Le 10 opere top all’Armory Show. Ecco quali sono quelle da non perdere

10 opere da non perdere all’Armory Show di New York. Abbiamo stilato per voi il nostro best of della fiera che si terrà fino a domenica 11 marzo nella Grande Mela

Hermann Nitsch, installation view Marc Straus New York, ph. Mariacristina Ferraioli
Hermann Nitsch, installation view Marc Straus New York, ph. Mariacristina Ferraioli

Vi abbiamo raccontato la preview dell’Armory Show, con le nostre prime impressioni e le immagini della fiera. Un’edizione positiva che sembra non aver subito contraccolpi per l’allontanamento di Benjamin Genocchio, ex giornalista e direttore della fiera fino allo scorso anno, accusato di harassment da cinque sue collaboratrici e la nomina in corsa di Nicole Berry, ex direttrice di Expo Chicago Art Fair. La fiera ha retto bene il cambiamento e il pubblico che affolla gli stand sembra apprezzare. Rispetto allo scorso anno c’è una maggiore razionalizzazione degli spazi e la divisione tra i vari settori è più netta. Il display di tutti gli stand è efficace perché permette di visualizzare bene le opere e le proposte sono tendenzialmente di qualità. È stato dunque complicato stilare tra 198 spazi il best of. Ma alla fine ce l’abbiamo fatta: ecco le 10 opere che ci sono piaciute di più.

–    Mariacristina Ferraioli

1. IL LEONE DI NAM JUNE PAIK DA GAGOSIAN

Nam June Paik, Lion, 2005. © Nam June Paik Estate

Lion di Nam June Paik (2005) è l’opera che accoglie idealmente i visitatori dell’Armory perché è collocata proprio di fronte all’ingresso di Pier 94 ed è il fulcro dello stand di Gagosian. Un’installazione che comprende una scultura che rappresenta un leone dipinta a mano collocata all’interno di un arco di legno e ventotto schermi televisivi di varie dimensioni che mostrano a ritmo frenetico immagini di fiori, animali e pesci. Il leone, che è simbolo di giustizia, legge e protezione spirituale nella cultura asiatica, è qui rivisitato all’interno di un contesto storico-artistico occidentale che rivela la pluralità delle tradizioni visive in gioco nell’opera di Paik.

2. LA FORESTA ROSA DA PIEROGI

Patrick Jacobs, Pink Forest, 2018, Pierogi, ph.Mariacristina Ferraioli

Dalla fila di persone armate di cellulare in coda davanti allo stand di Pierogi, per poter fotografare la foresta rosa di Patrick Jacobs (California, 1971) possiamo senza dubbio affermare di essere di fronte all’opera più instagrammata della fiera. Pink Forest (2018) è un diorama, un modellino che ricostruisce ambientazioni del regno animale o vegetale che veniva utilizzato come espediente nel teatro del 19 secolo. Un’opera poetica che al tempo stesso nasconde un messaggio di denuncia sociale: l’importanza di salvaguardare l’ambiente in cui viviamo.

3. L’ARTE POLITICA DA PROMETEOGALLERY

María Evelia Marmolejo, 11 de Marzo, 1982

L’insieme di opere di María Evelia Marmolejo (Cali, Colombia, 1958), pioniera della performance art in America latina, presentate all’interno dello stand di Prometeogallery sono tra le più intense tra tutte quelle viste in fiera. Una serie di lavori fotografici della performance realizzata dall’artista nel 1981, gli unici due video sopravvissuti dagli anni ’80 e alcuni lavori recenti sono collocati uno accanto agli altri a testimonianza di una pratica radicale iniziata alla fine degli anni ’70 e proseguita nella lotta contro l’oppressione politica in Colombia negli anni ’70 e ’80, la denuncia della difficile condizione femminile all’interno della società patriarcale, il ruolo politico del corpo della donna.

4. IL COMPRATISSIMO PIETER DA PERROTIN

Pieter Vermeersch, Untitled, 2018, Perrotin. Ph. Mariacristina Ferraioli

Ci convince davvero molto il lavoro Untitled di Pieter Vermeersch (Belgio, 1973) nello stand di Perrotin. L’artista, che da poco ha lasciato il Belgio per trasferirsi a Torino, parte da una fotografia per immaginare uno spazio che ricrea tramite il colore: tele di varie dimensioni sono montate su pareti dipinte i cui bordi sfumano lentamente l’uno all’interno dell’altro. Grande successo personale per l’artista. Quasi tutte le opere sono state acquistate in pochi minuti alla preview facendo crescere notevolmente la richiesta…

5. HERMANN NITSCH DA STRAUS

Hermann Nitsch, installation view Marc Straus New York, ph. Mariacristina Ferraioli

Il lavoro di Hermann Nitsch (Vienna, 1938) non ha davvero bisogno di presentazioni. Tutto sembra già stato detto, scritto, esposto. Eppure Marc Straus, che rappresenta l’artista a New York, presenta un solo show dell’artista viennese modulato su opere che vanno dagli inizi degli anni ottanta fino alle ultime datate 2017. Il risultato finale è di sicuro impatto e per niente scontato.

6. LA POTENZA DI JOSÈ DA VERA CORTÊS

José Pedro Croft Untitled, 1998 Galvanised iron and mirror

La potenza visiva dell’alluminio, la fragilità del vetro. La Galeria Vera Cortês presenta alcuni lavori di Josè Pedro Croft (Porto, 1957), tra cui un bellissimo Untitled del 1996, artista che ha rappresentato il Portogallo durante l’ultima biennale di Venezia. Varie sono le opere portate in fiera. Tra tutte ci ha colpito particolarmente la scultura posta al centro dello spazio che, coerentemente con il lavoro di Croft, coniuga la semplicità dei materiali con la monumentalità delle forme.

7. AMNESIE AMERICANE DA FRANCESCA MININI

Runo Lagomarsino AmericAmnesia 2017 Neon, Courtesy Francesca Minini, Milano

Francesca Minini porta in fiera l’opera America Amnesia di Runo Lagomarsino (Lund, Svezia, 1977) che sottende un chiaro messaggio politico. Il punto di partenza è il dato biografico: Lagomarsino, nato in Svezia da genitori argentini, riflette in questo lavoro sul concetto di migrante. L’invito è a non dimenticare, in un momento storico in cui il concetto di frontiere è tornato in auge, che il nucleo costitutivo dell’America è una popolazione eterogenea proveniente da tanti altri paesi.

8. GLI SPAZI DI ICARO DA P420

Paolo Icaro, Spazi di Spazio, 543, 2011, tondino di alluminio, cm.200*47*70, courtesy P420 gallery

La galleria P420 porta all’Armory uno stand dominato dalle opere di Irma Blank e Paolo Icaro. Spazi di Spazio (2014) è un’opera di Icaro al centro dello stand che ruota intorno al concetto di misurare lo spazio che per l’artista torinese non mai solo un dato oggettivo ma è anche il luogo privilegiato in cui si svolge la relazione diretta tra il proprio corpo e il mondo.

9. IL SENZA TITOLO DI TARA DONOVAN DA PACE

Tara Donovan, Untitled, 2018, Presented by Pace Gallery, New York, ph. Mariacristina Ferraioli

Tara Donovan (New York, 1969) crea sculture, disegni, stampe e installazioni su larga scala che trasformano banali oggetti quotidiani in opere straordinarie. È presente in fiera con un lavoro inedito, inserito all’interno della sezione Platform. Un’enorme installazione di bicchieri di plastica, di varie dimensioni, iper fotografata dai visitatori della fiera.

10. MIRAGGI DA LISSON GALLERY

Shirazeh Houshiary, Mirage, 2017. Pigment and pencil on white Aquacryl on canvas on aluminium 190 x 270 x 5 cm 74 3/4 x 106 1/4 x 2 in © Shirazeh Houshiary; Courtesy Lisson Gallery

L’opera di Shirazeh Houshiary (Iran, 1955), Mirage, 2017, all’interno dello stand di Lisson Gallery è una delle più belle della fiera. Un quadro, realizzato unendo pigmento e matita su una tela di alluminio, che ruota intorno al concetto di percezione. Esistono, infatti, livelli diversi di lettura dell’opera a seconda di quanto chi guarda si avvicina o si allontana dall’opera.

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia, Marie Claire Maison, Le Quotidien de l'Art. Ha conseguito un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano, è docente a contratto presso diverse istituzioni e fa parte del team curatoriale di ArtLine, progetto d’arte pubblica del Comune di Milano nel parco di CityLife.