Ripensare la curatela. La raccolta di saggi a cura di Marco Scotini

Si intitola “Utopian Display” il volume curato da Marco Scotini e dedicato ai nuovi modi di intendere la curatela e il medium espositivo nel contesto geopolitico attuale.

Marco Scotini (a cura di) – Utopian Display. Geopolitiche curatoriali (Quodlibet, Macerata 2019), dettaglio della copertina
Marco Scotini (a cura di) – Utopian Display. Geopolitiche curatoriali (Quodlibet, Macerata 2019), dettaglio della copertina

Le condizioni di possibilità delle arti nelle società contemporanee e il sistema socio-istituzionale che rende possibile la loro produzione, esposizione e condivisione. Sono questi i principali temi del discorso critico che prende forma nelle pagine del volume Utopian Display. Geopolitiche curatoriali, pubblicato dalla casa editrice Quodlibet e curato da Marco Scotini.
Un discorso che affronta quello che potremmo chiamare ‘lo sguardo culturale sull’arte’, esaminando il ruolo e la natura della pratica curatoriale, le possibilità espositive nel mondo dell’arte odierno. Questioni trattate nei quindici contributi raccolti nel volume, alla luce della geopolitica. Una scelta che, come chiarisce Scotini, è basata su una urgenza ossia sulla necessità di ragionare su arte, curatela e modi di esposizione tenendo conto delle dinamiche di competizione e contrapposizione tra diversi attori, economici e politici, nel mondo globalizzato. Presupposti decisivi affinché il discorso critico possa svilupparsi in due direzioni: individuando possibilità operative in rapporto a transizioni culturali e geografiche, considerando l’arte in modo alternativo rispetto alla concezione modernista. Un approccio cruciale anche per accrescere quel ‘laboratorio di ricerca’ che Scotini tiene attivo sui piani critico e curatoriale e che trova espressione tanto nella riflessione sul display e i modi della esposizione quanto in quella sulla natura stessa del discorso critico.

UNO SGUARDO ALTERNATIVO SULL’ARTE

I quindici saggi contribuiscono a tracciare i lineamenti di uno sguardo alternativo sull’arte che apre alla possibilità di riconoscerne i tratti non solo occidentali, le discendenze e le evoluzioni determinate dal multiculturalismo. Tale sguardo si definisce progressivamente mostrando in particolare due caratteristiche: si basa sull’esame critico delle dinamiche che alimentano ‘la dialettica integrazione-esclusione’ e mira a ripensare i processi sottesi alla triade produzione, esposizione, condivisione. Processi concernenti sia l’emergere delle arti nelle diverse culture sia la loro condivisione sociale da parte del pubblico. Temi affrontati prendendo in esame i contesti e i modi di agire, le scelte sul piano organizzativo ed espositivo, le geografie e le istituzioni. A emergere sono dunque sia la necessità di mantenere attivo e produttivo il dibattito critico – al fine di rinnovare le politiche dello sguardo culturale sull’arte – sia le diverse proposte di riforma dei modi della curatela. Non solo in termini di operatività pratica ma, soprattutto, di coesione tra quest’ultima e la riflessione critica, storiografica, culturale. Incentivando così l’avvio di un processo di rinnovamento che possa basarsi sulla interdisciplinarità e sulla fruttuosa relazione tra teoria e pratica.

I quindici saggi contribuiscono a tracciare i lineamenti di uno sguardo alternativo sull’arte che apre alla possibilità di riconoscerne i tratti non solo occidentali, le discendenze e le evoluzioni determinate dal multiculturalismo”.

Nel volume risaltano in particolare due nodi teorici: la ricerca di modelli alternativi, il ripensamento delle pratiche e dei modi di esposizione. Il primo concerne i piani ontologico ed epistemologico – ossia, tanto le pratiche artistiche e i loro frutti quanto le direzioni del discorso teorico su di esse e sui possibili modi della loro presentazione. Il secondo affronta il quadro istituzionale, gli spazi espositivi e le relazioni tra questi, la realtà sociale e i diversi contesti culturali. Per avere un’idea di come sono stati affrontati e articolati questi temi, consideriamo brevemente tutti i saggi individuando per ognuno di essi un concetto chiave. Ciascuno invita a riflettere sulle potenzialità del discorso critico sviluppato nel libro. Su quest’ultimo torneremo di nuovo alla fine.

LE ISTITUZIONI, TRA TEORIA E PRATICA

La prima sezione del volume esamina le istituzioni, dai punti di vista della pratica e della critica. Possibilità. Nel suo saggio Anselm Franke si interroga sul potenziale trasformativo che potrebbero avere i musei. Portando come esempio il Museo delle Donne in Zambia, Franke mette in luce la possibilità di reintegrare la memoria di fatti e relazioni sociali e culturali nella quotidianità. I musei potrebbero raggiungere tale obiettivo diventando arene di studio per “le possibilità del cambiamento” (p. 22), favorendo così riflessioni sulle loro politiche e sui rapporti con il potere e i diversi pubblici che mirano a coinvolgere. Ricerca. Ute Meta Bauer pone attenzione alla necessità di ridefinire ulteriormente l’identità della pratica curatoriale sottolineando due aspetti: le possibilità di connessione e il potenziale della ricerca che ne garantiscono gli sviluppi in direzione della produzione di senso che caratterizza la curatela. Entrambe le riflessioni mostrano che il rinnovamento non può avvenire in isolamento: l’arte è fenomeno sociale, in continua trasformazione. Relazioni. Il tema è centrale nelle riflessioni di Hou Hanru sul ruolo del museo come sede di produzione culturale che può essere rinnovato secondo il modello del “museo aperto” nel quale primeggiano relazioni sociali e scambio di conoscenze che, come scrive Hanru, è considerabile come “un microcosmo della società umana di qualità” (p. 43). Tempo. Nella riflessione sulla definizione dell’istituzione espositiva, sulla sua posizione storica e culturale, la dimensione temporale andrebbe considerata con maggiore attenzione, osserva Vasif Kortun. Mettendo in discussione la spettacolarizzazione del museo, Kortun individua due vie per rinnovarlo: una maggiore accoglienza verso contraddizioni e insuccessi, l’implementazione di un approccio interdisciplinare che includa anche il discorso accademico. Convergenze. Tra pratiche e teorie, tra discipline diverse, tra discorsi e attività organizzative. Sono quelle che esplora Pierre Bal-Blanc valutando le possibilità di un ripensamento della istituzione espositiva nei termini di un dispositivo culturale che operi secondo nuovi approcci sui piani esperienziale e teorico.

INCLUSIONE ED ESCLUSIONE

La relazione tra inclusione ed esclusione è affrontata nella seconda sezione del volume. Responsabilità. Oggetto di indagine del saggio di Geeta Kapur è la curatela osservata sotto la lente delle scelte, dei modi e delle attività. Con dovizia di esempi e acume critico, in una prospettiva geografica globale, Kapur riflette sulla curatela considerandola come pratica naturalmente simmetrica alle trasformazioni delle arti, al flusso e alla variabilità che alimenta le pratiche artistiche. Un modo per coltivare quella “chiamata critica rivolta all’arte sotto forma di curatela” (p. 119). Una concezione che riporta in primo piano le possibilità del cambiamento e la necessità di un aggiornamento, teorico e operativo, basato anche su una riflessione dedicata alla natura del transculturalismo. Paradigmi. Affrontando il tema della identità culturale latino-americana, Gerardo Mosquera considera la necessità di ripensare i modelli che nel discorso teorico determinano la formazione di quelle che chiama ‘entità storico-culturali’, rispetto alle quali si interroga sulle condizioni di riconoscimento sociale e dei rapporti con l’alterità. Aspetti concernenti l’identità, la condivisione e la valorizzazione dell’arte, nonché i modelli sui quali si basa e le possibilità della sua internazionalizzazione. Mediazione. La visibilità e condivisione dell’arte risentono delle dinamiche istituzionali e politiche della realtà sociale. Tina Sherwell esamina la produzione artistica palestinese in rapporto alla globalizzazione e alla geopolitica contemporanea, dagli Anni Ottanta a oggi. Individuando numerosi aspetti che influenzano la produzione e ricezione dell’arte, Sherwell mette in discussione la curatela e i suoi criteri di indagine, evidenziando la necessità di rivederne i modi di mediazione. Istruzione. Sviluppando una riflessione sul ruolo della conoscenza, nel saggio del collettivo curatoriale What, How & For Whom ‒ WHW prendono forma un profilo della figura del curatore e una valutazione sulle possibilità pratiche e teoriche dei processi di apprendimento. Narrazioni. Sono legate anche alle transizioni culturali, agli assetti legislativi e alle politiche istituzionali come mostra il saggio di Charles Esche dedicato all’esposizione di un quadro di Picasso del 1943 a Ramallah. Una occasione per ripensare le potenzialità del museo contemporaneo e le sue risorse narrative.

STORIA E MEMORIA

La terza sezione del libro affronta il rapporto tra storia e memoria. Sconfinamenti. Lo spazio reale e quello raccontato sono al centro delle riflessioni di Simon Njami sull’Africa, sulla proiezione narrativa che caratterizza la sua storia e sull’immagine di essa che traspare culturalmente e nelle pratiche artistiche. Una riflessione sui limiti minimi e le potenzialità metaforiche della narrazione. Riattivazione. Il testo di Rasha Salti pone l’accento sulle possibilità narrative del recupero del dato storico attraverso una pratica curatoriale basata su riferimenti utili ad ampliare la riflessione critica (decisivo il riferimento al concetto di ‘postcolonia’, elaborato dal filosofo camerunese Achille Mbembe) sviluppando così “una narrazione unitaria fatta di storie in intersezione” (p. 185). Rivalutazione. Anzitutto, del ruolo della rappresentazione in arte. Possibilità che, scrive Andrea Giunta, è stata offerta soprattutto attraverso le ricerche delle artiste latino-americane nel quadro delle sperimentazioni degli Anni Sessanta. Modi nuovi di lavorare con e sul corpo, attraverso temi legati a sessualità e questioni relazionali, dai quali nascono nuove letture sulle gerarchie sociali e sulla natura stessa delle arti. Discussione. Non edificio fisico ma attività di ricerca e performance. È così che si caratterizza il Museo Travesti de Peru che, come scrive Miguel A. López, benché non sia mai fisicamente esistito è stato un laboratorio di discussione su temi quali il razzismo e l’omofobia. Il ruolo del museo ripensato attraverso le domande alimentate dalle pratiche. Creatività. Le possibilità della curatela si basano anche su di essa, come spiega Carol Yinghua Lu che nel suo testo considera la pratica curatoriale come attività simile a quella dell’artista. Una concezione che sottolinea in modo ancora più netto tanto la relazione tra teoria e pratica quanto il ruolo della variabilità nelle attività del curatore considerato come “agente creativo” (p. 217).

Oltre a rivelare la centralità del desiderio di rinnovamento che anima i saggi raccolti nel volume, esso concorre a mostrare il fondamentale ruolo della educazione alle arti”.

Supporti e strumenti. Entrambi sono riferimenti imprescindibili per il discorso critico sviluppato nel libro. Elementi centrali per riflessioni nate anche attraverso incontri e seminari tenuti presso la NABA dal 2003, come ricorda Scotini. Modi diversi per coltivare un approccio critico sui temi del display e della curatela che rivelano anche il suo potenziale formativo. In particolare, è il richiamo alla utopia che caratterizza tale approccio a meritare una ulteriore osservazione. Oltre a rivelare la centralità del desiderio di rinnovamento che anima i saggi raccolti nel volume, esso concorre a mostrare il fondamentale ruolo della educazione alle arti. Ossia alle trasformazioni dei discorsi teorici su di esse in rapporto ai modi di elaborazione delle opere e a quelli che ne orientano l’esposizione e la condivisione pubblica. La più generale riflessione su props & tools invita sia a fare tesoro delle risorse messe in luce nel volume sia a individuare nuove vie di percorribilità per affrontare i temi presentati. Tale esito potrebbe essere raggiungibile – e qui, può innescarsi nuovamente il dibattito – anche attraverso il rinnovamento dei riferimenti teorici che vengono presentati, per dare così nuova linfa al discorso critico. Questo primo volume della collana NABA Insights, a cura di Italo Rota e Guido Tattoni, mostra che i presupposti ci sono e che l’esercizio della critica è cruciale.

Davide Dal Sasso

Marco Scotini (a cura di) – Utopian Display. Geopolitiche curatoriali
Quodlibet, Macerata 2019
Pagg. 224, € 20
ISBN 9788822904157
www.quodlibet.it

ACQUISTA IL LIBRO in italiano oppure in inglese

Dati correlati
CuratoreMarco Scotini
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Davide Dal Sasso
Davide Dal Sasso è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell'Università di Torino. Le sue ricerche vertono sul rapporto tra filosofia e arti contemporanee con particolare interesse per la natura delle pratiche artistiche, dell’espressione e della rappresentazione. È membro di Labont-Center for Ontology, Università di Torino, ed è ideatore e curatore di "Dialoghi di Estetica", rubrica di filosofia e arte pubblicata dal 2012 sulla rivista Artribune. Ha pubblicato diversi articoli su temi di estetica, arte contemporanea e filosofia dell’arte. Ha curato la nuova edizione di Ermanno Migliorini, "Conceptual Art" (Mimesis, 2014) ed è l’autore di "Nel segno dell'essenziale. L'arte dopo il concettualismo" (Rosenberg & Sellier 2020).