Al Matadero di Madrid nasce la Fundación Sandretto Re Rebaudengo

È appena stata ufficializzata la nascita della Fundación Sandretto Re Rebaudengo. Avrà sede nella Nave 9 del Matadero di Madrid. Progetto architettonico di David Adjaye, apertura entro la fine del 2019.

Patrizia Sandretto Re Rebaudengo sul terrazzo della NAVE 9 del Matadero Madrid
Patrizia Sandretto Re Rebaudengo sul terrazzo della NAVE 9 del Matadero Madrid

Un’area enorme (oltre 165mila mq) nella zona di Arganzuela, a pochi passi dal Madrid Río, servita in maniera impeccabile da metro e bike sharing e contornata da aree verdi, anche grazie all’interramento dell’M10, arteria fondamentale per la circolazione dei mezzi motorizzati. È, in estrema sintesi, il Matadero della capitale spagnola, centro polifunzionale che quest’anno festeggia il suo decimo anniversario.
In questo polo – la cui architettura risale all’inizio del XX secolo e che porta la firma di Luis Bellido – vige una stretta collaborazione fra pubblico e privato: nove istituzioni lavorano qui, equamente divise fra diretta gestione comunale e affidamento a soggetti privati. Con un ruolo importante della cittadinanza non soltanto nella fruizione (nel weekend gli spazi sembrano quasi non essere sufficienti: si parla di qualcosa come 1,5 milioni di visite nel 2016) ma anche nello sviluppo della programmazione, in parte gestita direttamente dalle associazioni.

LA NUOVA SEDE

Ora però interviene una novità importante, fra un ristorante e un centro per il disegno, una cineteca e un teatro, la “casa del lettore” e lo spazio dedicato all’arte contemporanea: è infatti ufficializzato proprio oggi che la Nave 9 del Matadero sarà la sede della Fundación Sandretto Re Rebaudengo.
Un progetto che risale a settembre 2015 (avevamo riportato una indiscrezione del País poche settimane dopo) e che ora trova infine la sua conferma: il patto con la città è siglato, lo spazio dato in concessione per cinquant’anni, a fronte di importanti lavori di rifunzionalizzazione che investiranno un’area interna di circa 6.500 mq disposti su due piani, ai quali si aggiunge un grande rooftop sul quale si prevede di aprire un ristorante, anch’esso gestito da Emilio Re Rebaudengo, come già avviene per la sede torinese.
E se le tempistiche non sono naturalmente ancora definite con estrema precisione – si parla di terminare i lavori entro la fine del 2019 (nel frattempo, si sta lavorando a una serie di eventi temporanei che concerneranno la facciata del Matadero e gli spazi comuni), lavori che interesseranno innanzitutto il livello strutturale, al fine di ridurre la selva di colonne che punteggiano il sito – è invece ben definito il nome degli architetti che si prenderanno cura del progetto: David Adjaye insieme ad Arturo Franco.

IL PROGRAMMA

La collocazione della Nave 9 è particolarmente strategica: accanto all’unica nave che ancora non è stata occupata (la numero 8, per la quale sono in corso trattative per affidarla a una scuola di design), gode di un ampio spazio comune da un lato e affaccia dall’altro sul parco, a breve distanza dai collegamenti con i mezzi pubblici.
Quanto ai contenuti, il pianterreno sarà dedicato all’esposizione (a rotazione) della collezione di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, che nel 2017 festeggia il suo 25esimo compleanno; mentre il piano superiore ospiterà mostre temporanee, attività didattiche, workshop e una decina di spazi per residenze d’artista – creando in questo modo uno stretto legame fra collezione e fondazione.

E TORINO?

Le domande più immediate, da Torino e da Madrid, hanno trovato naturalmente risposta durante la conferenza stampa (estremamente affollata: da queste parti la cultura e i beni comuni sono due argomenti che vengono ritenuti interessanti e rilevanti): per quanto riguarda il capoluogo piemontese, non c’è alcuna intenzione di trasferire le attività da Torino (e da Guarene d’Alba) a Madrid, bensì di espanderle in un’altra città (in maniera sicuramente più “permanente” rispetto alle tantissime mostre che la Fondazione e la sua collezione organizzano da molti anni in giro per l’Europa e per il mondo, con particolare attenzione proprio all’area ispanofona di qua e di là dell’Atlantico); per quanto concerne la capitale spagnola, è stato ribadito dagli amministratori come non si tratta di un regalo a un soggetto privato, bensì di un mutuo scambio di possibilità – scambio che peraltro connota da sempre la gestione del Matadero nel suo complesso.

– Marco Enrico Giacomelli

www.fsrr.org

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.