La Commissione Colao lavora alla “fase 2”. Cosa accadrà nel mondo della cultura?

In queste ore la task force guidata da Vittorio Colao sta delineando tempi e modalità con cui le attività produttive del Paese dovranno ripartire dopo il lockdown. E tra queste sono incluse anche quelle legate al mondo dell’arte e della cultura

Firenze via Pixabay
Firenze via Pixabay

Dopo settimane di lockdown e di decreti – con relative conferenze stampa del Premier Giuseppe Conte – con norme restrittive finalizzate al contenimento del contagio da Coronavirus, da giorni ormai si parla con sempre maggiore insistenza della tanto attesa ma anche problematica “fase 2”, ovvero il momento della ripartenza del Paese, con la riapertura di industrie, attività commerciali e produttive di ogni tipologia. Naturalmente tutti questi step si avvicenderanno in maniera graduale e praticando il “distanziamento sociale”, ad oggi unico metodo considerato efficace per ridurre il rischio del contagio. Quindi si tratterà di un lento ritorno alla normalità, mantenendo però le distanze nei rapporti interpersonali e soprattutto imparando a convivere con il virus, o forse sarebbe meglio dire a convivere con la consapevolezza che esiste questo “nemico” invisibile da cui dobbiamo difenderci in attesa del vaccino. Nonostante il lockdown sia stato prolungato fino al 3 maggio (con alcune nuove eccezioni, tra cui la decisione di riaprire le librerie come vi abbiamo lungamente raccontato qui), il governo è già al lavoro per delineare istruzioni e regole che guideranno il Paese nella “fase 2”: la task force di esperti guidata da Vittorio Colao – di cui fanno parte manager, economisti, sociologi, psicologi, psichiatri, fisici e avvocati – è al lavoro per definire il piano delle riaperture, basandosi sulle differenti caratteristiche delle attività lavorative e soprattutto sui loro “livelli di rischio”. Stando a questi parametri, qual è il livello di rischio delle attività culturali?

Le Gallerie degli Uffizi
Le Gallerie degli Uffizi

LA TABELLA DELLE CLASSI DI RISCHIO E AGGREGAZIONE SOCIALE

In queste ore la task force è riunita per lavorare a una prima relazione da consegnare al governo: una sorta di mappa in cui sono segnate le aree del Paese da cui ripartire (aspetto questo tra i più problematici da affrontare, dato che le regioni maggiormente colpite dal virus sono le più industrializzate d’Italia) e le norme da seguire per la ripartenza. Considerazioni, queste, elaborate attraverso una tabella, stilata in base ai codici Ateco e validata dal Comitato tecnico-scientifico, che suddivide le attività lavorative in quattro categorie: rischio basso, rischio medio basso, rischio medio alto e infine rischio alto dove per “rischio” si intendono i pericoli cui può essere soggetto il lavoratore e anche l’acquirente o fruitore del servizio.

Galleria Borghese. Ph. F. Vinardi
Galleria Borghese. Ph. F. Vinardi

FASE 2 CORONAVIRUS. COME RIPARTIRÀ IL MONDO DELLA CULTURA?

Nella tabella è evidenziata la voce “attività artistiche, sportive e intrattenimento”, con un rischio integrato definito basso. Tra queste attività rientrano i musei, gli archivi, le biblioteche, con un livello però di “aggregazione sociale” pari a 3 in una scala che va da 1 a 4. Che potrebbe tradursi in questo modo: adottando le dovute misure di distanziamento sociale, musei, archivi e biblioteche potranno essere ben presto riaperti al pubblico.
Con tutte le precauzioni che saranno necessarie e sperando di entrare in maggio con una epidemia meno virulenta di oggi, un’ottima notizia per il mondo della cultura, ma facendo le dovute considerazioni. Se archivi e biblioteche saranno senza dubbio ripopolati da studiosi e ricercatori, i musei molto probabilmente non potranno godere dei loro usuali – e anche più numerosi – visitatori, ovvero i turisti. Che infatti da qui a breve possa decollare la stagione turistica è un’ipotesi pressoché remota, per non contare poi che nella tabella il trasporto aereo è definito con un indice di rischio integrato alto. In altri termini: i musei sono aperti, ma se per andare a vedere una collezione o una mostra è necessario prendere l’aereo, ecco che le possibilità di visitare quel museo calano in maniera esponenziale. In compenso però si possono rivedere e riscoprire i musei della propria città e, stando alla tabella, anche in totale sicurezza.
Della macro-sezione “servizi di informazione e comunicazione”, rientrano le attività editoriali e la produzione cinematografica e video, entrambe indicate con rischio integrato basso e con classe di aggregazione sociale pari rispettivamente a 2 e 3. In questo caso però parliamo di attività lavorative che nel corso del lockdown non sono state completamente sospese; c’è da capire se e come cambierà anche per loro qualcosa nelle prossime settimane o mesi, in un contesto di riapertura generale.

E LE GALLERIE D’ARTE?

Nella tabella redatta dalla Commissione, le gallerie d’arte rientrano nella categoria “commercio al dettaglio”, attualmente sospesa e con classe di rischio integrato medio-basso (secondo livello di rischio su quattro). Naturalmente la dicitura è generalizzata, dato che nel commercio al dettaglio rientrano tantissime sotto-tipologie di oggetti, e le opere d’arte non sono beni che di solito si acquistano tutti i giorni. E di conseguenza una galleria d’arte, eccezione fatta per i vernissage, non è frequentata come un qualsiasi altro negozio.  Alla luce di queste considerazioni, le gallerie d’arte quindi potrebbero riprendere le loro attività, magari ricevendo i visitatori su appuntamento (come tra l’altro fanno già in molte) ed evitando, almeno in questa fase, le inaugurazioni affollate. Numerose gallerie, nonostante la momentanea chiusura, hanno continuato a lavorare organizzando mostre online e sfruttando le loro Viewing Room virtuali per promuovere i propri artisti, o addirittura aperto nuovi spazi digitali come nel caso di Massimo De Carlo. In attesa di sapere come e quando il mondo della cultura potrà ripartire e affrontare la “fase 2”.

– Desirée Maida

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.