Un museo delle città d’Italia al Quirinale di Roma: la proposta di Andrea Carandini

Un racconto unico e molteplice che raccolga la pluralità storica e culturale dell’Italia: una proposta già avanzata da Andrea Carandini all’epoca della presidenza Napolitano, che ora riaffiora sulle pagine del Corriere della Sera. Ma i tempi sono maturi?

Palazzo del Quirinale, Roma. Ph. Wolfgang Moroder via Wikipedia
Palazzo del Quirinale, Roma. Ph. Wolfgang Moroder via Wikipedia

L’Italia è gremita di opere d’arte, ma siamo poverissimi in musei delle città – i contesti per eccellenza –, che espongono in Europa immagini e oggetti dei caratteri più vari per raccontare visivamente la loro storia; per non dire che in Italia manca anche un museo della storia della penisola e delle isole, diventate nazione, durante i millenni trascorsi”. Di fronte alla complessità e alla stratificazione della storia italiana, alla frammentazione di un patrimonio sparso in modo capillare – e non sempre adeguatamente valorizzato – su tutto il Paese, aprire un Museo dell’Italia e farlo al Palazzo del Quirinale. È la proposta di Andrea Carandini, professore emerito di Archeologia e Storia dell’arte greca e romana presso le università di Siena, Pisa e Roma La Sapienza. L’archeologo e accademico (dal 2013 al 2018 anche presidente del Fondo per l’Ambiente Italiano – FAI, poi dimessosi lasciando il posto a Marco Magnifico), si era già battuto per l’ipotesi avanzata lo scorso agosto, durante la campagna elettorale capitolina, di creare un grande Museo di Roma, riunendo le collezioni di archeologia romana della città all’interno del Campidoglio. Un progetto avanzato per primo da Carlo Calenda, sollevando un dibattito acceso tra i promotori di un nuovo racconto della città e gli addetti ai lavori che bocciavano in toto l’idea.

Andrea Carandini (a sinistra) e Marco Magnifico (a destra)_Foto Matteo Cupella (C) FAI
Andrea Carandini (a sinistra) e Marco Magnifico (a destra)_Foto Matteo Cupella (C) FAI

IL MUSEO DELL’ITALIA A PALAZZO DEL QUIRINALE: LA PROPOSTA DI CARADINI

Ora Carandini, con un articolo pubblicato sulle pagine del Corriere della Sera, riprende il filo e rilancia, spingendosi ben oltre: non un museo della Capitale, bensì “dell’Italia”, delle arti, dell’artigianalità e dei saperi che da sempre danno forma alla vitalità artistica e alla ricchezza culturale del nostro Paese, proprio per il loro essere così eterogenei tra di loro. Un luogo che potrebbe avere la sua sede al Palazzo del Quirinale, già oggetto di indagine al tempo della presidenza di Giorgio Napolitano per cercare di individuare il Tempio di Quirino, da cui era risultato il saggio Cercando Quirino. Traversata sulle onde elettromagnetiche nel suolo del Quirinale, Einaudi, 2007. Era stata la prima occasione in cui l’archeologo aveva elaborato l’ipotesi di un Museo dell’Italia, rifiutata dall’allora Presidente della Repubblica in quanto “il Quirinale era già un museo aperto al pubblico”.

IL MUSEO DELL’ITALIA A PALAZZO DEL QUIRINALE: RACCONTARE LA COMPLESSITÀ DELL’ITALIA

Perché avanzare di nuovo questa idea in occasione della seconda elezione del presidente Sergio Mattarella?”, torna a insistere Carandini. “Il Palazzo di Quirinale, oltre a essere la sede del presidente della Repubblica, è anche il museo della propria storia papale, regia e presidenziale. Eppure si tratta anche della Casa degli italiani, i quali non hanno mai disposto di una capitale ‘piglia tutto’ — come altre nazioni in Europa —, avendo avuto numerose e varie città d’importanza primaria e ancora generalmente prive di un museo sulla propria storia, al contrario di quanto succede oltralpe. Perché allora non dedicare ad esse sintetici racconti in una apposita sezione del Museo del Quirinale?”. Una realtà che farebbe da ponte tra una lunga storia e un modello museologico innovativo, già adottato in altri paesi europei, come nel caso del Deutsches Historisches Museum (Museo di Storia tedesca) di Berlino. Uno strumento per riflettere sul passato (anche recente) dell’Italia, un’opportunità per comprendere il presente e progettare il futuro. “L’Italia è stata per due millenni e mezzo il maggior laboratorio artigianale oltre che artistico dell’Occidente”, conclude lo storico dell’arte. “Per raccontarlo non bastano le pitture e le sculture di alta qualità. Servono altresì i paesaggi, le forme cittadine e paesane, le architetture, le arti applicate, le agricolture e i mestieri”. Una cosa è certa, lasciare che un edificio sconfinato e prezioso come il Quirinale (e i suoi giardini) seguiti a restare – ancorché con qualche apertura temporanea – la sede degli uffici della Presidenza della Repubblica è fuori dal tempo.

– Giulia Ronchi

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Ha collaborato con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne.