C’è un libro che racconta il sorprendente rapporto storico tra arte, biciclette e ciclismo 

Mentre il Giro d’Italia 2026 è iniziato e mette in pista livree d'autore, il memoir del gallerista e produttore di bici Antonio Colombo “A.C. Confidential” racconta l'incontro tra i telai della sua Columbus e l'arte attraverso i rapporti con artisti come Schifano e Cattelan

L’8 maggio è partito da Nessebar il Giro d’Italia 2026. Tra i plotoni si nasconde una gara che non riguarda solo il cronometro, ma i telai dipinti e le collaborazioni con i designer. Chi ha acceso la miccia? La risposta è: Antonio Colombo. Il suo libro, intitolato A.C. Confidential. La mia vita tra arte, bicicletta e design (Ediciclo Editore, 2026, scritto con Giacomo Pellizzari), racconta l’anomalia del patron di Columbus e Cinelli, capace di fondere rigore tecnico e visione artistica: “Tutti prima o poi hanno l’ambizione di scrivere un libro, adesso tocca a me!“. Il cuore del racconto è il corpo a corpo con l’eredità del padre, Angelo Luigi Colombo, che nel 1933 a Berlino strinse l’accordo con Marcel Breuer, mente del Bauhaus, fornendo i tubi d’acciaio per i celebri mobili Wohnbedarf.

AC Confidential, La mia vita tra arte, bicicletta e design, copertina, Ediciclo Editore, 2026
AC Confidential, La mia vita tra arte, bicicletta e design, copertina, Ediciclo Editore, 2026

Tutte le possibilità dell’acciaio Columbus

Se per il padre l’acciaio era perizia tecnica, per Antonio diventa superficie di rivolta. Le sue frequentazioni con il Giro risalgono al 1974: “Con un mio prodotto fui sponsor del bracciale Neo-Pro. Mi infuriavo perché non restava incollato al braccio. Il Giro lo vinse Merckx e io avevo i baffi come Vallanzasca“. In seguito, i suoi tubi d’acciaio Columbus furono usati dalla maggioranza dei corridori e Colombo finì, con sua grande soddisfazione,citato nel Garibaldi, la bibbia tecnica della corsa: “Così si chiama, fra quelli nel giro del Giro, la guida; perché nel 1961 era il Centenario dell’Unità d’Italia e l’eroe dei due mondi era in copertina”.

Keith Haring e il suo Rampichino. Crediti Colombo’s Archive.
Keith Haring e il suo Rampichino. Crediti Colombo’s Archive.

Columbus tra arte, ciclismo e design

Nel 1978 l’imprenditore acquisisce il marchio di biciclette Cinelli e inizia a far parlare ai telai la lingua di Mendini, Haring, Barry McGee, Alchimia, Fornasetti, Pawson, Lamb, Serafini, Vigo, Moschini, Guarnaccia. Sono gli anni in cui introduce in Europa la prima mountain bike, il Rampichino (1985): color “verde pino“, per “rampegare in montagna nel silenzio“. Poi, lancia la prima BMX continentale, la prima gravel e la prima bici a scatto fisso, quelle con un solo rapporto e con la ruota non libera. Nel 1991 il modello Laser vince il più importante premio del design italiano, il Compasso d’oro.

I sogni di Antonio Colombo

Col tempo il legame istituzionale col Giro d’Italia si è spezzato per dare vita a qualcosa di nuovo: “Vennero altri anni e quella kermesse divenne sempre più inarrivabile per me e i miei amici artisti. Mi trovai un altro giro, quello delle bici fisse, e della corsa internazionale Red Hook Criterium fatta con questo tipo di mezzi. Divenni un leader di un nuovo mondo nascente, di ciclismo urbano alternativo. Barry McGee e Futura 2000 stavano dalla mia parte e iniziai l’Artist Program che si chiuse con l’ideazione della bici gravel di Mendini nel 2022“. Era un sogno che faticava a entrare nel professionismo: “Non fui mai sponsor con bici di artisti al Giro, sarebbe stato troppo costoso. Avrei tanto voluto avere un team pro con John Belushi come presidente onorario e biciclette Aquilante come il cavallo giallo di Brancaleone“.

Catalogo Mobili Razionali Columbus, Milano, anni Trenta. Crediti 03. Colombo’s Archive
Catalogo Mobili Razionali Columbus, Milano, anni Trenta. Crediti 03. Colombo’s Archive

Il ciclismo secondo Mario Schifano e Maurizio Cattelan

Il suo amico Mario Schifano, invece, fece un colpo da maestro disegnando le maglie del Tour de France 1988-89. “Quelle grandi macchie lasciarono perplesso il mondo delle due ruote. ‘Non erano Pro Racing’ si diceva”. Ma Mario saltellava felice guardando la TV. L’intesa professionale e amichevole, con il pittore, portò Antonio ad “accaparrarsi” il suo più grande dipinto raffigurante le bici, del 1982. “Ero e sono un collezionista e ogni acquisto, spesso impulsivo, per me ha il sapore dell’accaparramento, una sorta di bottino sottratto agli altri, all’artista, al collezionista, per entrare nel mio disordinato archivio, magazzino, museo ‘dell’uno sopra l’altro‘”. Negli stessi anni anche Maurizio Cattelan frequentava i suoi uffici. Voleva guidare uno schiacciasassi per passarlo sopra la bici di Pantani prima del Giro. “Mi industriai per proporlo all’organizzazione e ai suoi Direttori che ben conoscevo. Avevo trovato lo schiacciasassi, i trasporti, tutto ciò che serviva, ma ci diedero dei pazzi e non se ne fece nulla. Nel frattempo, dopo un paio di anni e la Biennale del 1997 (quella coi 300 piccioni imbalsamati e le biciclette) Maurizio diventava sempre più famoso e ricevetti una telefonata: “Ma quel tuo amico… ricordi? Non farebbe qualcosa di simile?” Tempo scaduto! – mi disse Maurizio”.
Il viaggio narrato in A.C. Confidential è oggi racchiuso a Milano, nella Colombo’s Gallery e nel Colombo’s Archive, una combinazione pura di arte, design e cultura ciclistica.

Luisa Taliento

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Luisa Taliento

Luisa Taliento

Primo viaggio: Milano-Istanbul, in pullman. Da allora ha sempre amato girare il mondo. Dopo la laurea in Lettere moderne, conseguita presso l’Università degli Studi di Milano, con una tesi dal titolo: “La stampa socialista negli Stati Uniti” si è diplomata…

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