Una galleria italiana censurata in una fiera d’arte cinese a Shanghai. Tutta la storia
Con tutte le autorizzazioni necessarie, e le opere già spedite a Shanghai, a tre giorni dall’inizio della fiera d’arte cinese, la galleria di Federico Luger si è vista negare la possibilità di esporre sette opere di Diango Hernández, per “segnalazioni anonime” su dichiarazioni dell’artista non gradite all’amministrazione municipale. Ricostruiamo la vicenda
Sei mesi fa, la Wizard Gallery di Federico Luger inviava a Shanghai la lista delle opere selezionate per lo stand che avrebbe dovuto rappresentare la galleria alla fiera West Bund Art&Design. Un protocollo canonico e necessario per ottenere l’approvazione all’ingresso delle opere in Cina, e la possibilità di esporle in fiera.
La partecipazione della Wizard Gallery alla fiera West Bund Art&Design
E in questi giorni, dopo aver ottenuto le autorizzazioni necessarie, il gallerista italo-venezuelano si apprestava a partire da Milano – dove ha fondato la sua galleria nel 2005 – alla volta di Shanghai, dopo aver già spedito le opere in questione: sette lavori dell’artista cubano Diango Hernández, quattro di Danilo Buccella, due di Bruna Esposito, due di Attila Szucs, due di Abdelkader Benchamma. Tutto pronto, dunque, per l’allestimento dello stand in vista dell’apertura della fiera, in programma dal 10 al 16 novembre.
Le censura delle opere di Diango Hernández da parte di Shangai
Poi, il colpo di scena: improvviso, inaspettato e quasi fuori tempo massimo. Una stringata comunicazione da parte dell’organizzazione della West Bund Art&Design per annunciare l’impossibilità di esporre i sette lavori di Hernández (Cuba, 1970), per decisione della Shanghai Municipal Administration of Culture and Tourism, “che disapprova l’esposizione dei lavori dell’artista”. Una forma di censura governativa, insomma, non dovuta, però, al tema e ai soggetti dei lavori presentati – non a caso approvati regolarmente in prima battuta ed entrati nel Paese – ma a qualche comportamento dell’artista cubano giudicato inopportuno. La comunicazione recapitata alla Wizard Gallery, infatti, esplicita la “recente” ricezione, da parte dell’amministrazione municipale di Shanghai, di “diverse segnalazioni anonime riguardanti dichiarazioni rilasciate sui social media dall’artista da voi rappresentato, Diango Hernández”. Dichiarazioni evidentemente non gradite, al punto da censurare l’artista.
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Le mancate spiegazioni della fiera: perché Hernández è stato censurato?
“Grazie per la comprensione”, chiosa la fiera cinese, che rimette ogni responsabilità all’amministrazione cittadina. “Nonostante le nostre richieste, non ci è stato spiegato quali post sui social media siano stati considerati problematici, né ci è stato fornito dalla fiera il provvedimento ufficiale all’origine di questa decisione”, spiega Hernández in un post Instagram che denuncia l’atto di censura. “Alla galleria è stata offerta la possibilità di esporre le altre opere approvate. Poiché la mia esclusione comprometteva radicalmente il progetto espositivo e la sostenibilità commerciale della partecipazione, la Wizard ha deciso di ritirarsi”. E ora sconterà le perdite della mancata partecipazione, oltre a dover sostenere i costi necessari per il rientro di tutte le opere in Europa. “La fiera, pur non avendo responsabilità diretta, dovrebbe rimborsarci” spiega Luger ad Artribune “Abbiamo fatto richiesta, ma per ora non abbiamo ricevuto risposta, come è stato inutile cercare di avere spiegazioni o un confronto sulle dichiarazioni non gradite, così da poter motivare le nostre posizioni. Io sono venezuelano, Diango è cubano: entrambi sappiamo quanti danni hanno fatto i regimi comunisti nei nostri Paesi, e forse Diango può essersi esposto in tal senso, ma riferendosi alla situazione di Cuba”.
Wizard Gallery non partecipa alla fiera di Shanghai
Intanto, il nome della Wizard Gallery è sparito dalla lista degli espositori partecipanti sul sito della fiera. “Non potevo presentarmi con lo stand mezzo vuoto, non avrebbe avuto senso. E a questo punto avevo anche timore che potesse verificarsi qualche altro intoppo”. Hernández, dal canto suo, si (e ci) interroga su quanto successo: “In quanto artista cubano che collabora con un gallerista venezuelano, questa vicenda assume per me un significato molto personale. Chi decide cosa può essere esposto e su quali basi? Considero questa esclusione un atto di censura e rendo pubblico l’accaduto perché merita di essere esaminato. Alle opere è stato impedito di raggiungere il pubblico a cui erano destinate a Shanghai. Ora dovrebbero poter essere viste, e la decisione che ne ha causato l’esclusione dovrebbe essere spiegata”.
A Milano, fino al 20 novembre, nel nuovo spazio inaugurato al civico 5 di via Petrarca, la Wizard Gallery presenta proprio una personale dell’artista: Parole. Diango Hernández.
Livia Montagnoli
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