Fase Due (X). Condivisione

Perché Steven Soderbergh capisce in che “fase” siamo e tanti politici invece non si avvicinano neppure a quella comprensione? Nuova puntata della serie di minisaggi di Christian Caliandro.

Lula Broglio, Ho visto una donna talmente bella da farmi trasalire, 2019, olio su tela, cm 160x180, Straperetana, Pereto (AQ)
Lula Broglio, Ho visto una donna talmente bella da farmi trasalire, 2019, olio su tela, cm 160x180, Straperetana, Pereto (AQ)

Certamente, durante la guerra, in alcune zone non molto colpite dai bombardamenti e non occupate o tormentate dai nazifascisti, la vita scorreva più o meno come prima. Come accade adesso, con il coronavirus (fatte le dovute differenze), durante e dopo l’emergenza sanitaria… La gente, evidentemente, preferisce di gran lunga rimuovere, e continuare la propria esistenza con i suoi riti.

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…e finalmente, dopo averne parlato (e scritto) a lungo, stai comprendendo che cosa vuol dire evoluzione. L’evoluzione è sofferenza, dolore. L’evoluzione è il trauma. E la sua accettazione – il suo superamento. Capire come affrontare il dolore (il senso di perdita) è il processo che ti spinge a cambiare, ad evolvere, a diventare un essere umano possibilmente migliore. A non fare sempre gli stessi sbagli, a non comportarti sempre nel medesimo modo, a non ricadere sempre nei soliti meccanismi. L’automatismo è infatti il nemico della libertà, della crescita, dell’imprevisto.
Evoluzione e crescita consistono nell’apertura all’altro: nell’ascolto. Nell’aprire bene le orecchie (come diceva Gandhi), e nel capire a fondo le esigenze e le idee dell’altro. Nella disponibilità a farsi anche cambiare dall’altro – e a cogliere il divertimento insito in questa operazione. Invece l’irrigidirsi, il rimanere fermi sulle proprie posizioni, il dire “sono tutte cazzate” è decisamente nemico della vita, delle relazioni, dell’evoluzione.

Alessandro Scarabello, Sphinx, 2019
Alessandro Scarabello, Sphinx, 2019

Entrate in quest’ordine di idee: la Fase Due è forse la prima – la seconda – di molte. Seguiranno la Fase Tre, la Fase Quattro… fino alla Dieci, o alla Venti. Ciò vuol dire che siamo all’inizio di un percorso che ci porterà molto lontano, un percorso fatto di mutazioni & trasformazioni individuali e collettive – non tutte necessariamente piacevoli.

E queste fasi si succederanno, si incastreranno l’una nell’altra, portandosi dietro le paranoie, le fissazioni e le vecchienuove paure di tutti noi. La paura definisce lo stato dell’epoca: l’unica cosa in grado di sconfiggere (o quantomeno di mitigare) la paura è l’amore (= la condivisione).
I termini/concetti-chiave di John Coltrane:

  • Meditazione

  • Espressione

  • Ascensione

  • Compassione

  • Condivisione

  • Riconoscimento

  • Risoluzione

  • Prosecuzione

  • Serenità

  • Veglia

  • Accoglienza

  • Altruismo

  • Offerta

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Tutto ciò che puoi fare (di importante) è rendere presente l’assenza. Materializzare i ricordi – dileguare la distanza – restituire alla vita, a un fantasma di vita, i momenti distrutti e dispersi, le epoche sparite, le ere dimenticate… gli errori che hai fatto, le parole e le frasi che hai evitato di dire, le battute che non hai pronunciato, le angosce rimaste in sospeso…
E questa è una strana, strana estate – alle sette di mattina ascolto Purple degli Stone Temple Pilots e Tripod degli Alice in Chains a palla in macchina sul lungomare di Castellaneta Marina mentre vado a prendere il giornale e il caffè, benessere – i ricordi dell’adolescenza, estati qui di venticinque anni fa, vengono completamente reinizializzati, rimessi a nuovo, e si mischiano con il presente – anche questi sono i doni della quarantena: anche questa è Fase Due.

Mattia Pajè, Ragnetto, 2020, Straperetana, Pereto (AQ)
Mattia Pajè, Ragnetto, 2020, Straperetana, Pereto (AQ)

Ci siamo ancora dentro. Ma il cinema, come tutto il resto, deve ripartire. È interessante, prima i movimenti MeToo e TimesUp, poi il Covid, tutti segnali che la società deve ricalibrarsi, ritrovare delle coordinate perdute, cinema e industria dello spettacolo compresi. Secondo me verrà fuori qualcosa di interessante” (Silvia Bizio, Steven Soderbergh: ‘Registi indipendenti è il vostro momento’, in La Repubblica, 28 luglio 2020).
Ed è proprio così. Ci troviamo sul bordo, al confine – tra due mondi, tra due stati della realtà. È questa la Fase Due, ed è una faccenda molto più grande e importante della sola emergenza sanitaria – un fatto di civiltà, una vera transizione sociale e culturale. Era già iniziata da tempo, gli annunci potevano essere colti e riconosciuti (se uno stava attento) nei mesi e negli anni scorsi; ma, come abbiamo sempre detto da marzo in queste serie di pezzi, il virus è uno straordinario amplificatore/acceleratore di processi già in atto. Ciò che prima scorreva sottotraccia adesso diventa visibile, identificabile.
Questo virus è qui per rimanerci e dovremo imparare ad affrontarlo”, dice Soderbergh – ed è vero. Ma “imparare ad affrontarlo”, ancora una volta, non si limita all’adozione di precauzioni sanitarie e affini: coinvolge un intero modo di stare al mondo, di organizzare la propria esistenza e la convivenza con gli altri, di articolare la propria visione della realtà.
È per questo che i comportamenti egoisti e strafottenti (dei vari Trump, Bolsonaro, Salvini per esempio) sono patetici: perché rappresentano l’ultima vergognosa sopravvivenza di un modo di esistere che era ampiamente disfunzionale e fallimentare già molto prima della comparsa del Covid. Un modo basato sul verticalismo, sulla predazione, sul maschilismo, sull’autoritarismo, sul paternalismo, sul patriarcato, sull’esclusivismo, e su una visione psicotica del capitalismo. Tutte cose di cui, grazie a Dio, non abbiamo alcun bisogno.

– Christian Caliandro

LE PUNTATE PRECEDENTI

Fase Due (I). Niente è come prima
Fase Due (II). Il peso della insostenibilità
Fase Due (III). Il problema del disprezzo
Fase Due (IV). Il ritardo dell’arte contemporanea
Fase Due (V). Tempo di morire, tempo di vivere
Fase Due (VI). Tirare le fila
Fase Due (VII). Connessioni
Fase Due (VIII). L’epilogo della finzione
Fase Due (IX). Il problema della tradizione

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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).