Guida Michelin 2019, Spazio7 della Fondazione Re Rebaudengo di Torino si aggiudica una stella

Il ristorante, fondato tre anni fa da Emilio Re Rebaudengo e guidato dallo chef Alessandro Mecca, si aggiudica la sua prima stella. Mixando cucina piemontese e le suggestioni suscitate dalle opere esposte alla Fondazione

Spazio7. Sala ristorante (Ph. Lido Vannucchi)

Giornata speciale, quella di oggi, per gli addetti ai lavori del mondo della ristorazione italiana: presso l’Auditorium Paganini di Parma sì è svolta la presentazione dell’ambita guida rossa Michelin 2019, tra sorprese, conferme, qualche perplessità e non poche novità. Sono infatti ben 29 i ristoranti che hanno ricevuto la loro prima stella Michelin: tra questi, è anche Spazio7, ristorante della Fondazione Re Rebaudengo di Torino creato tre anni fa da Emilio Re Rebaudengo e guidato dallo chef Alessandro Mecca.

Emilio Re Rebaudengo (sx), Chef Alessandro Mecca (dx) (ph. Sara D'Incalci)
Emilio Re Rebaudengo (sx), Chef Alessandro Mecca (dx) (ph. Sara D’Incalci)

SPAZIO7

È il 2015 quando Emilio Re Rebaudengo dà vita a Spazio7, ristorante all’interno della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino. Mantiene il nome storico “Spazio”, dato al ristorante nel 2002, anno d’inaugurazione della Fondazione, a cui aggiunge il numero 7, in colore arancione. 7 è il numero porta fortuna che da sempre lo accompagna e, dato il risultato appena raggiunto, sembra proprio che nome non potesse essere più azzeccato. A pochi mesi dall’apertura del ristorante, Emilio sceglie Alessandro Mecca per guidare la cucina di Spazio7. Lo chef, cresciuto nel ristorante di famiglia il “Crocetta” di Torino, e con diverse esperienze in ristoranti stellati, in quel momento si trova a Villanova D’Asti, all’Estate di San Martino. In poche settimane Mecca con la sua brigata torna a Torino e accoglie la sfida di Emilio di lavorare insieme per conquistare una stella da affiancare a quella a sei punte, da sempre simbolo della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. “Siamo felicissimi del risultato raggiunto, sono stati tre anni molto importanti e densi, e siamo contenti che i risultati siano arrivati”, racconta ad Artribune Emilio Re Rebaudengo“La stella Michelin è il massimo che un ristoratore possa ottenere nella sua carriera”.

Pera, cioccolato e ricotta (Ph. Lido Vannucchi)
Pera, cioccolato e ricotta (Ph. Lido Vannucchi)

LA CUCINA IN MUSEO…

Quali sono stati gli ingredienti che hanno permesso il raggiungimento di questo successo? “Per arrivare a questo riconoscimento bisogna impegnarsi molto, avere costanza, ripartire tutti i giorni da zero e lavorare in modo di essere sempre perfetti”, ci risponde Re Rebaudengo. “Abbiamo cercato di fare una cucina legata al territorio ma reinterpretandola in chiave contemporanea: trovandoci all’interno di un museo d’arte contemporanea, abbiamo preso spunto da quello che vedevamo, lo chef Mecca girava le mostre e parlava con gli artisti, e tutto questo ci ha permesso di riflettere non solo sugli aspetti legati alla materia prima, ma anche all’impiattamento. Questi sono gli elementi che ci hanno permesso di raggiungere questo bellissimo risultato”.
“Trovarmi ogni giorno all’interno di uno spazio espositivo come la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo è uno stimolo continuo”, racconta Alessandro Mecca. “Credo che questo sia stato fondamentale per il mio percorso di crescita e della mia brigata, e che si sia percepito nel corso di questi tre anni. Anni in cui cucina e sala hanno davvero lavorato in simbiosi, grazie soprattutto alla fiducia che Emilio ha riposto in noi dal primo giorno. Ricevere il riconoscimento della guida Michelin”, conclude Mecca, “è un onore che da oggi ci mette tutti davanti a nuovi obiettivi: la stella non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza”.

Piccola pasticceria (Ph. Lido Vannucchi)
Piccola pasticceria (Ph. Lido Vannucchi)

…E IL MUSEO IN CUCINA (E ANCHE OLTRE I CONFINI)

Lo Spazio7 quindi come ha interpretato, fatto proprio e reinventato il rapporto e il binomio arte-cibo? “È stata una grande opportunità trovarsi all’interno della Fondazione e poter prendere spunti dalle esposizioni che sono state fatte in questi anni”, continua Re Rebaudengo. “Abbiamo cercato però non forzare troppo la mano, non siamo mai andati a copiare un dipinto o una scultura giusto per dire ‘abbiamo fatto il piatto uguale all’opera’, sarebbe stato un cliché. Piuttosto ci siamo fatti ispirare in mood più ampio dalle opere e dagli artisti, facendoci guidare dalle cose che ci colpivano e dalle suggestioni che queste ci suscitavano”. Esperienze e successi che Spazio7 pensa di portare anche fuori dall’Italia: “nel 2020 apriremo una seconda sede della Fondazione a Madrid, e anche lì, come a Torino, ci sarà un altro Spazio7”, ci svela Emilio. “Porteremo la cucina italiana e piemontese in Spagna, e adesso stiamo già lavorando a questo nuovo progetto per essere pronti tra un anno e mezzo”. Intanto Spazio7 si unisce ai pochi ristoranti di musei italiani (il Mudec, il Castello di Rivoli o il Lucca anche se ancora per poco) dotati di ristorante stellato. Nel frattempo un altro museo italiano, il Palazzo delle Esposizioni, perde la stella, sottratta dalla guida ad Antonello Colonna.

– Desirée Maida

www.fsrr.org
www.ristorantespazio7.it

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.