I 100 anni dalla nascita di Joseph Beuys raccontati attraverso le opere della collezione di Helga de Alvear. Arte contemporanea nella città spagnola di Cáceres, patrimonio dell’Unesco in Estremadura

Helga de Alvear è una nota mecenate e gallerista tedesca che da anni vive e lavora a Madrid. Possiede una straordinaria collezione di opere del nostro tempo (compresa un’edizione dei Capricci di Goya), che di recente ha donato alla città di Cáceres, in Estremadura. Una parte di tale patrimonio è oggi esposta nel bel museo che porta il suo nome, inaugurato in aprile: un “Reina Sofía” in scala ridotta (per qualità e varietà delle opere), inserito con discrezione nel contesto storico della città patrimonio dell’Unesco. Il resto, conservato nei depositi di Madrid, è oggetto di esposizioni temporanee costruite intorno al valore intrinseco della collezione e ai legami tra gli artisti che la compongono.

LA MOSTRA SU BEUYS A CÁCERES

Per commemorare i cento anni della nascita di Joseph Beuys (Krefeld, 1921-Düsseldorf, 1986) la Fondazione Helga de Alvear ha allestito negli spazi della Casa Grande (prima sede a Cáceres, aperta nel 2011) una mostra pensata per avvicinare il pubblico alla controversa quanto carismatica figura dell’artista tedesco, fra i più influenti del XX secolo. Il titolo Antecedentes, coincidencias e influencias è preso in prestito da un’analoga esposizione dedicata a Goya, nel 1947, a Madrid, e allude ai tanti legami, volontari o involontari, che Beuys creò con personalità del suo tempo, durante le diverse fasi di una biografia creativa impossibile da definire in maniera univoca.

Museo de Arte Contemporáneo Helga de Alvear, Cáceres. Photo Amores Pictures
Museo de Arte Contemporáneo Helga de Alvear, Cáceres. Photo Amores Pictures

I FOTORITRATTI DI WERNER KRÜGER

Da John Cage a Andy Warhol, i volti di artisti, musicisti, scrittori e intellettuali attivi in Germania (ma non solo) tra gli Anni Sessanta e gli Anni Ottanta sfilano sulle pareti dei corridoi dell’edificio: Künstlerfotos (1972-2007) è una serie di ritratti fotografici che la stessa Helga acquistò anni fa dal fotografo e amico tedesco Werner Krüger, collaboratore di Beuys e autore di buona parte della documentazione in immagini delle performance dell’artista. Corredata di un breve testo, ogni foto offre nessi e relazioni sorte intorno Beuys in un ampio contesto artistico, che va dalla scena di Düsseldorf a quella newyorchese, da Fluxus all’Arte Povera (rappresentata da Giuseppe Penone). Tra gli antecedenti, ci sono lo scienziato Rudolf Steiner, che con la sua filosofia della libertà ispirò il motto “ogni uomo è un artista”; e lo scultore Ewald Mataré, insegnante dell’Accademia di Belle arti di Düsseldorf, dal quale Beuys apprese la forza plastica che applicò al suo linguaggio estetico d’avanguardia.

BEUYS, MAESTRI, AMICI E ALLIEVI

La mostra – curata da José María Viñuela, direttore artistico del museo e a lungo conservatore patrimoniale della Banca di Spagna ‒ riunisce quarantaquattro opere della collezione di Helga de Alvear: sei sono firmate dallo stesso Beuys, la maggior parte da amici e allievi, pur diversissimi fra loro, che appartenevano al suo circolo. Tra le tante influenze e connessioni, sono esposti lavori di discepoli come Imi Knoebel, Katharina Siverding e Lothar Baumgarten, autore della bellissima vetrina con tredici piatti con foglie secche e acqua (Wegwurf, 1984-86); il dittico concettuale Pyramide, Cylindre, Sphére, Cube, Museum, Academie di Marcel Broodthaers (1971) e uno dei due ritratti-omaggi che Nam June Paik gli fece nel 1989; ma anche tele informali di A.R. Penk e di Sigmar Polke, oltre a tre lavori di Gerhard Richter risalenti agli Anni Ottanta in cui frequentò Beuys.

BEUYS: GURU O PERFORMER? ARTISTA O POLITICO?

L’opera di Joseph Beuys sfugge a qualsiasi catalogazione. Guru, professore, politico, ambientalista, sciamano, provocatore e performer, l’artista tedesco, che nel 1972 proclamò “la rivoluzione siamo noi”, anticipò in realtà tendenze artistiche e tematiche sociali del nuovo millennio, non ultima la necessità di recuperare l’armonia tra uomo e natura e il ruolo politico dell’arte, intesa come “scultura sociale”.  Inseparabile dal cappellaccio sotto il quale si celava uno sguardo intenso e beffardo, nei tanti ritratti in bianco e nero scattati dall’amico Krüger Beuys stesso, con la sua postura fisica, si trasforma in opera d’arte.  Nei suoi readymade, conservati in vetrine come reliquie e fatti di legno, pietre, corde e batterie come Ohne Title (1962) o come Fond (1978), due mucchi di feltro, rame e pittura – materiali poveri, d’origine naturale, che si ripetono nell’installazione Angelus (1977) –, è condensata l’etica e l’estetica concettuale di un artista spirituale e visionario.

LA PERFORMANCE DI BEUYS CON IL COYOTE

Testimonianza delle tante azioni sono i documentari e le tante immagini scattate dal vivo. Ma è soprattutto attraverso il film in bianco e nero che documenta la celebre performance Coyote. I Like America and America Likes Me (1974) che il pubblico si immerge nell’essenza del rituale rivoluzionario e provocatorio di Joseph Beuys. Coabitando per tre giorni in una stanza di una galleria newyorkese con un animale selvaggio, un coyote simbolo dell’America primordiale, l’artista-sciamano confronta natura e cultura, forza bruta e intelligenza, per cercare di ristabilire equilibro fra uomo e ambiente. La celebre performance comprendeva altri dettagli concettuali: come lo stravagante viaggio dell’artista in ambulanza e aereo, da Düsseldorf a New York andata e ritorno, avvolto in una coperta di feltro; o gli esemplari di The Wall Street Journal, simbolo del capitalismo, fatti a pezzi dalla furia dell’animale.

Museo de Arte Contemporáneo Helga de Alvear, Cáceres. Photo Amores Pictures
Museo de Arte Contemporáneo Helga de Alvear, Cáceres. Photo Amores Pictures

CÁCERES CONTEMPORANEA MERITA UN VIAGGIO

La passione di Helga de Alvear per il lavoro degli artisti che compongono la sua collezione è davvero entusiasmante e la visita alla mostra e al museo, ovviamente, merita senz’altro un viaggio a Cáceres, a trecento chilometri da Madrid. “Mi innamoro di ogni pezzo che compro, ne resto letteralmente folgorata, spesso senza riflettere sul suo valore.  Purtroppo, però, non ho mai avuto l’occasione di conoscere di persona Joseph Beuys; ero così entusiasta della sua azione ‘7000 Eichen’ ‒ nella quale voleva piantare 7mila querce a Kassel, per Documenta VII, nel 1982 ‒ che dopo la sua morte comprai uno di quegli alberi da suo figlio Wenzel. Oggi mi resta il certificato dell’opera!”.

Federica Lonati

Cáceres // fino al 12 maggio 2022
Joseph Beuys: Antecedentes, coincidencias e influencias
MUSEO DE ARTE CONTEMPORÁNEO HELGA DE ALVEAR
calle Pizarro 8
www.fundacionhelgadealvear.es

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AutoreJoseph Beuys
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Federica Lonati
Federica Lonati (Milano, 1967), giornalista professionista italiana, dal 2005 vive a Madrid. Diploma al Liceo Classico di Varese e laurea in Lettere e Filosofia all’Università Cattolica di Milano, si è formata professionalmente alla Prealpina, quotidiano di Varese, scrivendo di cronaca, ma anche di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 al 2005 ha lavorato nella redazione di Lombardia Oggi, supplemento settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero della stessa Prealpina, occupandosi delle pagine di arte, moda e classica. Dalla Spagna ha scritto articoli per Libero, Qui Touring, Corriere del Ticino e Sole 24 ore. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con Agrisole, supplemento settimanale del Sole 24 ore, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola. Oggi scrive articoli, interviste e reportage raccontando la Spagna contemporanea, la sua cultura e il suo mondo artistico. Come freelance, oltre all’impegno costante con Artribune (iniziato nel 2014), collabora con testate come Bell’Europa e Bell’Italia, Il Gambero Rosso, Interni e D di Repubblica.