Perché l’archeologia ha bisogno di management?

Se per management si intendono le iniziative e le strategie volte a raggiungere un obiettivo, il management per l’archeologia deve fare in modo che i risultati raggiunti da questa disciplina siano i migliori possibili

Archeologia Invisibile. Exhibition view at Museo Egizio, Torino 2019
Archeologia Invisibile. Exhibition view at Museo Egizio, Torino 2019

Partiamo da una fondamentale premessa. Per management si intende una serie di principi, conoscenze, competenze e tecniche applicati in ambito gestionale, che vengono utilizzati all’interno di un’organizzazione con lo scopo di guidare (gestire) le persone che vi partecipano e i mezzi di cui si avvalgono al fine di perseguire gli obiettivi fondanti dell’organizzazione stessa. Quindi, contrariamente a quanto si tenda a credere, soprattutto in determinati ambiti culturali, per management non si intende profitto. Si intende fare in modo che vengano perseguiti degli obiettivi. Ciò significa che, semplicemente, se un’organizzazione ha come obiettivo il profitto, il management dovrà perseguire tale obiettivo. Ma anche che se un’organizzazione ha come obiettivo la diffusione della conoscenza, il management avrà il compito di diffondere la conoscenza quanto più e quanto meglio possibile.
E, ancora, che praticamente ogni attività umana richiede gestione: dalla squadra di calcetto alle multinazionali. Con la differenza che parliamo di management quando questa attività di gestione viene svolta in modo consapevole, coerente e con professionalità.

L’archeologia ha bisogno di management per fare in modo che i risultati delle attività di studio, indagine, ricerca e ricostruzione della nostra storia generino quanti più effetti positivi possibile

Una volta chiariti questi aspetti, rispondere al perché l’archeologia abbia davvero bisogno del management diviene anche superfluo, ma in ogni caso è meglio ribadirlo. L’archeologia ha bisogno di management per fare in modo che i risultati delle attività di studio, indagine, ricerca e ricostruzione della nostra storia generino quanti più effetti positivi possibile.
Perché ciò accada, è necessario comprendere che non si tratta semplicemente di applicare principi e tecniche che rendano le attività archeologiche efficaci ed efficienti. Significa inserire l’attività archeologica in uno scenario più ampio, sia nella dimensione disciplinare, sia nella dimensione territoriale. L’archeologia contribuisce alla ricostruzione della nostra storia e quindi partecipa, in modo significativo, a dare un’identità ai luoghi, e, di conseguenza, ai cittadini che li abitano.
Ci si dimentichi per un attimo di Roma e di tutte le grandi testimonianze che percorrono il nostro Paese. Si pensi piuttosto a un piccolo rudere, sito su una collina distante dai grandi centri urbani e dalle grandi città d’arte, e che domina, dalla sua posizione, un piccolo paesino, costruito in età moderna. L’archeologia può agire dunque secondo un doppio binario: il primo, quello più tradizionale, è quello di avviare indagini, magari anche scavi, che produrranno analisi, risultati, ricostruzioni, e che saranno condivisi all’interno della comunità scientifica. Questo è più o meno il modello sinora perseguito. Quello che negli ultimi decenni ha visto l’affastellarsi di scoperte più o meno interessanti per la comunità internazionale specialistica, poco o nulla condivise con le comunità locali.
L’altro binario di intervento è invece quello di intendere l’archeologia come uno degli strumenti attraverso il quale creare valore per i cittadini e per il territorio. Quando si assume questa logica, quando l’archeologia viene posta in una prospettiva di management, ogni dettaglio, ogni azione, deve essere inserita in un più vasto quadro di intervento. Diviene dunque importante comprendere se, e quanto, approfondire quel rudere sia importante non solo per la ricostruzione scientifica, ma anche per la popolazione dell’abitato più vicino, che con ogni probabilità ha dato a quel rudere un nome tramandato dalla tradizione orale, e che vede in quel rudere un pezzo riconoscibile del proprio paesaggio.
Diviene quindi importante avviare una campagna di sensibilizzazione ex-ante, condividere le attività di scavo e comunicarle, spiegare i motivi che hanno portato studiosi a ritenere quel rudere un elemento di interesse, e diffondere quanto più possibile le scoperte e le nuove conoscenze che le attività archeologiche hanno apportato.

“Il management può contribuire, attraverso le proprie conoscenze e competenze, a dare maggior valore all’attività archeologica”

Diviene quindi altrettanto importante avviare delle relazioni non solo con la cittadinanza, ma anche con le istituzioni locali, e, allo stesso tempo, con le imprese (che sono fatte di persone prima ancora che di capitali) e con le associazioni del terzo settore.
Significa costruire percorsi di condivisione, valorizzando quell’attività archeologica non solo in una logica di sbigliettamento, ma anche come vera e propria costruzione di valore immateriale aggiunto, di modo che le persone riescano a vedere quel rudere non come una vecchia torre mezza diroccata, ma come un passaggio fondamentale della propria terra.
Ci sono torri e castelli di cui i cittadini sanno poco o nulla. Ci sono aree termali romane che giacciono sotto tralicci autostradali. Ecco, il management può contribuire, attraverso le proprie conoscenze e competenze, a dare maggior valore all’attività archeologica, ed evitare che tali trascuratezze accadano ancora. Vuol dire impegnarsi a far sì che la cittadinanza riconosca in quei ruderi degli elementi importanti della propria storia.
Vuol dire anche, nei casi più fortunati, valorizzare il risultato dell’attività archeologica di modo che possa generare anche valore sociale ed economico per il territorio, facendo in modo che anche le istituzioni possano vedere in quei ruderi una possibilità di sviluppo territoriale.
Vuol dire, in breve, fare in modo che gli impatti dell’attività archeologica siano migliori e più numerosi.

Stefano Monti

Carolina Megale e Stefano Monti – Manuale di management per l’archeologia. Processi e procedure per l’archeologia nella società contemporanea
McGraw Hill, Milano 2021
ISBN 8838654972
https://www.mheducation.it/

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Stefano Monti
Stefano Monti, partner Monti&Taft, è attivo in Italia e all’estero nelle attività di management, advisoring, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di un decennio fornisce competenze a regioni, province, comuni, sovrintendenze e ha partecipato a numerose commissioni parlamentari. Si occupa inoltre di mobilità, turismo, riqualificazione urbana attraverso la cultura. È autore e curatore di numerosi libri e frequente relatore di convegni. Il suo obiettivo è applicare logiche di investimento al comparto culturale.