Il meglio e il peggio della Torino Art Week 2026: ecco cosa ci è piaciuto e cosa no

Chiudono Artissima e tutte le fiere collaterali, concludendo la settimana di eventi, serate, performance e inaugurazioni. Un ottimo risultato in linea di massima, con ovviamente alcune eccezioni. Ecco i nostri top e flop che ci aiutano a riflettere

Ancora una volta, l’Art Week di Torino è stata un momento molto rilevante dell’annata artistica: se l’è cavata bene Artissima e con lei tutte le fiere collaterali, affiancate da presentazioni, serate, inaugurazioni e progetti speciali. Qui il solito nostro esercizio in cui evidenziamo cosa ci è piaciuto e cosa si può migliorare.

TOP – l’operazione su Marisa Merz

Installation view Castello di Rivoli, Marisa Merz. La danza delle ore. Ph Sebastiano Pellion di Persano
Installation view Castello di Rivoli, Marisa Merz. La danza delle ore. Ph Sebastiano Pellion di Persano

Fondazione Merz, GAM e Castello di Rivoli hanno aperto il 29 ottobre (e fino al 4 aprile 2027) tre grandi mostre dedicate a Marisa Merz (Torino, 1926 – 2019), unica donna dell’Arte Povera, nel centenario della nascita. Ogni sede inquadra un problema diverso con la propria prospettiva, restituendo un ritratto complesso e mai banale. Le mostre sono, semplicemente, una più bella dell’altra. E testimoniano la capacità delle istituzioni torinesi di fare

TOP – il nuovo modo di porsi del MAO

Il meglio e il peggio della Torino Art Week 2026: ecco cosa ci è piaciuto e cosa no
Song Dong al MAO. Photo Perottino

Al Museo di Arte Orientale c’è un grande progetto dedicato a Song Dong (Pechino, 1966), la cui ricerca si sviluppa attraverso oggetti quotidiani, materiali recuperati e installazioni tra individualità, consumo e cambiamento socioeconomico. Una mostra spettacolare, immersiva e coinvolgente un po’ come l’anno scorso fu quella di Chiharu Shiota. Il museo grazie al direttore Davide Quadrio ha imparato ad accostare la ricerca contemporanea alle collezioni storiche. Oltre alle grandi mostre dunque, il percorso museale così è una continua caccia al tesoro tra opera storiche e interventi contemporanei dedicati alle opere storiche stesse. Un museo che è stato rimesso sulla mappa.

TOP – la grande mostra su Savinio

Installation view: Alberto Savinio. Souvenir, Pinacoteca Agnelli. Torino, 2026. Ph: Sebastiano Pellion di Persano. Courtesy Pinacoteca Agnelli, Torino
Alberto Savinio. Souvenir, Pinacoteca Agnelli. Torino, 2026. Ph: Sebastiano Pellion di Persano. Courtesy Pinacoteca Agnelli, Torino

Oltre 70 opere ripercorrono alla Pinacoteca Agnelli la vita e l’arte del grande artista Alberto Savinio (Atene, 1891 – Roma, 1952), intrecciando biografia, mito, arte con una visione dal futuro. Il titolo Souvenir è emblematico, evocando la memoria, il viaggio, il ricordo, tutti elementi fondamentali nella poetica dell’artista. Una mostra imperdibile anche per la capacità di aver recuperato tante, tante opere dalle collezioni private. Occasione probabilmente irripetibile per vedere tutte assieme così tante opere di un autore così straordinario.

TOP – l’unica vera Art Week italiana

Il meglio e il peggio della Torino Art Week 2026: ecco cosa ci è piaciuto e cosa no
The Others 2026, photo Fabiana Fogagnolo

È ormai un dato di fatto che in Italia vi sia una sola, autentica Art Week, in grado di reggere il confronto con le corrispettive europee: quella di Torino. La settimana dell’arte coinvolge il settore a tutto tondo con una grande partecipazione, anche da parte della città. I musei, le gallerie, le fondazioni e soprattutto la grande offerta di fiere di vario tipo (a Torino sono cinque e tutte molto attive, a Bologna e Milano… una).

FLOP – le tempistiche e il “coordinamento europeo”

Il meglio e il peggio della Torino Art Week 2026: ecco cosa ci è piaciuto e cosa no
Artissima. Foto Irene Fanizza

Siamo sicuri che la collocazione di calendario di Artissima si ancora idonea? È vero che la fiera si svolge da tanti anni tra gli ultimi di ottobre o, meglio, tradizionalmente ai primi di novembre. Ma è altrettanto vero che nei suoi primissimi pionieristici anni la rassegna venne collocata dai fondatori Paola Rampini e Roberto Casiraghi a fine settembre. Ebbene non sarebbe il caso di farci una riflessione? Collocare una fiera sofisticata, di ricerca, sperimentale dopo il calvario di Londra e di Parigi fa arrivare stanchi i galleristi, i collezionisti, i giornalisti, gli appassionati internazionali. Artissima sarebbe la fiera ideale per aprire la stagione autunnale, non per chiuderla.

FLOP: la mostra di apertura del nuovo spazio di Simondi

Il meglio e il peggio della Torino Art Week 2026: ecco cosa ci è piaciuto e cosa no
Inspira. Trattieni. Espira. – Capitolo 1, Galleria Simóndi, Palazzo Scaglia di Verrua. Photo Lorenzo Gastaldi

Come vi abbiamo raccontato qualche settimana fa la Galleria Simondi ha inaugurato a Torino un nuovo capitolo della propria storia, aprendo la nuova sede al Palazzo Scaglia di Verrua, in Via Stampatori: una grande occasione per mettersi in mostra al cospetto di un pubblico internazionale che forse meritava qualcosa di più di una collettiva degli artisti della scuderia. Torneremo presto da Simondi per vedere una mostra di ricerca come questa galleria ci aveva abituato a fare nel precedente spazio.

FLOP – la proposta (e il ruolo) delle Gallerie d’Italia

Scalone Gallerie d'Italia Torino
Scalone delle Gallerie d’Italia, Torino

Lo scorso anno, durante l’art week, c’era la super mostra di Jeff Wall che era impossibile perdersi. Ma quest’anno la proposta delle Gallerie d’Italia di Torino, pur proponendo sempre mostre di buon livello, non è parsa all’altezza sia degli anni precedenti sia delle proposte degli altri musei cittadini. E forse questa sbavatura è una buona occasione per osservare con spirito costruttivo tutto il grande apporto che l’universo che ruota attorno alla prima banca del paese, Intesa San Paolo, sta dando al mondo dell’arte. Non senza qualche confusione di ruolo, goffaggine e sgrammaticatura deontologica. Da una parte rilevando testate giornalistiche e case editrici (di fatto trasformando il comparto dell’informazione artistica italiana in una disfunzionale partita truccata), dall’altra proponendo musei-astronave che dovrebbero avere maggiore cautela nel definire il loro impatto negli ecosistemi preesistenti in cui atterrano. A Torino le grandi mostre di fotografia le fa Camera da dieci anni e oltre: c’era bisogno di un secondo museo con questo focus?

FLOP – il piccolo dialogo tra Guglielmo Castelli e Carol Rama

guida mostre Torino 2026, Carol Rama, Seduzioni, 1983. Collezione privata ph Pino dell'Aquila © Archivio Carol Rama Torino
Carol Rama, Seduzioni, 1983. Collezione privata, ph Pino dell’Aquila © Archivio Carol Rama Torino

Due artisti – a diverso titolo – di grande nome; due artisti importanti per Torino; due artisti importanti – anche qui a diverso titolo – per il mercato dell’arte. Quando abbiamo saputo che in un ex studio di Carol Rama c’era una mostra che li metteva a confronto siamo corsi. E abbiamo trovato… una piccola mostra, con piccole opere, su una parete un po’ dimessa. Per certi versi una chicca, per altri ci aspettavamo qualcosa di più corposo…

FLOP – e dove sono finite le mostre sperimentali?

Torino
Torino

Abbiamo visto belle e bellissime mostre nei musei di Torino. Ma a ben pensarci (da Marisa Merz a Alberto Savinio passando per Letizia Battaglia) si è trattato di artisti… morti! Possibile mai che in una città che si presenta come capitale della sperimentazione artistica italiana non ci sia spazio alle ricerche più contemporanee?

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Redazione

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