Che cosa ‘vediamo’ quando ‘leggiamo’? Risponde Peter Mendelsund

Per il “Wall Street Journal” le sue copertine sono “le più iconiche e immediatamente riconoscibili nel mondo della narrativa contemporanea”. Ora in un libro molto speciale l’affermato art director di Alfred A. Knopf e Pantheon Books compendia parte del suo sapere professionale.

Peter Mendelsund, Che cosa vediamo quando leggiamo, pp 116 117
Peter Mendelsund, Che cosa vediamo quando leggiamo, pp 116 117

È innegabile che nell’atto del leggere il lettore vede qualcosa oltre alle parole sulla pagina: la lettura è dunque anche un atto dell’immaginazione. Ricordiamo che Ludwig Wittgenstein nel Tractatus Logico-Philosophicus scrive che “La proposizione è un’immagine della realtà, è un modello della realtà quale noi la pensiamo”. E Oliver Sacks, in Allucinazioni, sottolinea che “noi non vediamo con gli occhi: vediamo con il cervello.

MENDELSUND E LA LETTURA

Partendo da tali premesse, Peter Mendelsund – che della grafica e dell’art direction editoriale è anche teorico e in un certo senso pure filosofo – afferma che quando ricordiamo l’esperienza di aver letto un libro, immaginiamo un dispiegarsi continuo di immagini. Ecco, esattamente di ciò si tratta in questo spesso volume pensato e prodotto come un saggio figurato di fenomenologia della percezione visiva e dei processi mentali: di come il linguaggio scritto sia un potente produttore di immagini, un fertile motore dell’immaginazione. L’esperienza della lettura non è come quella della visione di un film: per accurate che siano le descrizioni degli scrittori, non sono mai complete, per così dire oggettive; pertanto ogni lettore colma le lacune dell’indistinto mettendoci sempre qualcosa (anche molto) di suo, soggettivamente. Nota Mendelsund:
È proprio quello che il testo non dice apertamente a sollecitare la nostra immaginazione. E dunque mi chiedo: forse immaginiamo di più, o più nitidamente, quanto più un autore è criptico e sfuggente?.

Peter Mendelsund – Che cosa vediamo quando leggiamo (Corraini, Mantova 2020) _cover
Peter Mendelsund – Che cosa vediamo quando leggiamo (Corraini, Mantova 2020) _cover

L’IMPORTANZA DEGLI INCIPIT

Chiamatemi Ismaele”, il celebre incipit del Moby Dick di Melville in cui il protagonista si rivolge direttamente a noi lettori, suggerisce che tali parole si leggono con l’orecchio mentale, indicando che la lettura può essere anche un atto del sentire. Gli incipit sono parte essenziale di ogni libro, sono le soglie attraverso le quali passiamo, anche in modi confusi, dalla realtà fenomenica a quella presentata sulla pagina, sulla quale poi il nostro occhio rimbalzerà in molti modi differenziati. Mendelsund si addentra così nell’analisi minuziosa del rapporto che si crea, tramite l’azione della lettura, tra i percorsi del lettore e le intenzioni dell’autore. Le notazioni interessanti e istruttive sono innumerevoli. Per esempio questa bella citazione di John Steinbeck: “Be’ i libri dove si parla molto mi garbano, però non mi va che mi dicano com’è fatto quello che sta parlando. Che faccia ha lo voglio capire io, dal modo come parla. E poi c’è un’altra cosa: mi piace anche di capire quel che sta pensando da quello che dice”. Forse siamo più bravi a immaginare le azioni che non gli oggetti? Meglio dunque gli avverbi degli aggettivi?

IL LIBRO DI MENDELSUND

È bella l’intuizione che l’esperienza della lettura di un libro possa essere come l’esecuzione di un brano musicale, dove il lettore è autore della performance (o direttore d’orchestra) e insieme suo spettatore. O quella che la memoria è fatta di immaginario e l’immaginario è fatto di memoria. O anche l’interrogativo se sia possibile esercitarsi a immaginare, come ci si esercita nel disegno, per riuscire a immaginare meglio. Nella lunga “conversazione illustrata”, come la definisce l’autore, gli spunti stimolanti si presentano numerosi. E non mancano interlocutori autorevoli: Roland Barthes, Italo Calvino, Alain Robbe-Grillet, Vladimir Nabokov, Jean Piaget… La stessa veste grafica delle pagine interne è pensata per farsi leggere in modo ritmato, con ricercati effetti sinestetici, e concorre alla composizione di un libro sicuramente originale.

Ferruccio Giromini

Peter Mendelsund – Che cosa vediamo quando leggiamo
Corraini Edizioni, Mantova 2020
Pagg. 452, € 19,50
ISBN 9788875708337
https://www.corraini.com/

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Ferruccio Giromini
Ferruccio Giromini (Genova 1954) è giornalista dal 1978. Critico e storico dell'immagine, ha esercitato attività di fotografo, illustratore, sceneggiatore, regista televisivo. Ha esposto sue opere in varie mostre e nel 1980 per la Biennale di Venezia. Consulente editoriale, ha diretto collane di libri, cd-rom, video, periodici per numerosi editori. Dal 1979 tiene docenze per istituzioni pubbliche e private, tra cui dal 1984 per il Politecnico G. Byron di Genova, dal 1988 per l'Istituto Europeo di Design di Milano e dal 2020 per l'Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova. Finora ha curato e presentato oltre cinquecento esposizioni e manifestazioni su illustrazione, fumetto, fotografia, cinema d’animazione, arti visive contemporanee, in Italia e nel mondo, e ha fatto parte di oltre centocinquanta giurie, in molti casi in qualità di Presidente. A partire dal 1982 è stato consulente artistico di varie manifestazioni: il Premio Andersen-Baia delle Favole di Sestri Levante, il Festival Internazionale Comics "Babel" di Atene, il Festival Nuvole parlanti-Fumetto in palcoscenico di Genova, il Mondo Mare Festival in Liguria. Per alcuni anni ha condiviso la direzione della mostra internazionale di cinema d'animazione Cartoombria di Perugia. Dal 2007 è direttore artistico del Premio "Sergio Fedriani" di Genova; ha ideato e diretto in Liguria il Festival Fantastiche Terre di Portofino e a Camogli il Premio Skiaffino e la manifestazione Il Porto delle Storie. I suoi ultimi libri: “Res Pubica-De Occulta Lanugine” (Prisma Studio), “Très” (a2mani), “L’amo, la lettura” (Il Canneto).