Artissima 2026 piace molto alle gallerie (ma i collezionisti sono attendisti). Il reportage e le interviste dalla fiera di Torino

Vendite e dialoghi con le istituzioni di Torino hanno caratterizzato un'edizione dell'unica fiera italiana di arte contemporanea che conferma una proposta di qualità alta, che però sconta il sovraccarico del mercato e le esitazioni dei collezionisti

Quanto siamo esigenti tutti con le fiere d’arte, ma pure con le gallerie e gli artisti. Tra articoli compilativi con l’ossessione dei prezzi e post social sarcastici per una risata amara e crudele più che anche giustamente dissacrante, in queste giornate di Artissima 2026 abbiamo sentito e letto tutto e il contrario di tutto.

Una fiera troppo rassicurante, secondo alcuni, ma anche troppo distante – per prezzi – dalle possibilità e dalla vita reale; non si è venduto granché o hanno venduto sempre gli stessi; opere furbamente facili o lavori troppo oscuri; mancano i collezionisti internazionali, ma poi anche nessuno che si occupi degli artisti italiani. (Uno sguardo andrebbe dato anche in effetti al programma pubblico e ai nomi che si ripetono o che trovano spazio e quelli che mai, ma lì forse il rischio irrilevanza è talmente alto che nessuno sembra preoccuparsene). Intanto, alla conclusione di un mese di ottobre che ha visto in rapida successione almeno tre fiere di rilievo nazionale o internazionale, la quinta Artissima sotto la direzione di Luigi Fassi, che si conclude all’Oval di Torino domenica 1 novembre 2026, è parsa in buona forma, con una proposta di qualità, quanto variegata per tipologia di ricerche e fasce di prezzi.

Artissima 2026. Cosa dovrebbe fare una fiera d’arte?

La verità è però che le fiere d’arte non possono assumersi compiti e obiettivi che non sono i propri. L’impegno sulla costruzione di un evento che dal mercato riesca a mettere in piedi anche un’offerta culturale credibile – la “biennalizzazione delle fiere”, come si è detto in letteratura (a cui risponde simmetricamente la cosiddetta “fierizzazione delle biennali”) – è già uno spostamento più che apprezzabile, ma che nemmeno competerebbe loro. Alle fiere le gallerie pagano quote di partecipazione, per essere ammesse ed esporre il proprio progetto artistico e trovare agli artisti una collocazione commerciale, a lato, prima o dopo, del riconoscimento di un valore di innovazione o storico-artistico delle opere in stand. E allora iniziamo la nostra lunga carrellata di opinioni delle gallerie che ci hanno raggiunto per raccontarci come è andata Artissima 2026 e cosa hanno venduto, ma anche chi sono i collezionisti che hanno incontrato e quanto sono rilevanti le istituzioni pubbliche e private del sistema dell’arte torinese.

Come è andata Artissima 2026 secondo le gallerie

“Per energia, qualità, potenziale degli incontri e vendite, Artissima si merita un bel dieci”, apre per noi Paola Capata dalla galleria Monitor, che ha ricevuto una buona risposta dai collezionisti per gli artisti in fiera, con un focus particolare per le opere di Elisa Montessori e Nicola Samorì, con riscontri in una fascia di prezzo dai 2.000 ai 30.000 euro. La concentrazione di tante fiere in poche settimane non poteva non avere effetti sulle giornate torinesi, ci conferma Raffaella Cortese: “Arrivavamo ad Artissima a pochi giorni da Art Basel Paris e questa continuità si è sentita. Alcuni collezionisti che avevamo incontrato a Parigi sono arrivati anche a Torino, permettendoci di riprendere trattative e conversazioni rimaste aperte. È stato un passaggio interessante soprattutto con il collezionismo italiano e con quello dei Paesi europei più vicini, anche se la vicinanza tra le due fiere è molto impegnativa e qualche giorno in più tra un appuntamento e l’altro sarebbe certamente utile e un po’ più umano”.

Ma i risultati positivi non sono mancati e hanno premiato la forza propositiva di chi resiste senza perdere la rotta, con vendite per la galleria in un range tra i 15.000 e i 50.000 euro, compreso un neon di Marcello Maloberti che ci riportava proprio a Parigi, mentre non dimenticheremo l’impatto della dimensione installativa del lavoro in stand di Liliana Moro, Quattro Stagioni, che, con tavole da cantiere, ombrelloni, cemento e sedie in plastica, “costruisce uno spazio da vivere con il corpo, invitando alla sosta, all’incontro e allo scambio, rendendo la presenza del visitatore parte integrante dell’esperienza dell’opera”. Il tempo lungo poi è necessario anche per gli andamenti effettivi delle transazioni ad Artissima, “questa è una fiera in cui solitamente si procede fino all’ultimo giorno”, ci conferma Raffaella Cortese, che dopo la preview intensa del giovedì 29 ottobre, ha potuto poi lavorare con più calma anche in un venerdì più scarico anche a causa degli scioperi dei trasporti e delle manifestazioni in città. “Artissima è veramente una gran bella fiera”, è il commento a caldo di Alberta Pane, “una fiera curatissima e interessante, una delle più belle del mondo”.

Ma c’è un ma, temo. E il problema è per molte gallerie che se cresce l’offerta delle fiere e delle gallerie, non altrettanto fa la base di collezionisti. “In un mese ci sono state ArtVerona, Frieze a Londra, Art Basel a Parigi e ora a Torino. Mettiamoci anche nei panni di questi collezionisti, spesso gli stessi, che devono affrontare questo tour de force. Può essere davvero complesso”, commenta la gallerista attiva tra Parigi e Venezia. Ed è difficile non essere d’accordo. Arrivava da Parigi, dove era tra gli espositori di Paris Internationale, anche Tiziana Di Caro, nella sezione Back to the Future di Artissima, per la riscoperta di percorsi artistici del passato, con un focus più che dritto sull’artista napoletana Rosa Panaro: “Abbiamo venduto subito e in generale l’interesse è altissimo. Evidentemente il pubblico premia le ricerche di qualità, anche se di artisti non ancora consolidati”, è il commento della galleria napoletana.

Il momento contemporaneo e le speranze attese e disattese della fiera

“Nonostante la situazione generale, ben nota, siamo soddisfatti dell’andamento della fiera. Abbiamo riscontrato un buon pubblico, interessato, con una forte componente internazionale”, ci ha raccontato il gallerista Enrico Astuni, soddisfatto per le vendite realizzate: “nel complesso la fiera è stata più interessante delle aspettative”.

Un po’ sotto le attese, invece, i risultati raggiungibili in questa sede secondo Alfonso Artiaco, che si è confrontato con un’edizione di Artissima meno vivace di anni passati. “La fiera si è confermata un’ occasione di incontro con collezionisti e interlocutori con cui nel tempo si sono sviluppati rapporti consolidati, permettendo di rinnovare conoscenze e riattivare relazioni di lunga data”, ci ha raccontato il gallerista di Napoli. “Nonostante una buona presenza di pubblico, abbiamo riscontrato un livello di attenzione non sempre particolarmente elevato: in diversi casi i visitatori sembravano attraversare gli stand senza soffermarsi a lungo sulle opere né approfondire realmente le proposte artistiche. Tra gli avvenimenti di maggiore interesse di questa edizione, per noi, l’acquisizione da parte della Fondazione Arte CRT di 70 opere di Thomas Hirschhorn, appartenenti alla serie Post, del 2025-2026, e destinate alla GAM di Torino”.

Il modello vincente del sistema dell’arte torinese secondo le gallerie di Artissima

Il dialogo instaurato con le istituzioni e la forza del sistema dell’arte resta centrale ad Artissima secondo la galleria Thomas Dane di Londra e con sede anche a Napoli, che si è dichiarata soddisfatta per la risposta ricevuta in fiera, anche grazie a una sinergia virtuosa quanto distintiva di Torino con il versante delle istituzioni e delle fondazioni per l’arte che qui, in modo particolarmente incisivo, restano in ascolto delle proposte in fiera. La galleria aveva in stand, tra le altre, opere importanti di Marisa Merz, protagonista in città di un’importante mostra in tre capitoli articolati tra Fondazione Merz, GAM e Castello di Rivoli. Proprio a Rivoli è destinata l’acquisizione della Fondazione Arte CRT dell’opera video di Akram Zaatari On Photography, Dispossession and Times of Struggle del 2017. Soddisfazione generale poi per la risposta dei collezionisti, che hanno scelto di premiare una presentazione trasversale per contenuto, generazione e regimi di prezzo, che spaziava da Luigi Ghirri a Paul Pfeiffer, da Patricia Leite a Igshaan Adams e Cecily Brown, da Zaatari a Marisa Merz, appunto, per citare alcune delle vendite realizzate. Con un riconoscimento particolare alla qualità di un collezionismo italiano che continua a distinguersi, secondo il Senior Director di Thomas Dane Simone Battisti, per coraggio, capacità di visione e spirito di avventura nella scoperta anche del nuovo.

Bilancio “decisamente positivo” anche da Ncontemporary di Milano, con vendite andate in porto per Ruth Beraha (tra i 2.000 e i 15.000 euro) e Davide Monaldi (tra i 5.000 e i 15.000 euro), tra gli altri: “Abbiamo riscontrato un pubblico attento, curioso come sempre, con una buona risposta anche in termini di acquisizioni. Molto apprezzate le opere di Ruth Beraha, la cui ricerca ha ricevuto un importante riconoscimento con l’assegnazione del Premio Tosetti Value, confermando l’attenzione crescente nei confronti del suo lavoro che seguiamo da molti anni. Molto positiva anche la risposta alle opere di Davide Monaldi, che hanno suscitato interesse sia tra i collezionisti già vicini alla galleria sia tra nuovi interlocutori”. Pollice alto per la fiera, che rimane “il punto di riferimento per il contemporaneo, con un occhio internazionale importante, in un mercato, quello italiano, assolutamente vivo”.Anche la galleria di Napoli Acappella considera Artissima “una garanzia di qualità”, un punto fermo della scena artistica italiana, pure in un momento storico complesso, forse, a quest’edizione, la nona per Acappella, con “un profilo leggermente meno internazionale degli altri anni”. La proposta della galleria, nella sezione Monologue, vedeva in stand diverse tipologie di opere di Michele Cesaratto (1998, San Daniele Friuli) – sculture in terracotta (con prezzi dai 400 ai 1.500 euro); arazzi realizzati con Chiarastella Cattana di Venezia e prodotti appositamente per la fiera da Le Costantine di Lecce (€2.500-3.000); tempere all’uovo su tavola (€1.500-9.000) – che tutte hanno ricevuto buoni riscontri nelle vendite.

Scoperte e riscoperte protagoniste negli stand di Artissima 2026

Presentava per la prima volta ad Artissima un progetto dedicato a un’artista storica, Cathy Josefowitz (1956–2014), nella sezione Back to the Future, Eastcontemporary di Milano, in collaborazione con la galleria Import Export di Varsavia, con cui condivideva lo stand. La presentazione riuniva opere di diversi periodi della carriera di un’artista multidisciplinare, che, influenzata dalla coreografia sperimentale, dalla contact improvisation e dalle tecniche di anatomical release, ha intrecciato pittura, disegno, danza e performance per esplorare il corpo come luogo di memoria, vulnerabilità, desiderio e resistenza. “La risposta in fiera è stata molto positiva, soprattutto a livello istituzionale, con un forte interesse per la riscoperta dell’artista e diverse proposte espositive che speriamo di sviluppare nei prossimi anni”, è il commento della galleria, premiata anche da The Curators’ Choice, il programma di Artissima sostenuto dalla Fondazione per l’Arte CRT, che invita curatori internazionali a segnalare le presentazioni più interessanti tra le gallerie partecipanti. Le opere si collocano in una fascia di prezzo compresa tra 15.000 e 120.000 dollari e hanno aperto diverse conversazioni con collezionisti.

Nella stessa sezione e premiati dallo stesso riconoscimento The Curators’ Choice, da Richard Saltoun, che abbiamo sentito al venerdì, si sono detti molto contenti della fiera: “Abbiamo venduto otto opere di Romany Eveleigh, con prezzi tra €3.000 e €25.000, e abbiamo anche vinto il premio The Curators’ Choice, assegnato da Inês Grosso, del Serralves Museum of Contemporary Art di Porto”.“Artissima si è confermata una fiera di ottimo livello, sia per la qualità degli espositori sia per la presenza di collezionisti attenti e preparati”, è l’opinione a fine fiera di ArtNoble. “Il dialogo che abbiamo proposto tra le opere di Luca Staccioli e Amparo Viau ha suscitato un interesse sincero, chiudendo alcune vendite, anche se i collezionisti sono più cauti e riflessivi, anche comprensibilmente, visto il contesto generale. Resta molto forte comunque l’attenzione verso le ricerche giovani e di qualità”. Risposte altalenanti dai collezionisti, che si fanno più riflessivi sugli acquisti, come conferma anche UNA: “La fiera per noi è stata un po’ più lenta del solito, soprattutto rispetto allo scorso anno, quando ci trovavamo nella sezione curata Present future con Valentina Furian, per cui avevamo avuto grande visibilità, con premi e acquisizioni museali”, ci ha raccontato in chiusura la galleria piacentina con sede anche a Milano, quest’anno nella Main Section di Artissima con opere in stand di Vasilis Papageorgiou, Amalia Vekri, Thomas Berra, Raphael Danke (prezzi dai 2.000 ai 12.000 euro), che continua: “Abbiamo registrato una maggiore insicurezza nei collezionisti, che ci è parso abbiamo preferito riflettere più a lungo sul da farsi, per quanto abbiamo costruito buone conversazioni anche quest’anno con curatori e istituzioni, specialmente italiane”. Prudenza negli acquisti, dunque, e budget di spesa più contenuti, che è un’altra osservazione comune a molte gallerie di Artissima, compresa Ribot, che ha riscontrato un buon interesse per gli artisti proposti, Olivia Bax, Siri Kollandsrud e Corrado Levi, con vendite realizzate in fasce di prezzo da € 1.500 a € 7.000.

Vendite e commenti delle gallerie in fiera a Torino

“La fiera ha confermato delle proposte di alto livello, con collezionisti attenti e interessati a conoscere i percorsi degli artisti”, ci ha segnalato SpazioA di Pistoia, particolarmente soddisfatta dell’efficacia della giornata di preview, “con vendite importanti anche a fondazioni e istituzioni pubbliche e private. Il venerdì è stato un giorno abbastanza lento, forse a causa delle notizie che allarmavano sulle proteste in città. Grande attenzione e diffusa per il lavoro di Chiara Camoni (da €9.000 a € 40.000), ma anche per quello degli altri artisti consolidati in stand, come Luca Bertolo (€9.000-14.000), David Jablonowski, Daniel Gustav Cramer, Esther Kläs (€5.000-22.000), Francesco Carone (€6.000-12.000), Helena Hladilová (€4.500-15.000) e di Andro Eradze (€4.500-6.500), quanto per i più giovani, con i quali da poco tempo la galleria ha avviato nuovi percorsi di collaborazione e che stanno dando già soddisfazioni, come Vicente Baeza e Finn Theuws (in un range di prezzi, per entrambi, da €2.000 a €6.000).

Proposta articolata, pubblico attento in fiera e con buoni risultati alla preview per energia e qualità degli incontri anche secondo Boccanera Gallery, nella sezione Dialogue, “con il confronto pittorico tra Andrea Fontanari e Yirui Fang, riscontrando un interesse significativo per entrambi gli artisti. Andrea Fontanari ha attirato l’attenzione di numerosi collezionisti italiani e internazionali, permettendoci di concludere diverse vendite. Tra i risultati più significativi segnaliamo l’acquisizione di un’opera da parte della Collezione De Iorio. E poi l’attenzione per Yirui Fang, già attivo sul mercato internazionale grazie anche alla collaborazione con altre gallerie estere, che presentiamo per la prima volta ad Artissima”. I prezzi variavano dai 600 ai 14.000 euro per gli artisti esposti. E se gli incontri sono stati numerosi e qualificati, si percepisce nei collezionisti “un atteggiamento più riflessivo rispetto all’immediatezza degli acquisti, ma non necessariamente una minore propensione a investire”.

Cristina Masturzo

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Cristina Masturzo

Cristina Masturzo

Cristina Masturzo è storica e critica d’arte, esperta di mercato dell’arte contemporanea, art writer e docente. Dal 2017 insegna "Economia e Mercato dell'Arte" e "Comunicazione e Valorizzazione delle Collezioni" al Master Accademico in Contemporary Art Markets di NABA, Nuova Accademia…

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