ARCOmadrid 2019, l’artista Santiago Sierra sbaraglia tutti con un fantoccio del re Felipe VI

La fiera madrilena apre con una nuova provocazione firmata Santiago Sierra: un fantoccio gigante del re nella galleria italiana Prometeo. Ma l’opera, una volta venduta, è rigorosamente da dare alle fiamme

Santiago Sierra - Eugenio Merino, Ninot. ARCOmadrid 2019
Santiago Sierra - Eugenio Merino, Ninot. ARCOmadrid 2019

Dopo le infinite polemiche suscitate l’anno scorso per la censura della serie di immagini al pixel che ritraevano Prigionieri politici nella Spagna contemporanea  – ovvero le foto dei principali protagonisti del movimento nazionalista catalano, esposte nella galleria di Helga de Alvear -, l’artista spagnolo Santiago Sierra torna a far parlare di sé per l’ultima provocatoria opera, ospitata questa volta nello stand di Ida Pisani, titolare della milanese Prometeo Gallery e presenza assidua alla fiera madrilena. Impossibile non scorgere il gigantesco ritratto del re Felipe VI – alto più di quattro metri, in abito blu executive, cravatta verde prato e con un’espressione davvero somigliante, da museo delle cere – che si è convertito nella principale attrattiva di ARCOmadrid, nella prima giornata dedicata a professionisti, collezionisti e vip. L’opera si intitola Ninot (2019) ed è firmata a quattro mani da Santiago Sierra (Madrid, 1966) e da Eugenio Merino (Madrid, 1975), due enfants terribles dell’arte spagnola che da sempre amano scioccare con le loro creazioni dal taglio politico o satirico, e per questo c’è chi li vorrebbe bandire dalla fiera. Nel 2012, Merino mise il generale Franco in un frigorifero, per sottolineare quanto sia ancora “fresco” il franchismo in Spagna.

Santiago Sierra - Eugenio Merino, Ninot. ARCOmadrid 2019
Santiago Sierra – Eugenio Merino, Ninot. ARCOmadrid 2019

NINOT, UN PUPAZZO COME OLTRAGGIO ALLA SPAGNA

In valenciano o catalano ninot significa pupazzo. Sierra e Merino lo hanno realizzato proprio nei laboratori di Valencia dove ogni anno si producono le grandi figure di cartapesta (spesso maschere satiriche dell’attualità politica) che durante la festa tradizionale de las Fallas (intorno al 19 di marzo) sfilano per le strade della città per poi essere bruciate tra l’esaltazione popolare.
La scultura in legno, cera, poliuretano delle dimensioni di 120x120x444 centimetri di altezza, è venduta sul mercato al prezzo di 200mila euro, ma l’acquirente deve firmare un contratto con la gallerista e con gli artisti impegnandosi a bruciare entro l’anno il fantoccio e riprendendo l’azione con un video. Un gesto politico chiaro e forte soprattutto in un momento storico come quello che sta attraversando la Spagna, con la pressione dell’indipendentismo catalano e la frequente messa in discussione dell’autorità o legittimazione della corona. All’acquirente, oltre alle ceneri del fantoccio di Sierra/Merino, resterà solo il teschio in materiale ignifugo inserito nella testa del re, insieme alla documentazione artistica della performance.

IDA PISANI PRESA DI MIRA DAI MEDIA

Intorno e dentro allo stand di Prometeo Gallery per tutta la giornata si sono assiepati giornalisti e teleoperatori, oltre che una folla di curiosi alla ricerca di un imperdibile selfie con la statua del re alle spalle. In assenza degli artisti in fiera, involontaria protagonista della vicenda si è convertita Ida Pisani, che ha risposto pazientemente all’assalto di cronisti e telecamere, consapevole forse del forte richiamo mediatico dell’opera, per la quale si dice ci siano già in vista acquirenti. Peccato però, forse, che le altre opere alle pareti del suo stand, alcune anche molto toccanti come le fotografie di Maria Eulaia Marmolejo, le più recenti performance di Regina José Galindo o l’opera 3000 huecos dello stesso Sierra, siano passate in secondo piano nell’attenzione del pubblico.
Marketing, spettacolo o libertà creativa insindacabile degli artisti, il Ninot di Santiago Sierra ed Eugenio Merino dimostra ancora una volta come l’arte contemporanea, al di là dal suo valore di mercato, riesca a suscitare polemiche e riflessioni di carattere politico e sociale. Chissà cosa penserà il re, in visita ufficiale domani ai padiglioni di Ifema in compagnia della regina Letizia e del presidente del Perù.

– Federica Lonati

www.arcomadrid.es

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Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.

1 COMMENT

  1. 2003 Susanna Bianchini: (…) i misteriosi “Testamenti”, su cui Pino ha voluto mantenere il più assoluto silenzio fino all’inaugurazione della mostra: tante piccole tele tutte uguali su cui sono stati impressi, attraverso il computer, caratteri grafici vari e variopinti che riprendono i colori dei quadri e che compongono, appunto, il testamento artistico del Sig. Pino Boresta. Ad esempio, una frase dice: “Questo quadro diverrà opera d’arte a tutti gli effetti solo se avallato da Achille Bonito Oliva”. E la “A” di Achille è ricamata a mano con un filo di lana grossa. Oppure: “Questo quadro deve essere considerato opera d’arte solo fino al 30 dicembre 2081. Dopo tale data dovrà essere bruciato”. https://uploads.disquscdn.com/images/0f5e9414ff1d2a7ba2a10ee8776501e3a9cd46ae2b3c98e0fb1876a5868c5a58.jpg

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