Così ho trasformato l’azienda culturale romana Zètema. Intervista a Remo Tagliacozzo

L’impasse dovuto all’emergenza sanitaria ha sicuramente stravolto l’organizzazione di diverse realtà istituzionali. Cosa è successo ad esempio a Roma? Quali sono state le trasformazioni, le ricadute e le strategie messe in atto per affrontare il futuro? Lo abbiamo chiesto a Remo Tagliacozzo, amministratore unico di Zètema, l’azienda municipalizzata che fa da fluidificatore culturale della città

Remo Tagliacozzo
Remo Tagliacozzo

Nella Capitale si contano innumerevoli luoghi dedicati alla cultura tra musei, teatri, biblioteche, siti archeologici e monumenti, senza dimenticare gli spazi cittadini dedicati allo spettacolo e all’accoglienza turistica. All’interno di questo vasto settore il soggetto che si occupa della gestione della Rete dei Musei Civici, dell’attività di progettazione, manutenzione, conservazione e catalogazione per conto della Sovrintendenza Comunale è Zètema che, già dal 1998, è attiva nel potenziamento dell’offerta culturale. Alla luce degli avvenimenti dovuti all’emergenza Covid-19 abbiamo deciso di parlare con l’Amministratore Unico dell’azienda, Remo Tagliacozzo, per spiegarci quali sono gli scenari cui andremo incontro e quali sono le nuove strategie messe in campo per i siti culturali della Capitale. 

Partiamo dalla sua nomina ad Amministratore Delegato (incarico poi rinnovato e diventato Amministratore Unico) di Zètema Progetto Cultura S.r.l da parte della Sindaca Virginia Raggi -valida fino all’approvazione del Bilancio 2021- e del suo mandato che si distingue “per l’attivazione di un progetto di ‘change’”. Può spiegarci in cosa consiste?

Tre anni fa, quando presentai il progetto di selezione, anticipai alla Giunta Capitolina il mio pensiero su Zètema. Proprio quando seppi di essere tra i candidati decisi che durante il colloquio non avrei adottato un approccio convenzionale, parlando del mio curriculum vitae, ma preparai e discussi, compatibilmente al tempo ed alle informazioni disponibili una mia visione dell’Azienda. “Dalla A alla Zètema” così si chiamava, e si chiama tutt’ora, il progetto che prevede al centro il piano del change. Change è da intendere come la costruzione di un modello organizzativo adeguato ad un’azienda che eroga servizi culturali in genere, in cui il riconoscimento della persona – lavoratore, cittadino, turista, “portatore di interesse” – è il perno per sviluppare la posizione nel mercato di riferimento come società focalizzata sulla qualità dei servizi erogata e sulla soddisfazione dei clienti. 

Chiariamo meglio…

Non appena sono entrato in contatto con le dinamiche interne ho notato che il modello era di natura sostanzialmente gerarchica, gestito all’interno del contratto di servizi in ottica di esecuzione dello stesso. Siccome l’ingaggio che ebbi a suo tempo da parte della Giunta fu quello di valorizzare al massimo il know-how e le risorse di Zètema, ci voleva un cambiamento forte che partisse dal modello stesso e sviluppasse le potenzialità inespresse dell’Organizzazione. A tal proposito ho revisionato il sistema organizzativo orientandolo sui processi, finalizzandolo al miglioramento continuo e ad una struttura maggiormente connessa alle esigenze di mercato, addivenendo così ad un modello di impronta matriciale in cui il progetto di change fosse centrale rispetto all’attività aziendale. In questa trasformazione sono stati coinvolti quasi da subito dei volontari– a tutti gli effetti – ovvero delle persone che avevano dimostrato particolare interesse e passione rispetto al progetto e alla connessa sfida di divenire attivatori e sponsor del cambiamento nella loro Azienda operanti all’interno di un “Change team”.

Dal 2017 ad oggi quali sono state le difficoltà superate e quali i risultati ottenuti? Quale è la cosa che è andata meglio e quella che è andata peggio?
Nel corso del tempo ho avuto esperienze in aziende pubbliche ma mai in un ente strumentale, e quindi totalmente al servizio del cliente pubblico, in questo caso mi riferisco ovviamente a Roma Capitale. Il Socio Unico mi ha dato pieno mandato di far emergere ed esprimere le potenzialità di Zètema, in termini di progettualità, ampliamento dei servizi e rimodulazione in ottica di ricerca ed innovazione dei servizi erogati ed erogabili. Il contesto esterno ed interno richiedeva un cambiamento e bisognava mettere a fattore comune risorse, competenze ed entusiasmi per essere fattivi ed efficaci in questa nuova sfida. 

Possiamo dire che Zètema è unica nel suo genere…
Sì, se consideriamo le diverse aree e sotto aree di business – se ne contano circa sedici– oltre alla gestione di dati numerici, di volume di fatturato e di personale. Per le attività che svolge in termini assoluti nel suo genere è la più grande d’Europa!

In che modo e in che direzione sta cambiando il ruolo di un soggetto come Zètema in città?
Zètema è di fatto uno dei player culturali più importanti e anche l’impostazione che le abbiamo dato a livello organizzativo l’ha resa non solo “strumentale” ma un vero e proprio attore, sia in termini di creatività che di progettazione. Un soggetto che abbia quindi il ruolo di collettore di reti di comunità, di esperienze e di cittadinanze attive, nonché uno dei protagonisti di questa visione di smart city propria della Giunta Capitolina, che si allinea con i nostri obiettivi strategici. A tal proposito abbiamo avviato lo studio di un processo di acquisti verdi con la possibilità di avere una certificazione di eventi sostenibili, prevista il prossimo anno. La differenza che vogliamo sottolineare è che Zètema può svolgere servizi anche per altre entità della pubblica amministrazione, oltre a quelle storiche, sviluppando anche se in percentuale inferiore rispetto al cliente Roma Capitale i suoi prodotti sul mercato, e se questo viene fatto attraverso una configurazione dei prodotti e servizi in termini progettuali sarà sicuramente più semplice.

Musei riaperti a Roma
Musei riaperti a Roma

Il Covid ha stravolto non solo i piani organizzativi di mostre e/o eventi, ma anche i diversi piani strategici che sviluppano la filiera culturale. Quali sono state le ricadute economiche, occupazionali e organizzative che dobbiamo aspettarci?Questa azienda è una delle poche a Roma – azzarderei in Italia – a non aver usufruito degli ammortizzatori sociali (fondo integrativo, cassa integrazione), non solo per merito mio ma perché Roma Capitale ritiene che tra i servizi essenziali ci siano anche quelli culturali. Quando parlo di servizi culturali intendo dire che esiste “un attività minima” di presidio che viene attuato, quindi la nostra bravura – e parlo di entrambi i soggetti – è stata quella di utilizzare questo periodo per anticipare una serie di progetti che erano già nel nostro programma. 

Che tipo di impatto ha avuto la pandemia nel settore culturale romano secondo il vostro osservatorio?
Per quanto riguarda il settore turistico e museale, con la riapertura dei siti abbiamo strutturato indagini di customer digitali accessibili a tutti i visitatori, questo ci permette di analizzare i dati e ritrasformarli come feedback in servizi di progettazione per future attività, così da tarare al meglio l’erogazione dei servizi culturali. Quindi il modello decisionale su cui basarsi è di tipo Bottom Up, ovvero ricevere feedback e dare informazioni a chi crea e progetta, come il nostro cliente – ovviamente parlo dell’Assessorato alla Cultura e della Sovrintendenza – per una base dati significativa che orienti il miglioramento dei nostri servizi. Devo chiaramente segnalare che la pandemia ha provocato il crollo del 90% delle entrate commerciali, altra attività di nostra pertinenza, di questo Zètema ne ha fortemente risentito.

Musei riaperti a Roma
Musei riaperti a Roma

E il digitale?
Posso dire che siamo riusciti a riconvertire intere aree al digitale (notando una crescita significativa dei nostri siti e social) e stiamo recuperando, grazie anche al supporto di Roma Capitale. Come ha anche sottolineato il Vicesindaco, l’hashtag #laculturaincasa ha contato cinquanta milioni di contatti, questo è un indice importante per capire quanto e come il cittadino romano, italiano, abbia risposto in maniera positiva durante il periodo di chiusura. La capacità di Zètema è stata quella di poter erogare servizi in modalità continuativa in tutti gli ambiti: museale, archeologica, scientifica e di servizio, adempiendo sempre alla soddisfazione del cliente in base alle esigenze. Gli stessi lavoratori – che definisco eroi –hanno presidiato i musei, in modalità contingentata ma continua, affinché potessero arrivare immuni alla fine del lockdown. Ci tengo a sottolinearlo perché non è un aspetto banale visti i danni notevoli, tra furti, rapine e problemi tecnici interni, riscontrati in Italia proprio a causa di un momentaneo “abbandono”. 

Come sappiamo -da circa due mesi- il Vicesindaco Luca Bergamo assieme al suo staff ha organizzato diversi tavoli di confronto con più di 1000 partecipanti, tra soggetti singoli e istituzioni. Vista la collaborazione di Zètema all’interno di questa indagine, insieme anche alla Fondazione Fitzcarraldo, ci potrebbe spiegare cosa è emerso? Ci sono criticità comuni e altre meno rispetto agli interlocutori esaminati? Quali sono i punti di forza che si sono riscontrati negli operatori culturali del territorio?
Diciamo che l’indagine è nella sua prima fase e i dati sono ancora in fase di elaborazione e saranno presentati dal Vicesindaco non appena disponibili, ma posso dire che il campione è molto eterogeneo. Tale attività è finalizzata alla raccolta e analisi dei fenomeni legati alla partecipazione/non partecipazione culturale. L’indagine, che si avvale del supporto di Fondazione Fitzcarraldo, è volta a comprendere gli impatti nel breve e nel medio periodo della crisi causata dal COVID-19 sul sistema culturale cittadino, nei fenomeni di fruizione e per porre in essere, a valle delle risultanze, importanti considerazioni che potranno orientare le linee programmatiche delle Istituzioni. Questo osservatorio si svilupperà nel tempo, annettendo dati necessari per la creazione di città a misura d’uomo.

Come?
A noi di Zètema – soprattutto a me come sa bene il mio Vicesindaco, – è piaciuto particolarmente perché si può definire il coronamento del nostro progetto strategico, dove uno dei tanti punti è proprio la sostenibilità. A tal riguardo, ho il piacere di condividere che Zètema sta lavorando attivamente perché intende produrre, dal prossimo anno, il suo primo bilancio integrato. Quest’ultimo darà una reportistica finanziaria e di governance, misurandone l’impatto che ha un’azienda come la nostra su questo tipo di territorio (sia riguardo alla qualità del servizio erogato che all’impatto del nostro contributo rispetto la crescita del valore della città), permettendo di rappresentare meglio il processo di creazione di valore per tutti gli stakeholder.

Musei riaperti a Roma
Musei riaperti a Roma

Quali sono le sfide e quali le strategie per la riorganizzazione dei musei di Roma nell’era post-coronavirus?
Innanzitutto, bisognerà liberare risorse perché ce ne vorranno tante! Se ci basiamo sull’ottica di smart city e ovviamente di risparmio, inteso sia in termini di tempo che di inquinamento, pensiamo di aderire a quelle che sono le linee di Roma Capitale nelle quali ci rispecchiamo. La sfida che intendiamo vincere è quella di raggiungere il 30% dei lavoratori smartworking entro il prossimo anno visto che su oltre 830 persone, più della metà, si trovano ad operare in front office ovvero ad erogare servizi al pubblico con presenza fisica: questo vorrebbe dire che tutte le altre dovrebbero andare in modalità stabile e non è così semplice né immediato.

Qualche anticipazione sui prossimi progetti?
Per quanto riguarda i progetti possiamo dire che se guardiamo le stime i romani saranno molti e, ovviamente, non posso anticipare tutto quello che ci sarà giacché gli annunci spettano alla politica. Sicuramente posso dire che sarà un’estate 2020 all’insegna del verde, in riva al Tevere, piena di eventi e manifestazioni su cui stiamo lavorando giornalmente. Insomma, una continua sinergia tra noi, Roma Capitale nostro Cliente ed il Teatro dell’Opera, il Teatro di Roma, Fondazione Musica per Roma, Istituzione Biblioteche e con tutti gli altri partner del tavolo tecnico permanente della produzione contemporanea con la voglia di essere insieme e di soddisfare tutte le esigenze dei diversi clienti/utenti. 

Ulteriori bandi creativi in cantiere?
Ci aspetta un’estate sotto il cielo di Roma. Riguardo all’autunno posso dire che ci saranno molte mostre ma non posso anticipare nulla, se non invitare i cittadini ad acquistare la nostra MIC Card che con 5 euro permette l’ingresso al sistema dei musei in comune di Roma Capitale e l’esclusività di eventi speciali. Riprendendo uno slogan in voga durante il periodo di quarantena mi piace pensare che “andrà tutto bene”, perché ne siamo certi e anche perché per citare Dostoevskij “La bellezza salverà il mondo”, e noi di Zètema ne siamo custodi. 

– Valentina Muzi

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Valentina Muzi
Valentina Muzi (Roma, 1991) è diplomata in lingue presso il liceo G.V. Catullo, matura esperienze all’estero e si specializza in lingua francese e spagnola con corsi di approfondimento DELF e DELE. La passione per l’arte l’ha portata a iscriversi alla Facoltà di Studi Storico-Artistici dell’Università di Roma La Sapienza, laureandosi in Storia dell’Arte Contemporanea e svolgendo il tirocinio formativo presso il MLAC - Museo e Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Ateneo, parallelamente ha frequentato un Executive Master in Management dei Beni Culturali presso la Business School del Sole24Ore di Roma. Dal 2016 svolge attività di PR, traduzione di cataloghi, stesura di testi critici e curatela indipendente. Dal 2017 svolge l’attività di giornalista di taglio critico e finanziario per riviste di settore. Attualmente è membro del Board Strategico presso l’Associazione culturale Arteprima noprofit, nella stessa ha svolto il ruolo di Social Media Manager ed è Responsabile organizzativa della piattaforma Arteprima Academy.