La Germania riaccende i motori del sistema artistico. I musei riaprono (forse) l’11 maggio

Scampati a una diffusone incontrollata del virus, gli stati del Nord Europa tentano di allentare il lockdown. Imminente la riapertura delle gallerie in Germania, mentre sui musei – una questione più delicata – si comincia a fare qualche pronostico.

David Chipperfield Architects, James-Simon-Galerie, Berlino. Luglio 2019 – Foto Erika Pisa
David Chipperfield Architects, James-Simon-Galerie, Berlino. Luglio 2019 – Foto Erika Pisa

Mentre la fase più acuta della pandemia di Covid-19 si attenua, il Nord Europa si avvia a una lenta riapertura delle attività. Vi avevamo già parlato delle gallerie in Austria, che qualche giorno fa tornavano felicemente ad aprire le porte al pubblico, con tutte le precauzioni del caso. Anche la Germania annuncia una ripartenza del sistema artistico: le prime a riaprire sono le gallerie, per la precisione quelle con uno spazio inferiore agli 800 metri quadrati. Il motivo è ovvio: questi luoghi, ad eccezione degli affollati eventi di opening, si prestavano anche prima dell’epidemia a ricevere pochi clienti per volta, con la riservatezza e l’intimità che necessitano le diverse fasi di acquisto di un’opera d’arte. Ora, si proseguirà con ancora maggiore convinzione su questa strada, incontrando il pubblico su appuntamento e munendosi di mascherina per almeno tutto il tempo della visita. Una decisione che pare trovare agilmente soluzione al problema.

BERLINO via wikipedia
BERLINO via wikipedia

GERMANIA: VERSO UNA PROBABILE RIAPERTURA DEI MUSEI

Nonostante a seguito di questa riapertura molte gallerie abbiano tirato un sospiro di sollievo, i musei restano la posta in gioco più alta. E anche la questione su cui bisogna stare più cauti. La data che è stata ipotizzata per i 170 musei berlinesi e tutti gli altri sparsi sul suolo nazionale è l’11 maggio, non ancora confermata e soggetta alle varie decisioni dei Lander. Si cerca di iniziare con la riapertura dei piccoli spazi, per scongiurare eventuali focolai che potrebbero riaccendersi, vanificando così i sacrifici della reclusione forzata. “La cultura non è un lusso. I musei possono svolgere un ruolo pionieristico nella graduale riapertura delle istituzioni culturali”, ha affermato il Ministro tedesco della Cultura Monika Grütters. “Molti paragonano musei, fondazioni e spazi espositivi alle scuole: il loro valore è formativo, quindi se aprono le une possono aprire gli altri”. Dal canto loro, direttori e amministratori museali dimostrano un certo ottimismo dovuto alla voglia di riaprire le porte dei propri templi culturali. Le precauzioni da assumere saranno le medesime: obbligo di mascherine, entrate scaglionate dei visitatori e distanza di sicurezza dalle opere e da loro stessi. I luoghi dovranno essere igienizzati a fondo e con più frequenza di prima e probabilmente alcuni percorsi espositivi dovranno essere ripensati per permettere un afflusso più agevole di visitatori. Norme che non spaventano le istituzioni tedesche e a cui si è disposti ad attenersi per evitare di non pagare un prezzo troppo alto in futuro in termini economici.

Veduta di Berlino
Veduta di Berlino

RIAPERTURA DEI MUSEI: L’ETERNA LOTTA TRA SALUTE E ECONOMIA

Nonostante abbia reagito bene al colpo – tempestivi sono stati gli aiuti di Berlino a artisti e liberi professionisti, di cui vi parlavamo qui – anche il sistema culturale tedesco è stato fortemente danneggiato dall’inizio dell’emergenza di coronavirus. Si parla, in cifre, di 90.000 iniziative annullate, 1,2 milioni di addetti ai lavori in crisi e 256.000 imprese legate al settore in fase di stop. Solo i teatri berlinesi, hanno denunciato la perdita di 15 milioni di euro per ogni mese di chiusura. Una situazione preoccupante soprattutto perché i teatri sono tra i luoghi di cui è più difficile immaginare una riapertura, soprattutto per la naturale impossibilità di distanziare il pubblico durante gli spettacoli (a meno da non decimarne sensibilmente la presenza in sala). D’altronde, verrebbe da dire che la Germania possa permettersi dei tentativi di ritorno alla normalità, a fronte di un’emergenza almeno stando ai numeri ufficiali tutto sommato arginata rispetto ad altri Paesi dell’Unione Europea.

LA SITUAZIONE IN ITALIA

Tutt’altro scenario per l’Italia, che sta definendo in questi giorni i dettagli della Fase 2, alla quale si darà inizio il 4 maggio. Ancora nessuna menzione ai musei, che il Ministro della Cultura Dario Franceschini vede in questo momento più stabili sulla piattaforma digitale, lanciando una nuova idea di “Netflix del patrimonio artistico”, secondo quanto dichiarato la scorsa settimana nel programma condotto da Massimo Gramellini su Rai3. Che la riapertura sia imminente o no, la certezza resta sempre unica: non ci sarà nessun ritorno agli usi e ai costumi di ieri e al mondo che conoscevamo prima (concerti, spettacoli e assembramenti rimangono infatti proibiti dovunque fino alla fine dell’estate almeno). Entrare nei luoghi culturali, interagire con essi, passeggiare tra le sale espositive: saranno modalità da reimparare. Forse con un po’ più di silenzio, forse più in solitaria. In attesa di vaccini o quanto meno cure infallibili.

– Giulia Ronchi

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Ha collaborato con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne.