“Ho voluto incarnare lo spirito di Coco Chanel: generosa, curiosa, interdisciplinare. E un po’ ribelle”. Yana Peel, capa del dipartimento Arte e Cultura di Chanel, in due anni ha lanciato una serie di novità che hanno ricollocato la maison nel mondo delle arti

La nascita del nuovissimo Chanel Next Prize (qui i premiati) ci ha dato l’opportunità di incontrare Yana Peel e rivolgerle qualche domanda. Nata Yana Mirkin a San Pietroburgo nel 1974, Yana è cresciuta in Canada. Dopo gli studi in economia si focalizza nel mondo dell’arte diventando CEO delle Serpentine Galleries per tre anni dal 2016 al 2019 e fondando la charity artistica Outset Contemporary Art Fund. Da due anni è la capa globale Arte e Cultura della maison Chanel. In questo ruolo, partito proprio insieme alla pandemia, ha in pochi mesi proposto una serie di innovazioni radicali: uno Chanel Culture Fund volto a far arrivare il sostegno di Chanel al settore della cultura.

INTERVISTA A YANA PEEL

Come e quando è partito questo nuovo impegno di Chanel nel mondo della cultura e della creatività? Il periodo pandemico c’entra qualcosa con queste scelte strategiche di investimento? 
Sono partita con questo incarico a marzo 2020. Davvero un “buon” periodo per pensare a soluzioni e opportunità… La questione era: come proseguire il commitment della maison nella cultura dopo oltre cento anni di vita? Ho pensato che dovevo incarnare lo spirito di Gabrielle Chanel all’insegna della generosità e della curiosità. Essendo anche un po’ ribelle.

Così è nata l’idea di questo grande premio globale?
Esatto. Un premio globale ma anche un premio per certi versi locale.

In che senso locale?
Nel senso che il nostro modello è stato doppio. Un grande giuria internazionale per le decisioni finali, ma una rete ramificata e articolata di advisor locali che ci hanno permesso di arrivare ai vincitori dopo una meticolosa e accurata cernita di candidati in giro per il mondo.

Però poi ci sono altre caratteristiche di questo premio…
Certo: l’interdiscipinarietà. Non è il classico premio d’arte, lo si capisce dalla lista dei 10 vincitori di questa prima edizione.

Quanto ha contato la tua esperienza nel mondo della cultura e dell’arte contemporanea per mettere a punto questo modello?
Ho portato la mia vita in questo progetto ed è stato importante. Più di 20 anni di impegno nelle arti. Mi ricordo le prime Biennali di Venezia e non era ancora il Duemila! E ho fuso tutto insieme, la mia storia personale e la vicenda aziendale ultracentenaria di Chanel, da sempre di supporto alla creatività con un impegno di lungo termine.

Dunque non è una nuova cosa questa che stai facendo. Piuttosto qualcosa in continuità con quanto già la maison ha sempre fatto. Vicina alla sua identità…
Esatto. Non è una nuova cosa, è una nuova maniera di fare determinate cose. Per quanto mi riguarda è stato sufficiente aver creato le condizioni affinché qualcosa avvenisse.

I vincitori del primo Chanel Next Prize
I vincitori del primo Chanel Next Prize

IL NUOVO CHANEL NEXT PRIZE

Il nuovo premio è solo una parte di una strategia culturale molto articolata…
A marzo 2020 abbiamo creato in Chanel il dipartimento Art&Culture, che prima non esisteva. Questo nuovo dipartimento ha iniziato a operare e lo ha fatto con una serie di produzioni. Lo Chanel Next Prize è una di queste produzioni. Ma poi c’è lo Chanel Connect, il nostro nuovo podcast, il Culture Fund che sostiene istituzioni artistiche come la National Portrait Gallery di Londra, l’Underground Museum di Los Angeles e il Pompidou. E sto immaginando un network internazionale di advisor che sostenga tutto questo.

Culture Fund è presente con delle partnership anche in Russia. Avete dovuto interrompere le attività?
Chiaramente il programma con le donne russe alla V-A-C Foundation di Mosca l’abbiamo messo in pausa in questo momento.

Per quanto riguarda lo Chanel Prize avete insistito molto nel dire che premiate creativi che sappiano prendersi dei rischi. Quanto il concetto di “rischio” è vicino all’identità Chanel?
Nella mia sfera culturale il rischio è qualcosa di quasi normale, perché si parla del processo creativo degli artisti e ogni processo ha un aspetto rischioso e sfidante. Quale è la connessione col mondo Chanel? Credo sia la libertà della creazione, lo spazio per la creazione. Questi sono elementi basilari dell’identità Chanel. In questo modo ho seguito lo spirito della maison.

Assegnate a ogni vincitore una somma molto ingente se paragonata a quella di altri premi d’arte. Come vigilate, a valle dell’assegnazione, per accertarvi che la cifra venga ben investita?
Ecco un esempio di quello che chiamo “freedom of creation”: i vincitori possono fare tutto quel che vogliono con quei soldi. Noi speriamo che li utilizzino per andare avanti nella loro ricerca. Del resto, dice Gerhard Richter, “l’arte è la più alta forma di speranza“… Insomma abbiamo dato loro i soldi e loro ci hanno risposto: “Questo è molto importante per noi!“. E poi li abbiamo portati fisicamente a Venezia per la premiazione. L’idea è che questo nuovo modello di sostegno generi un comunità. Premio dopo premio si creerà una community di creativi da noi supportati.

CHANEL E VENEZIA

Avete deciso una cadenza biennale del Prize e avete presentato la prima edizione a Venezia. Questa legame con la Biennale di Venezia e con la città di Venezia andrà avanti anche in futuro?
Non posso negare che è stato straordinario stare qui in questi giorni dell’opening della Biennale. Qui è tutto talmente magico che speriamo di restare legati ai giorni irripetibili dell’opening della Biennale. Portare qui i vincitori durante quei giorni è una parte del ‘regalo’ che vogliamo fare a questi creativi.

Anche se il Prize non premia esclusivamente artisti visivi, l’esito delle premiazioni potrebbe anche essere espositivo. Pensate nelle prossime edizioni di effettuare anche delle mostre o delle presentazioni fisiche, magari proprio a Venezia?
Buona domanda. Il mondo delle mostre è in grande evoluzione. E dunque non escludo assolutamente che si possa trovare il modo di mettere insieme cineasti, artisti, creatori di videogame in una presentazione innovativa. Ma di questo parleremo al prossimo Chanel Next Prize nel 2024…

Massimiliano Tonelli

https://www.chanel.com/it/chanel-next-prize/

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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena. Dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Direttore editoriale del Gambero Rosso dal 2012 al 2021. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss, l’Università La Sapienza di Roma ed è professore a contratto allo IULM di Milano. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. È stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente dirige i contenuti di Artribune.