Spaccio Arte: il progetto di riqualificazione delle periferie romane dai risvolti grotteschi

Si sono svolte le prime due tappe del progetto che porta la musica e gli stornelli tradizionali nelle piazze di spaccio attive nella periferia di Roma: una missione di nobili intenti ma basata su una retorica poco verosimile. Virginia Raggi e Federica Angeli al centro delle polemiche.

Federica Angeli e Virginia Raggi per Spaccio Arte
Federica Angeli e Virginia Raggi per Spaccio Arte

È partito sabato 10 aprile dal complicato quartiere di San Basilio e domenica 11 aprile da piazza Gasparri a Ostia il progetto itinerante Spaccio Arte, che punta a portare la cultura nelle periferie romane attraverso 8 tappe. Organizzata con il supporto di Zètema Progetto Cultura e Atac, l’iniziativa, promossa da Roma Capitale, è stata voluta dalla delegata alle periferie Federica Angeli, storica cronista antimafia di Repubblica. Un tour che nelle prossime settimane toccherà anche i quartieri di Tor Bella Monaca, Corviale, La Rustica, Primavalle, Romanina, Spinaceto, concepito con l’intento di “contrastare le situazioni di marginalità economica e sociale e il potere della criminalità organizzata in alcune aree della città” a suon di stornelli romani emessi da un autobus a due piani che procede a passo d’uomo. A giugno, invece, è previsto un evento clou in tutte e otto le piazze con una rappresentazione teatrale, partite di calcetto in strada, presentazioni di libri e letture di poesie, nel rispetto delle vigenti normative anti-Covid.

SPACCIO ARTE: UN ESORDIO DA FLOP

Il progetto, però, nella pratica non sembra nemmeno avvicinarsi ai suoi propositi di partenza, tant’è che le prime tappe sono state ritenute diffusamente un autentico flop. Con un cielo plumbeo sullo sfondo e avvolto in un’atmosfera tetra, uno sparuto corteo ha seguito il pullman musicale nelle principali piazze di spaccio della Capitale, senza provocare empatia né spirito di partecipazione da parte degli abitanti. “Secondo la Direzione Investigativa Antimafia nelle principali piazze di spaccio romano si registra un guadagno, ogni fine settimana, che va dai 200 a 250mila euro. Andare ad occupare quei luoghi con la bellezza, chiudendo le otto principali strade e piazze contemporaneamente, è un danno incalcolabile per la criminalità romana. È ora che le mafie capiscano che lo Stato, quando gioca in attacco, vince”, aveva dichiarato Federica Angeli. La realtà è stata ben diversa dalle aspettative: pusher e “vedette” si sono semplicemente assentati per la brevissima durata della manifestazione (lasciando vuote le sedie occupate abitualmente da chi sorveglia la zona), per poi riprendere indisturbati una volta che il corteo ha svoltato l’angolo.

SPACCIO ARTE: FEDERICA ANGELI E VIRGINIA RAGGI AL CENTRO DELLE POLEMICHE

“Il progetto Spaccio Arte sembra uno spinoff crossover di A piedi scarzi e Ciumachella di Emanuela Fanelli”, ha commentato sul suo profilo Facebook lo scrittore Christian Raimo, assessore alla cultura del III Municipio di Roma e impegnato sulla rigenerazione delle periferie, riferendosi gli sketch comici del programma Una pezza di Lundini. “Federica Angeli arriva in una città devastata dalla crisi sociale e dopo più di un anno in cui i lavoratori dello spettacolo sono fermi, e senza nemmeno fare una telefonata agli assessori alla cultura municipali si autoassegna un ruolo di assessora alla cultura alle periferie con un’iniziativa che è insultante per l’intelligenza di chi la fa e del pubblico, e di chi tutti i giorni cerca di capire come sostenere le infrastrutture culturali a Roma”. Come sottolinea Raimo, difatti, il risultato finale di Spaccio Arte appare grottesco, e pensare di porre una soluzione al degrado delle periferie con eventi  rischia di essere “insultante per l’intelligenza”, per riprendere le parole dello scrittore romano.

LA RETORICA AGGHIACCIANTE DI SPACCIO ARTE

Senza contare la pesante retorica del “combattere il brutto con la bellezza” con cui si è voluto accompagnare questo progetto, attraverso le parole della Sindaca Raggi: “con Spaccio Arte siamo vicini ai cittadini onesti che vogliono riappropriarsi dei loro quartieri e tornare a viverli in sicurezza. Un’iniziativa orientata a lanciare un messaggio forte e decisivo nella lotta a qualsiasi forma di illegalità, affermando la presenza e l’impegno delle Istituzioni sul territorio. Il rilancio e il riscatto delle periferie possono e devono essere veicolati anche attraverso la bellezza e l’arte. Porteremo quindi il teatro, la musica, la tradizione romana nelle zone più sensibili della città. Le liberiamo togliendo ogni spazio alle attività di spaccio e alle organizzazioni criminali”. Un nobile proposito, certo, che non può diventare attuabile se non si risponde alla ramificazione sistemica della criminalità che tiene in ostaggio questi territori con un’azione altrettanto pervasiva. Una “presenza delle Istituzioni” che necessariamente si leghi all’operato delle associazioni locali, conscia non solo dei problemi ma delle necessità dei quartieri periferici. Una istituzione che sia orizzontale e non più ‘calato dall’alto’ a suon di stornelli. E soprattutto, capace di trasformare i cittadini diretti interessati in un soggetto attivo all’insegna di iniziative strutturali e di reale qualità lontane fa folklore e strapaese. Con la conspevolezza, poi, che lo spaccio in primo luogo si combatte con una attività seria dello Stato e delle forze dell’ordine, non creando “azioni di disturbo per far perdere l’incasso” a qualche spacciatore di quartiere.

– Giulia Ronchi

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Ha collaborato con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne.