La fotografa e regista Daphné Bengoa ha percorso l’Algeria in lungo e in largo per raccontare come un architetto francese ne abbia cambiato totalmente il volto.

Campione dell’edilizia sociale del dopoguerra, Fernand Pouillon (1912-1986) si vantava di poter “costruire più velocemente, meglio e più a buon mercato” di chiunque altro. Così, quando nel 1953 il sindaco di Algeri lo invita a realizzare 1.600 case in un solo anno, l’architetto francese ha l’occasione ideale per dimostrare la sua abilità. Consegnati in tempi record, i monumentali complessi di Diar-es-Saada e Diar el-Mahçoul non solo confermano la sua fama di costruttore, ma segnano anche l’inizio di un legame duraturo con il Paese nordafricano. Fra il 1953 e il 1982 il progettista infatti realizzerà 6.500 unità abitative, uffici, complessi alberghieri e residenze universitarie: uno straordinario corpus di opere che, tuttavia, complici le controverse vicende personali del suo autore – compresi due anni in carcere per falso in bilancio –, cadrà nell’oblio generale.
Per riscoprire il periodo algerino di Pouillon, la fotografa e regista Daphné Bengoa, insieme al fotografo Leo Fabrizio e allo storico Pierre Frey, tra il 2018 e il 2019 intraprende una serie di viaggi nel Paese maghrebino. Seguendo un itinerario che da Algeri arriva fino alle estreme coste occidentali, Bengoa si pone in ascolto di chi oggi vive quelle opere: “Migliaia di vite ordinarie, che si appropriano degli spazi, li sviluppano per farne i loro luoghi di vita, lasciano tracce e scrivono la storia dell’architettura nel tempo”. Le maestose costruzioni del maestro francese diventano così teatro dei sogni e delle speranze dell’Algeria di oggi, in bilico tra spinte conservatrici e ideali progressisti, tradizioni e desiderio di emancipazione: “Ancora oggi per una donna bere il caffè in terrazza, camminare o fumare in pubblico è un atto di resistenza: gli edifici, i cortili e i giardini di Pouillon rendono possibile questa lotta”.

Matarès, Algerie, 2018. Photo © Daphné Bengoa
Matarès, Algerie, 2018. Photo © Daphné Bengoa

FERNAND POUILLON, L’ARCHITETTURA E L’ALGERIA

Il viaggio attraverso l’eredità di Pouillon è presentato in queste pagine nella sua ultima e ancora inedita tappa lungo la costa algerina, dove l’architetto, all’indomani dell’indipendenza, realizza una serie di complessi turistici. Con l’intento di riaprire l’Algeria al mondo e restituire al suo popolo un senso di libertà e di appartenenza, il progettista gioca con le forme dell’architettura, creando fantasiose composizioni in cui la cultura mediterranea e i codici islamici si mischiano con lo stile classico dei dominatori romani. Nel suo racconto per immagini di queste strutture, ora semideserte, Bengoa ripercorre le storie di resistenza dei loro abitanti: “Tutti i miei interlocutori conservano di questi edifici le più dolci memorie della loro infanzia: sono luoghi in cui un’intera generazione ha riscoperto il piacere dello svago e della leggerezza. Simboli di libertà che ora gli algerini stanno cercando di recuperare: a dimostrazione che, nonostante le difficoltà, la vita va avanti”.

– Marta Atzeni

www.daphnebengoa.com

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #57

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Marta Atzeni
Interessata alle intersezioni fra l'architettura e le arti, si è laureata in Architettura presso l’Università degli Studi Roma Tre con una tesi teorica sui contemporanei sviluppi delle collaborazioni fra artisti e architetti. Collabora con l’AIAC nell’organizzazione di eventi, mostre e workshop; è parte del network di GVultaggio Architecure & Design.