Arte, curatela, mostre e pubblico nella nuova edizione del libro di Marco Scotini

Offre una serie di utili riflessioni sull’idea di critica e curatela, ma anche sul concetto di mostre e di pubblico la nuova edizione del libro “Artecrazia” pubblicato da DeriveApprodi

Marco Scotini
Marco Scotini

La casa editrice DeriveApprodi ha pubblicato la nuova edizione di Artecrazia. Macchine espositive e governo dei pubblici. Il volume raccoglie gli scritti di Marco Scotini in quattro sezioni. L’ultima, intitolata storie, include tre testi dedicati agli sviluppi più recenti della sua attività. L’occasione è preziosa per considerare alcuni dei principali temi affrontati nel libro e, soprattutto, taluni aspetti della ricerca che Scotini svolge come critico e curatore.

L’APPROCCIO ALLE ARTI DI SCOTINI

Il pensiero critico che alimenta anche le numerose riflessioni sulle arti può assumere forme diverse. Quella che contraddistingue la ricerca di Marco Scotini appare sia nella sua scrittura sia nella sua attività di curatore. Il suo discorso critico è il risultato di un considerevole e ininterrotto lavoro di ricerca svolto tanto sul piano della teoria quanto su quello della pratica. Sono infatti le osservazioni incalzanti, che mettono in luce il suo disaccordo e il senso del dibattito che le anima, insieme allo studio delle produzioni artistiche e dei modi per conservarle ed esporle a costituire le basi dell’approccio di Scotini alle arti. Un approccio militante (ossia aderente alle loro trasformazioni e agli andamenti sistemici che ne consentono la produzione e la condivisione sociale) e dinamico (poiché orienta le sue indagini affrontando temi diversi non solo dall’esterno dei contesti esaminati, ma anche dal loro interno). La sua forma, oltre a risaltare negli ambiti menzionati, trova una fruttuosa trasposizione in quel suo laboratorio di inchiesta in continuo fermento. Pagina dopo pagina, gli scritti di Artecrazia ne restituiscono i lineamenti. Ciascuna delle quattro sezioni del volume – esposizioni, pubblici, schermi, storie – affronta vari temi legati alle arti attraverso una indagine sui diversi sistemi di relazioni che le rendono possibili.

I SISTEMI ESPOSITIVI SECONDO SCOTINI

Attività svolte da esseri umani per altri esseri umani, le arti non possono essere considerate fenomeni isolati supponendo che siano estranee a dinamiche sociali e culturali. Proprio per questo, nella prima sezione del libro, Scotini prende in esame i sistemi espositivi e le relazioni tra i diversi soggetti attivi nella realtà sociale – sede naturale dell’origine e della condivisione delle arti. Da una parte, sono oggetti delle sue riflessioni tanto la visibilità dell’evento artistico quanto le dinamiche alla base dell’industria creativa; dall’altra, i quesiti che solleva riguardano i musei, le ‘macchine espositive’, il ruolo che possono avere i curatori e gli accadimenti storici per le trasformazioni del mondo dell’arte – temi discussi nelle conversazioni con Charles Esche, Harald Szeemann e Li Xianting. I modi in cui possono essere presentate le arti meritano particolare attenzione, studiarli permette di prendere in esame anche la questione della loro neutralità. Tale disamina avrebbe origine in quella che (ragionando sulla poetica di Peter Friedl) Scotini descrive come la necessità di “impedire l’illusione che quello dell’esposizione sia uno spazio aperto, non codificato, non controllato, fuori da gerarchie prestabilite e da egemonie di impresa”. Una questione che non può essere affrontata senza ampliare lo spettro delle indagini. Vale a dire, considerando le numerose attività che sono imprescindibili perché vi siano le arti – d’accordo con l’ammissione che “è necessario ora concepire l’arte come lavoro” – ma anche i pubblici che possono farne esperienza.

Marco Scotini – Artecrazia. Macchine espositive e governo dei pubblici (DeriveApprodi, Roma 2021²)
Marco Scotini – Artecrazia. Macchine espositive e governo dei pubblici (DeriveApprodi, Roma 2021²)

LA VISIBILITÀ E IL COINVOLGIMENTO DEL PUBBLICO

Organizzati gli spazi, allestite le mostre, le opere possono essere condivise pubblicamente. La natura sociale delle arti, i presupposti per la loro esperienza e l’attenzione che richiedono sono i principali riferimenti degli scritti della seconda sezione del volume dedicata ai pubblici. In essa, Scotini pone al centro del suo discorso la valorizzazione delle arti formulando tre critiche. La prima è rivolta ai modi in cui le esposizioni possono essere all’origine di percorsi inclusivi o esclusivi, di presentazioni spettacolari o di fruttuosi inviti alla condivisione delle arti. Sullo sfondo vi sono alcune riflessioni di Walter Benjamin, in particolare la contrapposizione tra ‘valore culturale’ e ‘valore d’esposizione’, come emerge nel saggio dedicato alle poetiche di Sanja Iveković e Franco Vaccari. Tema ricorrente alla base della seconda critica è quello dell’attenzione, delle possibilità di esperienza delle arti. Il paradigma espositivo è indagato considerando l’influenza delle dinamiche sociali ed economiche sulla richiesta di attenzione e sul conferimento del valore, alla luce del rapporto tra arte e finanza ma anche di una prospettiva teorica che può essere ampliata ripensandone i riferimenti – come risulta dalle conversazioni con Paolo Virno. Vi è poi la terza critica. Consiste in una dichiarazione di insufficienza dello stesso discorso critico ed è riassumibile nella riflessione fatta da Scotini a proposito della ‘genealogia dei molti’. “L’impressione generale è che anche le domande di emancipazione e il discorso di critica radicale che il dibattito estetico e artistico contemporaneo solleva non siano più così ‘moderni’”. L’esigenza è perciò quella di coltivare il dibattito, di insistere sulla discussione dei presupposti teorici per aggiornare il discorso critico.

RIPENSARE LA RAPPRESENTAZIONE

I saggi raccolti nella terza sezione ruotano attorno al problema della rappresentazione. Sono in particolare la produzione di immagini e i mezzi utili a elaborarle ed esporle a essere i principali riferimenti. Quel lavoro chiamato ‘arte’ è osservato da Scotini in stretta relazione all’uso degli artisti di mezzi che consentano di portarne alla luce l’essenza e di criticarne la naturale inclinazione spettacolare. Guy Debord, Alberto Grifi, Oliver Ressler, Clemens von Wedemeyer sono i soggetti dei primi saggi. Ma questa sezione ha il pregio di invitare chi legge a prestare attenzione non solo alle politiche della rappresentazione ma anche alle dinamiche della loro influenza sociale e culturale. Gli schermi, i display – o, se si preferisce, i mezzi di esposizione – rimandano continuamente a uno dei temi centrali della critica e della curatela di Scotini: l’archivio. Esso è certamente la sede delle tracce che sono state recuperate, selezionate e organizzate secondo determinati presupposti. Ma è anche un mezzo di espressione. Nell’intervista con Gaia Casagrande Scotini chiarisce quanto il lavoro sull’archivio implichi ancora una volta una pratica basata sull’autocritica o, detto altrimenti, che possa rendere manifesti i limiti del mezzo mentre lo si usa. “Non esiste messa in mostra dell’archivio che non sia anche produzione e messa in mostra di un apposito display, come sua parte integrante, come forma imprescindibile d’enunciazione”. Infatti, l’elemento cruciale del suo progetto Disobedience Archive è esattamente la messa in discussione del display ossia dei modi di esposizione, “del regime di rappresentazione”, attraverso la loro presentazione. Tuttavia, la questione non è meramente teorica e neppure riducibile al solo uso dei mezzi per esporre o archiviare.

LE RESTITUZIONI CRITICHE

Contribuire a raffinare la valutazione degli oggetti sottoposti a esame, incentivarne la discussione, accrescere la riflessione teorica generale. Sono esiti auspicabili che possono essere conseguiti mediante la formulazione di un discorso critico, compreso il caso della sua applicazione allo studio delle arti. Quello di Scotini, nel frattempo, ha ampliato nuovamente il suo orizzonte. Gli scritti della quarta sezione permettono di riconoscere altri due approcci altrettanto cruciali per la sua ricerca. Il primo è l’approccio culturale, ribadito nei primi due saggi attraverso una puntuale indagine sull’eredità dell’arte contemporanea dell’ex Jugoslavia e sulle trasformazioni delle pratiche artistiche in rapporto agli studi di genere e al femminismo. Il secondo è l’approccio ecologico, decisivo per approfondire le molteplici dinamiche del rapporto tra le arti e la vita. Nel discorso critico di Scotini, questo secondo approccio è cruciale per mettere in discussione tanto le trasformazioni delle pratiche quanto il ruolo dell’essere umano che le svolge. Ma il quesito principale nel quale convergono i due approcci riguarda le narrazioni e, più precisamente, la loro formulazione. “Dunque come pensare alla riscrittura di una storia che possa risultare aperta a una dimensione cooperativa e autonoma, integrata di tutti quegli aspetti quali genere, etnie, ambiente che sono interconnessi e interdipendenti?”.

CRITICA E CURATELA NEL LIBRO DI SCOTINI

Gli scritti di Scotini alimentano la discussione sui temi che affrontano suscitando naturalmente quesiti e obiezioni. Critica e curatela si fanno tutt’uno nel suo discorso, nella misura in cui esso prende forma attraverso osservazioni che permettono anche di mettere in discussione la stessa posizione di chi le formula. Un esempio è dato dalla riflessione sul rischio della perdita di contenuti sociali e politici nelle arti. Rischio che, scrive Scotini, richiede di essere considerato con attenzione ammettendo anche che “ormai non rimane altro che ‘lavorare sul lavoro’: sulle attuali condizioni del proprio lavoro”. A questo si aggiunga anche il presupposto stesso del suo laboratorio critico e curatoriale che può essere riassunto nella necessità “di riprendere in mano il modello dell’inchiesta ‘a caldo’, di un’attività pratica di conoscenza in cui la teoria possa venire verificata e rinnovata alla luce dei fatti e dei comportamenti reali. Una inchiesta all’interno delle industrie creative”. Un modo, insomma, per rimettere continuamente al centro del suo discorso quel dibattito inesauribile che lo anima permettendogli di offrire continui spunti di riflessione.

Davide Dal Sasso

Marco Scotini – Artecrazia. Macchine espositive e governo dei pubblici.
DeriveApprodi, Roma 2021²
Pagg. 320, € 20
ISBN 9788865483701
www.deriveapprodi.com

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CuratoreMarco Scotini
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Davide Dal Sasso
Davide Dal Sasso è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell'Università di Torino. Le sue ricerche vertono sul rapporto tra filosofia e arti contemporanee con particolare interesse per la natura delle pratiche artistiche, dell’espressione e della rappresentazione. È membro di Labont-Center for Ontology, Università di Torino, ed è ideatore e curatore di "Dialoghi di Estetica", rubrica di filosofia e arte pubblicata dal 2012 sulla rivista Artribune. Ha pubblicato diversi articoli su temi di estetica, arte contemporanea e filosofia dell’arte. Ha curato la nuova edizione di Ermanno Migliorini, "Conceptual Art" (Mimesis, 2014) ed è l’autore di "Nel segno dell'essenziale. L'arte dopo il concettualismo" (Rosenberg & Sellier 2020).