Associazione Liberi Incisori. Intervista al fondatore

Dopo la mappatura dell’incisione italiana contemporanea, la parola va al collezionista e presidente dell’ALI – Associazione Liberi Incisori di Bologna, Marco Fiori. Strenuo difensore di quest’antica tecnica, spiega le ragioni del suo impegno in questa intervista. Come al solito, per gustarvi a pieno il focus, non vi resta che sfogliare il nostro magazine.

Luciano De Vita, La fucilazione, 1955, Acquaforte, 363 x 387 mm Courtesy Marco Fiori
Luciano De Vita, La fucilazione, 1955, Acquaforte, 363 x 387 mm Courtesy Marco Fiori

Come sei arrivato a collezionare incisioni e a fondare l’ALI?
Ho lavorato in un gruppo industriale leader nella produzione di macchine automatiche per il tabacco. A 22 anni ho scoperto l’incisione comprando un’acquaforte. Posso definirmi un collezionista e un appassionato di stampe d’arte. Nel 2009 ho fondato l’ALI, dedicata a Luciano De Vita, che svolge la propria attività nel settore della tutela, promozione e valorizzazione dell’incisione originale, propone e organizza incontri, mostre, corsi, conferenze e convegni, cura l’edizione di incisioni originali, riservate ai soci, e la pubblicazione di documenti e cataloghi aperti alle migliori collaborazioni di artisti, critici e letterati. Linfa vitale dell’Associazione sono i soci sostenitori che, con il loro contributo, ne consentono l’attività. A questi soci vengono riservate, ogni anno, alcune incisioni originali realizzate dagli artisti.

Perché Luciano De Vita?
De Vita, soprattutto come incisore, è stato un artista a livello europeo e sono certo che se fosse vissuto in Francia o in Germania avrebbe, in campo grafico, una notorietà internazionale. Già nel 1997 gli venne dedicata l’AIER – Associazione Incisori Emiliano Romagnoli, poi scioltasi e confluita nell’ALI nel 2009. Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Bologna, De Vita è stato fra gli ultimi allievi di Morandi e suo successore, dopo Manaresi, alla cattedra d’incisione.

Quante pubblicazioni avete realizzato fino a oggi?
Venticinque pubblicazioni con il contributo di associati, artisti e docenti, e la fondamentale collaborazione di varie personalità esterne legate al mondo artistico e letterario. L’ultima pubblicazione è dedicata al tema Ambienti d’Italia, con una mostra in programma a novembre nella sede della Biblioteca Passerini – Landi di Piacenza. Alcune pubblicazioni precedenti, come Arte e Anarchia e Collezionare grafica d’arte, fanno parte di una collana che chiamiamo “I Quaderni dell’ALI”, mirate ad argomenti di vario interesse, affidate a specialisti del settore e focalizzate sulle stampe d’arte.

Nicola Samorì, Fiamma Parassita, 2017. Courtesy l’artista
Nicola Samorì, Fiamma Parassita, 2017. Courtesy l’artista

Se dovessi indicare a un collezionista qualche artista particolare nella tua regione da tener d’occhio, chi nomineresti?
Fra gli incisori italiani operativi in ambito regionale, nominerei Toni Pecoraro, docente di tecniche dell’incisione presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Fra i romagnoli, Ezio Camorani e Nicola Samorì, quest’ultimo già con notorietà internazionale e vincitore del prestigioso Premio d’Incisione Giorgio Morandi, così come i trentenni Francesco Geronazzo e Agim Sako.

Paliamo di quotazioni. Quanto vale un’incisione?
Sulla la rivista Grafica d’arte scrissi che, a chi colleziona stampe d’arte, succede talvolta di sentirsi domandare quanto “può valere” un determinato foglio di grafica. Un’incisione, se acquistata in modo oculato, dovrebbe innanzitutto soddisfare il piacere estetico del compratore e, se questo è un collezionista, solleticarne la gioia del possesso. Gli artisti viventi sembrano sostanzialmente dividersi in due categorie: da una parte quelli con una certa notorietà o che, comunque, compaiono sui cataloghi di vendita di note gallerie, librerie, studi bibliografici e, a volte, nei cataloghi delle principali case d’asta; dall’altra parte un folto gruppo, fra i quali anche artisti bravissimi, che non avendo importanti referenti commerciali segnalano personalmente le quotazione delle loro opere. Va notato che la forbice delle quotazioni, quando è troppo aperta, perde di significato. Mentre le quotazioni di gallerie e case di vendita corrispondono ai valori ritenuti ufficiali per un determinato artista – supponendo che, al massimo, possano calare di una piccola percentuale di sconto –, i risultati d’asta esprimono quotazioni quanto mai variabili, influenzati dal momento economico, da particolari manovre di mercato su alcuni artisti o correnti e dalla politica di vendita assunta, in quella giornata, dalla casa d’asta. Nella maggior parte dei casi, comunque, un privato che desidera acquistare un’incisione si rivolge alle gallerie d’arte o ad altri luoghi considerati analoghi, come i circoli artistici, le case di vendita specialistiche, le librerie antiquarie ecc. Oltre a questo, l’aspirante compratore può visitare fiere e mercati antiquari, consultare i cataloghi con le proposte di editori e quelle su Internet, senza trascurare la possibilità di occasionali acquisti da privati o direttamente dagli artisti.

Silvia Scaravaggi

http://alincisori.it/

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #46

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Silvia Scaravaggi
Operatrice culturale e curatrice indipendente. Si è laureata con Sandra Lischi all'Università di Pisa in Teoria e tecniche dei mezzi di comunicazione audiovisiva; ha approfondito lo studio dei nuovi media durante il Socrates all’Universiteit van Amsterdam. Ha collaborato con Aiace Milano alla realizzazione di alcune edizioni di Invideo - mostra internazionale di video e cinema oltre, e di Technè05 - viaggio nel mondo delle videoinstallazioni. Dal 2005 al 2015 ha lavorato al'Assessorato alla Cultura della Provincia di Cremona, principalmente per la realizzazione del Distretto Culturale, con Fondazione Cariplo, collaborando alle fasi di progettazione, gestione e rendicontazione di progetto. È referente dell’Ufficio Attività culturali del Comune di Crema e coordina il progetto #ccsacontemporaneo dedicato agli artisti under35. La sua ricerca si concentra prevalentemente su arte e politica, nuovi media e rapporto tra arte, scienza e nuove tecnologie. Dal 2005 scrive d’arte e firma per Artribune, digicult.it e precedentemente Exibart.