Arte come terapia. Matebox la scatola del musicista Matteo Scapin che aiuta i bambini a interagire

Si tratta di una scatola in cui diversi tasti permettono ai bambini (con disabilità e non) di esprimere concetti, necessità e volontà, grazie all’aiuto delle immagini e dei suoni. Ecco come funziona

Matebox
Matebox

Di recente vi abbiamo parlato di Your Met Art Box, progetto lanciato dal Metropolitan Museum di New York insieme a Citymeals on Wheels (organizzazione impegnata nell’assistenza a persone anziane che vivono sole, preparando e consegnando loro pasti a domicilio) che ogni mese vede il Met impegnato nella preparazione di una “scatola d’arte”, contenente cartoline e oggetti ispirati alle opere della propria collezione, poi consegnata da Citymeals on Wheels alle persone anziane che vivono sole, per stimolare la loro creatività. Un’iniziativa che coniuga arte e solidarietà, creatività e impegno sociale, che in Italia trova una sorta di equivalente, almeno per quanto riguarda la formula della “scatola”, in Matebox, progetto nato da un’idea del compositore, produttore discografico e musicista Matteo Scapin (noto come Matthew S, Thiene, 1989) pensato per aiutare i bambini affetti da disabilità e non ad accrescere le proprie possibilità comunicative attraverso i suoni e le immagini.

MATEBOX RACCONTATA DA MATTEO SCAPIN

“Il mio percorso professionale come docente di produzione presso l’Istituto Musicale Veneto città di Thiene, il mio progetto Artistico ‘Matthew S’ e la mia esperienza come assistenza scolastica nelle scuole elementari, mi hanno aiutato a sviluppare e perfezionare MATEBOX”, spiega Matteo Scapin. “È stata creata tenendo conto di aspetti che secondo il mio punto di vista sarebbero stati fondamentali per aiutare bambini con o senza disabilità. Ho iniziato a creare questo prototipo durante la prima quarantena. L’unico mio obiettivo era quello di unire tutte le mie competenze e creare qualcosa che mi potesse dare la possibilità di svoltare in positivo questo periodo. Il prototipo Matebox”, continua il musicista, “è nato dall’esigenza di realizzare uno strumento che nelle mie attività ludico-musicali potesse aiutare i bambini e ragazzi dei miei laboratori a creare un nuovo modo di esprimersi”. In che modo Matebox aiuta i bambini a interagire e a comunicare con il prossimo? “Sapevo già dell’esistenza di facilitatori comunicativi, però il mio intento era sviluppare un prodotto che potesse accrescere altri aspetti oltre a quello comunicativo”, risponde Scapin. “Con Matebox ho inserito la parte Conoscitiva, importante per apprendere le materie scolastiche come la matematica, le scienze, l’italiano e persino la geografia. La parte ludico-musicale è fondamentale, perché tramite determinati giochi musicali si può incrementare molto l’espressività di chi usa questo prodotto”.

COME FUNZIONA MATEBOX

Si tratta di una scatola sulla cui parte superiore si trovano otto tasti diversi, e una serie di tessere che rappresentano un disegno e la parola corrispondente al concetto rappresentato, scritta anche in modalità Braille. In questo modo vengono stimolate le potenzialità comunicative dei bambini, anche grazie al PECS“sistema comunicativo per scambio di simboli e immagini che combina al suo interno conoscenze approfondite di terapia del linguaggio e tecniche cognitive comportamentali di apprendimento”. Ogni tasto della scatola ha un suono differente grazie al programma scaricabile da internet Ableton, permettendo così ai bambini di aprirsi a un mondo fatto di parole, suoni e immagini. Per rendere tangibile l’idea di Matebox, è stata lanciata una campagna di crowdfunding su gofundme.

– Desirée Maida

Vai alla raccolta fondi

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.