi

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AutoreWilliam Kentridge
Spazio espositivoSPAZIO TAVERNA
IndirizzoVia di Monte Giordano 36 - Roma - Lazio
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Ludovico Pratesi
Curatore e critico d'arte. Dal 2001 al 2017 è stato Direttore artistico del Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro Direttore della Fondazione Guastalla per l'arte contemporanea. Direttore artistico dell’associazione Giovani Collezionisti. Professore di Didattica dell’arte all’Università IULM di Milano Direttore Artistico di Spazio Taverna Dal 2009 al 2011 è stato curatore scientifico di palazzo Fabroni di Pistoia. Dal 2006 al 2010 è stato Presidente dell’AICA. Dal 2012 al 2015 è stato Vice Presidente dell'AMACI (Associazione Musei Arte Contemporanea Italiana). Dal 1995 al 2010 è stato Consigliere di Amministrazione per la Quadriennale d’Arte di Roma. Critico del quotidiano La Repubblica.