Mettere al mondo il mondo. La nascita in un libro d’arte

19 schede di altrettante opere d’arte, dalla Preistoria alla contemporaneità. Legate dal fil rouge della nascita. È il nuovo libro di Giovanna Brambilla

Vanessa Beecroft, VBSS.002, 2006 18. Photo © Matthu Placek (dettaglio)
Vanessa Beecroft, VBSS.002, 2006 18. Photo © Matthu Placek (dettaglio)

Giovanna Brambilla prende a prestito il titolo dell’opera di Alighiero BoettiMettere al mondo il mondo – per il suo libro sulla nascita, interrogata attraverso l’arte, dalla preistoria della Vergine di Willendorf alla contemporaneità di Joseph Beuys.
Diciannove schede per altrettante opere dedicate all’inizio della vita, schede veloci e profonde, che affondano nella materia vivente lame nervose, guizzanti, affilate come bisturi, per sondare le profondità del mistero più grande.

LA NASCITA COME ATTO FONDATIVO DEL MONDO

Perché mettere al mondo il mondo è la rottura di una singolarità, come dicono i cosmologi, l’atto della deflagrazione iniziale, da cui scaturiscono spazio e tempo, l’attimo in cui è il mondo a nascere, che si ripete a ogni nascita, per ogni nuovo nato. Grazie a quella spinta cieca e violenta, al farsi largo compulsivo attraverso il corpo della madre, si viene a una luce ignota, espandendo tutto il mondo attorno, il nuovo mondo, che sarà anche il nostro.
In quella nascita, negli abissi inconsapevoli della genetica riponiamo un incontenibile desiderio di propagazione della specie e in quell’evento – almeno a volte – con una cosciente cura genitoriale, un desiderio di contribuire all’abbassamento del tasso di dolore e a un futuro migliore.

Giovanna Brambilla – Mettere al mondo il mondo (Vita e pensiero, Milano 2021)
Giovanna Brambilla – Mettere al mondo il mondo (Vita e pensiero, Milano 2021)

LA DUREZZA DELLA NASCITA TRA JR E VANESSA BEECROFT

Nel percorrere questi tracciati anche verticali, tra abissali dimensioni inconsce e affioramenti alla consapevolezza, Giovanna Brambilla riesce in un ossimoro, in un equilibrio impossibile tra un massimo di empatia con la gioia e le trepidazioni delle madri e dei loro corpi nell’accogliere e nello sgravare il mistero della nascita, e un massimo di lucidità ed esattezza nel guardare l’altra faccia della meraviglia, i dolori, la fatica, le lacerazioni, l’inospitalità di un mondo preesistente che teme e rifiuta il nuovo mondo, rigettandolo ai margini, privandolo di cittadinanza e diritto ancor prima di averne ascoltato un singolo vagito.
Ne fa fede l’immagine di copertina, opera di JR, artista francese, che allestisce una gigantografia di Kikito, bambino messicano di un anno, nato dall’altra parte della frontiera costruita da Trump. Il suo sorriso appena accennato e disarmante da un’altezza di venti metri guarda il muro, innescando la muta deflagrazione dell’insensatezza, l’assurdità di una lotta arida, cieca e spietata contro ogni altro venire al mondo. Anche la composta foto di Vanessa Beecroft, contemporanea Madonna del latte, con i due gemelli sudanesi in braccio che non riuscì ad adottare, testimonia dell’impotenza di fronte alla rete di vincoli capaci di imbrigliare anche le piccole speranze di futuro.

Venere di Willendorf, 24.000 22.000 a.C.
Venere di Willendorf, 24.000 22.000 a.C.

NASCITA E MERAVIGLIA DA OLIVIERO TOSCANI AD ALBERTO GARUTTI

Ma il libro non è un cahiers de doléances verso l’incapacità d’accoglienza del mondo e tra le schede trovano posto le opere che celebrano l’eccezionalità e la ricchezza della nascita per tutta la società locale, anche solo con un pulsare della luce pubblica a ogni nascita, come nell’opera di Alberto Garutti, proprio qui a Bergamo, ma anche a Roma, Gent, Mosca e Istanbul.  Ed è presente, forte e appassionato l’invito a scoprire la meraviglia facendo a meno della consueta glassa di retorica, guardando in faccia i fatti nel loro accadere, a ritrovare la bellezza della nascita nella foto di Oliviero Toscani che ritrae Giusy al suo primo strillo, ancora coperta di meconio, con il lungo cordone ombelicale da recidere, o nelle madri con i neonati in braccio, fotografate da Rinecke Dijkstra, subito dopo il parto, su sfondo neutro, con gli slip medici, lo sguardo sospeso in un minimalismo figurativo dell’avvento che ci riporta potentemente alla biologia, al fatto che anche gioia, meraviglia e speranza sono fatte di corpi, sangue, carne e umori.
Così, il libro di Giovanna Brambilla, con l’esattezza del suo sguardo nel dissezionare le opere d’arte e nel restituircene una comprensione arricchita e profondamente interrogante, ci induce a percorrere i labirinti esistenziali della nascita e ci rassicura che, anche laddove la nostra comprensione vacilla e si arresta di fronte al mistero, sia opportuno addentrarci,  esporci e stupire.

– Luca Dal Pozzolo

Giovanna Brambilla – Mettere al mondo il mondo. Immagini per una rinascita
Vita e pensiero, Milano 2021
Pagg. 128, € 15
ISBN 9788834346662
www.vitaepensiero.it

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Luca Dal Pozzolo
Luca Dal Pozzolo, Architetto, nato nel 1956 è responsabile delle attività di ricerca in Fondazione Fitzcarraldo, ed è direttore dell'Osservatorio Culturale del Piemonte. Gli ambiti di ricerca riguardano le politiche culturali e la programmazione territoriale, i beni culturali e lo sviluppo locale. Luca Dal Pozzolo è stato visiting professor in diverse università in Francia, Belgio e Spagna. Ha pubblicato numerosi libri ed articoli sui temi dell'economia della cultura, della programmazione culturale e della progettazione urbana. Insegna inoltre presso il Politecnico di Torino.