Bandi, creatività e professione. Le iniziative della Compagnia di San Paolo

Parola a Matteo Bagnasco, responsabile dell’Area Innovazione Culturale della Compagnia di San Paolo. Un excursus sulle origini e le finalità dei bandi messi in campo dalla Fondazione torinese.

Matteo Bagnasco, responsabile dell'Area Innovazione Culturale della Compagnia di San Paolo
Matteo Bagnasco, responsabile dell'Area Innovazione Culturale della Compagnia di San Paolo

Dal 2015 la Compagnia di San Paolo sostiene l’innovazione culturale facendo convergere in modo strategico i propri interventi su tre assi prioritari: lo sviluppo della domanda (partecipazione) e dell’offerta (produzione) culturale, la promozione di un ecosistema di imprese creative e culturali di eccellenza, la diffusione di un’attitudine culturale cross-disciplinare in grado di favorire la compenetrazione tra linguaggi e discipline differenti.
Su questi assi strategici operano i bandi OPEN nelle due versioni Community e Lab (presentati a Torino presso Open Injet) e il bando ORA! Produzioni di cultura contemporanea.
Una novità interessante delle call 2018 appena pubblicate è rappresentata dal bando ORA!X Strade per creativi under 30.
Con Matteo Bagnasco, responsabile dell’Area Innovazione Culturale della Compagnia di San Paolo, siamo partiti proprio da questa novità.

Quali sono le motivazioni che hanno indotto la Compagnia di San Paolo a sdoppiare il bando ORA! e a dedicare agli under 30 un’opportunità che non è solo economica ma anche formativa?
Dalla mappatura delle oltre 250 realtà che da tutta Italia hanno partecipato al bando ORA! è emerso che la presenza di artisti e progettisti under 30 era molto inferiore rispetto alla nostre attese e, inoltre, la capacità progettuale complessiva dei soggetti candidati era piuttosto debole, in particolare in termini di project management e di capacità organizzative interne. D’altro canto, abbiamo riscontrato nei progetti vincitori uno spessore culturale davvero significativo; basti pensare che alcune di queste iniziative hanno vinto premi e ottenuto riconoscimenti a livello nazionale e internazionale. Pertanto, partendo dalla constatazione dell’esistenza di un delta molto marcato in termini numerici e qualitativi, abbiamo deciso di procedere da un lato consolidando l’esperienza del primo bando ORA! alzando l’asticella della qualità e spingendo per un’apertura dei progetti a livello internazionale; dall’altro, creando uno strumento più elastico il cui obiettivo specifico sia la valorizzazione del potenziale creativo dei giovani.

A proposito di questo potenziale, quali sono secondo lei le principali difficoltà che incontra un giovane artista all’inizio della sua carriera?
Il tema generale che stiamo affrontando come Compagnia è la promozione delle professioni culturali attraverso il riconoscimento dell’esistenza di figure professionali esperte di project management, di fundraising, di audience development, ecc. Per quanto riguarda nello specifico gli artisti, il problema sussiste quando costoro non si rendono pienamente conto della necessità di farsi affiancare da competenze e figure con un profilo e competenze gestionali. È per questa ragione che abbiamo creato il bando ORA!X e l’abbiamo aperto anche a progettisti singoli che non abbiano necessariamente la loro associazione culturale, la loro cooperativa o un altro ente di riferimento. I dati del bando ORA! hanno chiaramente evidenziato la necessità di un ricambio nel tessuto del terzo settore culturale: devono nascere nuove realtà, non si possono avere sempre gli stessi interlocutori da trent’anni a questa parte, altrimenti è difficile dire che si fa vera innovazione.

Quello su cui noi vogliamo intervenire – e che chiamiamo un po’ impropriamente “professionalizzazione” ‒ è proprio quella zona grigia tra la fine della formazione e l’affermarsi di una propria professionalità“.

Ci può descrivere gli obiettivi di questo nuovo bando e il suo funzionamento?
La grossa novità del bando ORA!X è che ci rivolgiamo alle persone fisiche, non più solo all’associazione, alla cooperativa, all’ente; i candidati possono essere indifferentemente artisti e progettisti, e chiediamo loro di presentarsi semplicemente con un curriculum e un’idea progetto. A partire da queste candidature, la Compagnia selezionerà un primo corpus di idee, a cui seguirà un percorso di formazione tecnico-culturale, durante il quale sarà stimolata l’interazione tra progettisti e artisti. Successivamente, si andranno a selezionare gli operatori che formalizzeranno il loro progetto e che la Compagnia affiancherà nella fase di sviluppo. Il percorso si concluderà con la costituzione degli operatori in nuove associazioni oppure in realtà già esistenti per far sì che l’idea possa finalmente trasformarsi in produzione culturale.

Solo in Italia si contano circa quaranta master post-lauream che combinano la formazione artistica (e curatoriale) con gli insegnamenti discendenti dalle discipline del project management, offrendo esperienze analoghe di progettazione in musei, enti o aziende private. Quale ruolo intende giocare la Compagnia all’interno di questo panorama di offerta professionalizzante?
Proprio perché siamo consapevoli anche noi dell’abbondanza di offerta formativa a livello nazionale, la Compagnia non intende operare in una logica di sostegno alla formazione; quello su cui noi vogliamo intervenire – e che chiamiamo un po’ impropriamente “professionalizzazione” ‒ è proprio quella zona grigia tra la fine della formazione e l’affermarsi di una propria professionalità. Il bando ORA!X dunque non va inteso come un corso di formazione, bensì come un accompagnamento alla produzione culturale vera e propria.

La presentazione a Torino dei bandi della Compagnia di San Paolo, marzo 2018
La presentazione a Torino dei bandi della Compagnia di San Paolo, marzo 2018

Allargando il discorso all’insieme dei bandi coi quali la Compagnia sostiene l’innovazione culturale, la vostra strategia d’intervento sembra indicare uno scenario in cui un artista, per produrre i propri lavori, deve necessariamente avvalersi del supporto e/o della mediazione di un’impresa culturale. È una collaborazione inevitabile oltre che necessaria?
La mia opinione personale è che la possibilità di poggiare su competenze organizzative e gestionali solide sia anche una grande garanzia di libertà per l’artista. L’artista è chiamato a occuparsi del lato creativo senza essere costretto ad affrontare problematiche di altro genere. È quindi una collaborazione a favore della libertà espressiva; se chiedessimo all’artista di essere sostenibile, di mettersi in rete, di avere impatto sul territorio ecc. gli faremmo fare un mestiere che non è il suo. Da questo punto di vista, è ovvio che il percorso intrapreso dalla Compagnia col bando ORA!X rappresenta un’occasione per sperimentare queste idee e valutarle in corso d’opera.

A proposito di criteri di valutazione, in tutti i bandi OPEN e ORA! si legge che i progetti devono avere una “riconosciuta qualità culturale”. Può aiutarci a capire meglio come intendete e come valutate questo criterio?
Questo è un criterio che per noi è sempre decisivo e che ha a che fare con il contenuto della proposta artistica. Bisogna tenere bene a mente che quando la Compagnia legge e istruisce le proposte progettuali, le domande che i nostri referees e i nostri consulenti si pongono sono innanzitutto le seguenti: questa proposta è davvero una novità? Ha contenuti riconosciuti da critica, ricerca d’avanguardia, luoghi di formazione? Si inserisce nella discussione contemporanea? Con questo non voglio far intendere che per partecipare ai nostri bandi sia indispensabile avere un curriculum artistico-curatoriale già ampiamente formato; tuttavia, è importante che nei progetti candidati ci sia sempre un elemento di novità e – aggiungo – una necessaria coerenza rispetto alle tematiche che ispirano l’attuazione delle politiche culturali europee.

L’artista è chiamato a occuparsi del lato creativo senza essere costretto ad affrontare problematiche di altro genere“.

Oltre ai dati che fotografano i soggetti e i progetti che hanno risposto al primo bando ORA e che avete presentato a Torino il 21 novembre 2017, avete a disposizione anche un set di indicatori per la misurazione dei risultati e degli impatti degli investimenti sui progetti che sono stati approvati e finanziati?
Per quanto riguarda il vecchio bando ORA!, abbiamo realizzato soltanto un monitoraggio e una valutazione interna dei singoli progetti. Al contrario, su questi nuovi bandi attinenti alla mia area di riferimento stiamo lavorando a un set di indicatori trasversali che costruiremo in coerenza con quanto ci è richiesto dal nuovo piano strategico generale della Compagnia e, in particolare, dal presidente Profumo.

Nella conferenza stampa del 21 novembre 2017 è stato proprio il presidente Profumo a dichiarare che l’ambizione della Compagnia è quella di diventare una Fondazione “data driven”. Secondo lei quale sarà il ruolo della Compagnia da qui a tre/cinque anni?
Sul tema specifico dei dati posso dire che la Compagnia sta adattando i propri strumenti per avere a disposizione dati maggiormente trattabili, grazie ai quali garantirsi da un lato le informazioni più aggiornate per continuare a valutare e riprogettare e, dall’altro, la possibilità di condividerli e metterli a disposizione di chi lavora nel settore. Per quanto riguarda più in generale l’area di innovazione culturale, personalmente credo che in questo momento le Fondazioni abbiano una grande responsabilità. Se guardiamo ai bandi appena pubblicati, la Compagnia s’impegna a sostenere investimenti che sul breve periodo sono poco redditizi e molto rischiosi; per intenderci, con i nostri bandi non sosteniamo la mostra blockbuster, il restauro di un bene, i festival o le mostre, bensì finanziamo produzioni innovative e cross-disciplinari, promuovendo una progettualità in grado di attivare processi di comunità che aiutino e stimolino la partecipazione culturale. Io credo quindi che in questo momento storico non solo sia giusto ma sia anche nella responsabilità delle Fondazioni farsi carico delle progettualità più rischiose e innovative che altrimenti, complice la perdurante contrazione delle risorse del comparto culturale, sarebbero inevitabilmente abbandonate dagli enti pubblici.

‒ Alessandro Ottenga

www.compagniadisanpaolo.it

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