Dylan letterario. Tra gli scatti di Jerry Schatzberg e le parole di Jonathan Lethem

È un libro dalle molte anime quello intitolato al menestrello del rock. Protagonista degli scatti di Jerry Schatzberg e fil rouge del dialogo tra il fotografo e il romanziere Jonathan Lethem.

Dylan scherza, 1965 © 2018 Jerry Schatzberg
Dylan scherza, 1965 © 2018 Jerry Schatzberg

Succede per ogni libro, pur in misura diversa: i livelli di lettura sono molteplici. In questo caso, tuttavia, il processo è amplificato, e lo è in maniera del tutto naturale.
All’inizio, in prima battuta, questo è un libro di fotografia e di fotografie. Sono quelle scattate da Jerry Schatzberg a Bob Dylan, riunite insieme, per la prima volta. Parliamo di un signore newyorchese del 1927, Schatzberg, che ha firmato la copertina forse più famosa d’un disco di Dylan, Blonde on Blonde (1966); un signore che poi è diventato regista, non di enorme successo, è vero, ma che si è ben difeso – ad esempio con Lo spaventapasseri del 1973, con Gene Hackman e Al Pacino. Ebbene, questo libro raccoglie decine di scatti di Dylan, alcuni celeberrimi, altri meno noti, spesso con quella sfocatura che è un po’ la cifra di Schatzberg e che così bene si attaglia alla personalità pubblica di Dylan, a quel modo incurante e finanche strafottente di considerare il mondo. (Ricorderete la vicenda del Nobel: non rispondo, non vado, non lo ritiro, lo ritiro ma al posto mio viene Patty Smith, ah no lo ritiro io già che sto facendo un paio di concerti a Stoccolma, ma senza clamore, me lo faccia portare dalla segretaria…).

Dylan - Schatzberg (Skira, Milano 2018)
Dylan – Schatzberg (Skira, Milano 2018)

LETHEM E SCHATZBERG

E così viene automatico sfogliare questo libro con un sottofondo dylaniano. C’è chi pesca fra i vinili, chi mette un CD nel lettore, chi digita un nome su Spotify. Poco importa, in fondo, quel che conta è voce – chitarra – armonica. Qualcuno canticchia, magari inventando qualche parola, mentre il fruscio del suono si unisce a quello delle pagine. Un libro musicale, in tutta naturalezza.
Sfogliando però ci si accorge che i testi hanno una loro importanza. Non una monografia critica su Schatzberg e nemmeno l’ennesimo saggio su Dylan. No. C’è un primo testo, breve, che risale al ‘65. È il reportage di una serata, con Brian Jones e i coyote e un bar e i marinai e lo zoo. Lo firma Al Aronowitz e fu pubblicato il 12 dicembre del 1965 sul New York Herald Tribune. A seguire, inframmezzata dalle fotografie, c’è una lunga, approfondita intervista – no: un dialogo – di Jonathan Lethem con Schatzberg. E non ce ne voglia quest’ultimo, ma il tesoro di questo libro risiede qui. Perché l’autore della Fortezza della solitudine (come si chiama uno dei due protagonisti? Ah già, Dylan…) riesce a imbastire una conversazione che ha tutti i crismi dell’opera letteraria, di una sua opera, dove con grande naturalezza, ancora una volta, si miscelano scrittura e vita, e le arti una accanto all’altra.

Marco Enrico Giacomelli

Dylan / Schatzberg
Skira, Milano 2018
Pagg. 262, € 55
ISBN 885723916
www.skira.net

Articolo pubblicato su Grandi Mostre #14

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AutoreBob Dylan
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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.

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