I monumenti di Roma e le proiezioni tricolori. Tempo di spegnere

Comprensibili nei momenti più complessi dell’emergenza sanitaria e umanitaria che abbiamo vissuto nei mesi di marzo e aprile, le enormi proiezioni a led del tricolore che tappezzano importanti palazzi di Roma sono diventate stucchevole manierismo

I monumenti di Roma e le proiezioni tricolori.
La proiezione tricolore sul Campidoglio

Per l’amor del cielo, non lo possiamo negare: in un periodo di allerta nazionale – anzi mondiale – vale tutto. Vale perfino prendere i più celebri palazzi monumentali della città e scambiarli per maxiscreen dove proiettare la bandiera nazionale ogni santa sera. Bisogna creare coesione, occorrono simboli e non guasta un filo di retorica.
E allora ti senti legittimato ad allestire discutibili catafalchi per proiettare a led il tricolore verde, bianco e rosso sul Palazzo della Consulta, su Palazzo Chigi, sul Colosseo (almeno questa, da un po’ spenta), sul Quirinale e su Palazzo Madama nelle strade ostinatamente deserte del centro di Roma. Una condivisibile idea, anche toccante, una compagnia nelle settimane calde del contagio di aprile per i pochi costretti a uscire la sera.

I monumenti di Roma e le proiezioni tricolori.
I monumenti di Roma e le proiezioni tricolori.

BANDIERE: UNA UBRIACATURA DI LED

Però, signori, ora basta! Certo, l’emergenza non è finita, è vero, ma ormai tutti possiamo uscire, ormai le nostre città si possono ripopolare di qualche coraggioso turista che arriva, si va a fare una passeggiata notturna a Roma e cosa ti trova invece della facciata michelangiolesca del Campidoglio? Una ubriacatura di led. La bandiera nazionale è proiettata dovunque, un po’ come fanno quei paesi in via di sviluppo o quelle democrazie giovanissime, insicure.
Serviva, andava bene, è stata una buona idea (buona idea di chi? Dello Stato? Del Comune? A chi dobbiamo questa ridondanza di tricolori?), è stato molto suggestivo, ma adesso basta. Restituiamo le facciate di questi grandi monumenti alla loro illuminazione artistica così ben congegnata da esperti, designer e architetti. Togliamo dalle piazze più belle del mondo i trespoli che garantiscono il funzionamento della proiezione. I nostri palazzi pubblici, per legge, espongono una grande bandiera tricolore che garrisce al vento, il Quirinale ce l’ha non grande ma grandissima.

BANDIERE: RISPETTARE LE FACCIATE

Ecco: basta quella, non c’è bisogno di ripetere il concetto anche sulla facciata. E se si è deciso di fare una eccezione per sottolineare il particolare momento di difficoltà, si eviti di trasformare l’eccezione in regola.
Anche perché avere l’intero centro storico della Capitale tappezzato (tappezzato!) di tricolore, alla lunga depotenzia il messaggio, lo banalizza, lo diluisce. È del tutto evidente che iniziative simili hanno un senso se sono rigorosamente limitate nel tempo. Dunque: quando potremo tornare a vedere la facciata del Campidoglio?
Massimiliano Tonelli
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena, dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss, l’Università La Sapienza di Roma ed è professore a contratto allo IULM di Milano. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. È stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente dirige i contenuti di Artribune e del Gambero Rosso.