Lo studio di William Kentridge (1955) a Johannesburg è lo “spazio vitale, sia fisico che spirituale” in cui l’artista sudafricano concepisce e poi sviluppa tutti i suoi lavori, dalle opere più piccole ai progetti più ambiziosi. In questa video intervista, rilasciata ai microfoni della Tate di Londra, Kentridge racconta come è diventato un artista e spiega, pennelli e carboncini (“mi piacciono perché sono flessibili”, commenta) alla mano, alcune delle dinamiche del suo processo creativo, che parte sempre da un disegno. “Deve esserci un impulso iniziale, che può essere un’immagine, oppure una frase”, commenta raccontando come avviene la nascita di un’opera, “e deve essere abbastanza forte da far nascere il primo disegno. La speranza poi è che l’attività fisica del disegnare faccia nascere nuove idee e nuove possibilità”.
La conversazione si conclude con uno statement molto potente sul ruolo dell’arte in generale: “l’arte deve difendere l’incerto, deve criticare qualsiasi forma di certezza, che si tratti dell’autorità oppure della conoscenza. Deve fare della contraddizione e dell’ambiguità le sue fonti primarie.

– Valentina Tanni

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AutoreWilliam Kentridge
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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.