Museum of Obsessions, il Getty di Los Angeles dedica una grande mostra al curatore Harald Szeemann

Il museo californiano dedica una grande retrospettiva a Harald Szeemann, curatore tra i più influenti e controcorrente del secondo Novecento a cui si devono mostre ancora oggi ricordate per l’approccio rivoluzionario. L’esposizione nel 2019 farà tappa anche in Italia…

Harald Szeemann
Harald Szeemann

È senza ombra di dubbio il curatore d’arte contemporanea più influente e amato del secondo dopoguerra. Il suo metodo di lavoro, la sua immaginazione ma soprattutto il suo modo anarchico di interpretare l’arte, lo hanno reso un modello tuttora insuperato per tutte le generazioni successive di curatori – a proposito, a lui si deve la figura del “curatore indipendente”, di cui è stato antesignano. Stiamo parlando di Harald Szeemann (Berna, 1933 – Tegna, 2005), critico d’arte il cui nome è accostato alle mostre e agli artisti più iconici del secondo Novecento e al quale il Getty Research Institute di Los Angeles dal 6 febbraio al 6 maggio 2018 dedicherà una grande retrospettiva dal titolo Harald Szeemann: Museum of Obsessions.

Harald Szeemann a Venezia, giugno 1999 (foto Elio Montanari)
Harald Szeemann a Venezia, giugno 1999 (foto Elio Montanari)

CARRIERA DI UN CURATORE FUORI DAGLI SCHEMI

Nel 1961, a 28 anni, Szeemann fu nominato direttore della Kunsthalle Bern in Svizzera, diventando uno dei più giovani direttori di musei del mondo. Durante i suoi otto anni e mezzo di direzione, Szeemann ha trasformato la Kunsthalle in una vetrina internazionale, concentrandosi sugli esiti più innovativi dell’arte contemporanea e sviluppando mostre storiche e tematiche spesso fuori dagli schemi, come le indagini sull’arte cinetica, l’arte dei malati mentali, l’arte popolare religiosa. When Attitudes Become Form (1968) è forse la mostra curata da Szeemann più famosa, preparata dopo lunghe ricerche e viaggi alla ricerca dei nuovi talenti di allora. Concept del progetto era l’indagine dei processi artistici nell’arte concettuale, linea curatoriale che ha visto molti realizzare i loro lavori direttamente sul posto, provocando non pochi danni alla struttura della Kunsthalle Bern: Richard Serra spruzzò piombo fuso contro le pareti, Joseph Beuys spalmò gli angoli con la margarina, Lawrence Weiner rimosse una sezione di muro e Michael Heizer la piazza di fronte alla Kunsthalle con una palla da demolizione. La mostra ha suscitato polemiche internazionali che alla fine hanno portato Szeemann a dimettersi dalla direzione della Kunsthalle, ma da quel momento la sua carriera è stata un divenire di successi. Basti ricordare la curatela di Happening & Fluxus per il Kölnischer Kunstverein di Colonia (1970), mostra che fece scandalo per le performance degli azionisti viennesi, considerate sessualmente esplicite e violente; nel 1972 la nomina di segretario generale di documenta 5; nel 1999 e nel 2001 la direzione artistica della Biennale di Venezia; e nel 1980 l’ideazione di Aperto, sezione della Biennale di Venezia dedicata ai giovani artisti creata insieme ad Achille Bonito Oliva.

Una veduta dell’archivio Szeemann (foto latimes)
Una veduta dell’archivio Szeemann (foto latimes)

LA MOSTRA

Harald Szeemann: Museum of Obsessions esplora la vita e la carriera del curatore svizzero, dai suoi rapporti con le Avanguardie degli anni Sessanta e Settanta fino alle mostre degli anni Novanta e Duemila. Il Getty presenterà al pubblico l’archivio di Szeemann acquisito nel 2011, una raccolta enorme – definita dal critico il “museo delle ossessioni” – che copre cinque decadi di carriera curatoriale – ovvero più di 150 mostre –, oltre a comprendere documenti, fotografie, carteggi privati con artisti e oggetti collezionati dal curatore. Il lavoro di Szeeemann copriva vaste aree di ricerca, andando oltre le usuali chiavi di lettura della storia dell’arte e spesso abbracciando campi creativi al di fuori delle arti visive. “Il museo delle ossessioni di Szeemann”, spiega il curatore della mostra e responsabile del settore arte moderna e contemporanea al Getty Research Institut Glenn Phillips, “comprendeva non solo il luogo fisico dell’archivio, ma anche un paesaggio mentale che racchiudeva tutti i momenti di genialità e intensità artistica delle sue mostre, sia realizzate che non realizzate, passate e future”. La mostra è suddivisa in tre sezioni tematiche: Avant-Gardes, un focus sulle prime mostre di Szeemann e il suo impegno con le avanguardie artistiche degli anni ’60 e dei primi anni ’70, Utopias and Visionaries, che esplora le mostre degli anni ’70 e ’80, e Geographies, che mostrerà il lato cosmopolita di Szeemann, il suo debole per i viaggi e l’attenzione alle grandi mostre internazionali. Collateralmente sarà riproposta una mostra poco nota di Szeemann, risalente al 1974: Grandfather: A Pioneer Like Us, esposizione che il critico d’arte dedicò a suo nonno Étienne Szeemann, parrucchiere, fabbricante di parrucche e inventore di una macchina per le onde permanenti. Dopo Los Angeles, le due mostre faranno una tournée internazionale che toccherà Berna, Düsseldorf, New York e anche il Castello di Rivoli (TO) dal 26 febbraio al 26 maggio 2019.

– Desirée Maida

Los Angeles // dal 6 febbraio al 6 maggio 2018
Harald Szeemann: Museum of Obsessions
Getty Research Institute
www.getty.edu

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.