All’anagrafe Giorgio Ascani, Nuvolo ha dato un nuovo senso alla tecnica serigrafica, ottenendo risultati sorprendenti. Questa è la sua storia.

Se per i primi diciotto anni della sua vita ha utilizzato il nome di battesimo che gli era stato dato dai genitori, due tipografi di Città di Castello, durante la Seconda Guerra Mondiale Giorgio Ascani (Città di Castello, 1926-2008) partecipa alla Resistenza nelle montagne umbre, dove i suoi compagni partigiani gli affibbiano il soprannome Nuvolo, per la sua capacità di apparire e scomparire tra i boschi e le colline. Così alla fine del conflitto comincia la sua carriera di artista con il nome d’arte, lavorando nella tipografia del genitori, dove compie le sue prime sperimentazioni con la tecnica serigrafica, per ottenere stampe sempre più lontane dalla grafica pubblicitaria e vicine all’arte visiva.

NUVOLO E LE SEROTIPIE

Nel silenzio del laboratorio familiare dove entra nel 1949, Nuvolo elabora i processi che lo porteranno pochi anni dopo a eseguire le prime Serotipie. Negli stessi anni conosce Alberto Burri, che diventa presto un punto di riferimento per la sua formazione artistica. Sarà Burri a convincerlo a lasciare Città di Castello per trasferirsi a Roma e diventare suo collaboratore nell’atelier di via Margutta, dove Nuvolo conosce fin da subito altri artisti, tra i quali Edgardo Mannucci. L’anno di svolta è il 1950, quando in occasione della mostra personale di Giuseppe Capogrossi alla Galleria del Secolo Burri gli presenta Corrado Cagli, che diventerà un suo grande amico e sostenitore. Nello stesso anno Nuvolo assiste alla fondazione del gruppo Origine, interessato al rapporto tra la pittura tradizionale e i nuovi materiali. In questo clima di innovazione Nuvolo continua la sua ricerca sui procedimenti di stampa tipografica, che vedono la luce nel 1954 sul secondo numero della rivista Arti Visive. Si tratta di opere pittoriche realizzate con il telaio serigrafico in copia unica che il poeta e critico d’arte Emilio Villa, amico ed estimatore di Nuvolo, definisce Serotipie. È un battesimo importante per la serigrafia, non più mezzo esclusivo per realizzare multipli ma opere uniche, dove incisione e pittura si incontrano sul terreno dell’astrazione, per trovare subito dopo un’ulteriore applicazione attraverso la tecnica del collage, nella serie dei Bianchi: un’interessante e originale declinazione dell’informale, capace di coniugare la materia di Burri con la dimensione meccanica della grafica.

Nuvolo, Senza Titolo [Daino], 1960, pelle di daino cucita e dipinta, 55.5 x 62 cm, Eredi Nuvolo. Photo Paolo Ascani. Courtesy Associazione Archivio Nuvolo
Nuvolo, Senza Titolo [Daino], 1960, pelle di daino cucita e dipinta, 55.5 x 62 cm, Eredi Nuvolo. Photo Paolo Ascani. Courtesy Associazione Archivio Nuvolo

LA CARRIERA DI NUVOLO

La prima mostra personale di Nuvolo, presso la galleria romana Le Carrozze nel 1955, viene presentata da Villa, mentre la seconda, alla Galleria Numero di Firenze, è introdotta da Corrado Cagli, che scrive: “L’artigiano paziente si trasformi allora in poeta, quando non sia più assurda la relazione tra il pigmento e il magma”.
Per il giovane artista è l’inizio di una brillante stagione espositiva, che lo porta a esporre in gallerie d’avanguardia come La Tartaruga e Appia Antica: il lavoro di Nuvolo interessa anche il mercato americano, dove viene introdotto da Peggy Guggenheim, che acquista alcune opere presso La Tartaruga. Dopo il matrimonio con Liana Baracchi, l’attività di Nuvolo procede con la serie di opere Cuciti a macchina (1958-63): frammenti di tessuti differenti, nuovi e usati, uniti grazie alla macchina da cucire Vigorelli a pedale della moglie, alla quale l’artista applica un motorino. Un’ulteriore evoluzione della sua ricerca sono i Daini (1960-62): opere in cui le pelli colorate di daino sono abbinate a vestiti usati comprati al mercato romano di Porta Portese.

LE MOSTRE DI NUVOLO

Fautori del recupero di Nuvolo negli ultimi decenni sono stati Bruno Corà, curatore della mostra Nuvolo, lo spazio pittorico tra caos e ordine alla Pinacoteca di Città di Castello nel 2005, e Germano Celant, curatore della retrospettiva Nuvolo and Post War Materiality 1950 – 1965 presso la galleria Di Donna a New York nel 2017. Opere di Nuvolo sono esposte all’interno della mostra Un Atlante di Arte nuova. Emilio Villa e l’Appia Antica, curata da Nunzio Giustozzi e aperta nel complesso romano di Capo di Bove fino al 19 settembre. La rassegna è accompagnata da un puntuale catalogo edito da Electa, che documenta l’attività della galleria Appia Antica (1957-59) e dell’omonima rivista, diretta da Emilio Villa.

Ludovico Pratesi

LE PUNTATE PRECEDENTI

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Ludovico Pratesi
Curatore e critico d'arte. Dal 2001 al 2017 è stato Direttore artistico del Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro Direttore della Fondazione Guastalla per l'arte contemporanea. Direttore artistico dell’associazione Giovani Collezionisti. Professore di Didattica dell’arte all’Università IULM di Milano Direttore Artistico di Spazio Taverna Dal 2009 al 2011 è stato curatore scientifico di palazzo Fabroni di Pistoia. Dal 2006 al 2010 è stato Presidente dell’AICA. Dal 2012 al 2015 è stato Vice Presidente dell'AMACI (Associazione Musei Arte Contemporanea Italiana). Dal 1995 al 2010 è stato Consigliere di Amministrazione per la Quadriennale d’Arte di Roma. Critico del quotidiano La Repubblica.