Arte e patrimonio. Un percorso in cinque libri

Dalla storia del concetto stesso di patrimonio culturale alla vita esemplare di Ettore Modigliani, dallo stato dell’arte alle nuove professioni. Cinque libri per allargare gli orizzonti.

Si fa presto a dire “patrimonio culturale”. Perché in effetti è un concetto non recente, come si potrebbe sostenere con un ingiustificato sfoggio di acume, bensì un concetto posto a continue e ri(s)voltanti revisioni. Questo lo si capisce bene anzi benissimo grazie al dotto studio di Simone Verde, e pure ahinoi seguendo le Memorie di Ettore Modigliani. Come poi tale concetto sia declinato in mille e mille forme lo racconta il rapporto stilato dalla Fondazione Hruby e interpretato da esimi rappresentati del mondo culturale. E infine c’è lo sguardo sul futuro, nolenti o volenti, che passa per nuove figure e nuove storie, tra una Canevazzi e un Concas.

Marco Enrico Giacomelli

1. CRISTOFORO COLOMBO E LE BELLE ARTI

Simone Verde – Le belle arti e i selvaggi (Marsilio, Venezia 2019)

Dottissima cavalcata lungo i secoli, questa proposta dal direttore del parmense Complesso della Pilotta, Simone Verde. D’altro canto, l’autore ha un’alta formazione filosofica, antropologica e museologica che in pochi nella sua posizione possono vantare. Cosa racconta dunque? Racconta della curiosa, aggettiviamola così, tendenza all’eterogenesi dei fini che contraddistingue il rivolgersi al patrimonio culturale del passato. Per spiegarci: tante nostre belle chiese e cattedrali e abbazie sono costruite con materiali prelevati da architetture romane e greche, e questo proprio mentre si celebrava la grandezza del pensiero antico. Ancora più chiaramente: la razzializzazione della nostra eredità culturale durante il Ventennio fascista è cosa nota, e questo proprio mentre il ministro Bottai poneva le basi per la tutela “moderna” del patrimonio, combattuto fra la condanna dell’eugenetica e la connotazione dei beni culturali come “arma di guerra”. Legami tossici già studiati e analizzati, ma il pregio del libro di Verde è di innescare continuamente nuovi punti di vista, allontanandosi dagli esempi più noti per poi tornarci, così come accostandosi agli autori più noti per tornarvi solo dopo un détour per firme assai meno celebri, e il medesimo movimento lo applica anche nell’accostare le discipline, in particolare la storia dell’arte e l’antropologia, come nella sua formazione, con qui numi tutelari dell’Italia post-unitaria che furono, rispettivamente, Adolfo Venturi e Luigi Pigorini. Così facendo, ad esempio, si può leggere in maniera piuttosto inedita l’impatto che ebbe sulla cultura storico-artistica europea la scoperta delle Americhe e di quei “selvaggi” citati nel titolo.

Simone Verde – Le belle arti e i selvaggi
Marsilio, Venezia 2019
Pagg. 320, € 29
ISBN 9788831727952
www.marsilioeditori.it

2. ETTORE MODIGLIANI: LE MEMORIE DELLO STORICO DIRETTORE DI BRERA

Ettore Modigliani – Memorie (Skira, Milano 2019)

Così, allo scoppio della guerra, senza più ufficio, senza più cariche o incarichi di sorta, senza più neanche la possibilità di studiare e leggere a mio piacimento, perché finanche le aule delle pubbliche biblioteche mi erano state chiuse in obbedienza alla ‘razza”’,  e non sentendomi, d’altra parte, di accettare una pensione all’estero, gentilmente offertami in Inghilterra, che avrei senza volerlo sottratta a qualche studioso nelle mie condizioni, ma rimasto, per di più, privo interamente di mezzi per vivere in Italia, non mi restò che togliermi dalla ‘circolazione’, abbandonando la mia città e ritirandomi presso i miei nella nostra casina al mare; il che feci tanto più volentieri in quanto avevo modo così di dedicarmi un poco all’istruzione elementare dei miei due nipotini – Laura ed Enrico, i figlioletti di Norah – che correvano rischio altrimenti, in omaggio ai principî di cultura, anzi di ‘kultur’, del regime, di crescere analfabeti, non potendo più frequentare le scuole pubbliche e private e – ammessi per benigna concessione agli esami – avrebbero dovuto superarli, in banco a parte, in fondo alla classe, separati, come lebbrosi, dagli altri bambini”. Questo succedeva in Italia, questa la violenza e la vergogna incancellabile delle Leggi razziali, le cui spese racconta qui Ettore Modigliani, straordinaria figura della nostra cultura, direttore della Pinacoteca di Brera dal 1908 al 1935, sovrintendente della Lombardia dal 1910 al 1935, curatore (anche se allora il termine non esisteva) della “madre di tutte le mostre” – come la definisce Emanuela Daffra, autrice di uno dei saggi che chiudono il volume delle sinora inedite Memorie dello stesso Modigliani –, quella Exhibition of Italian Art 1200-1900 allestita alla Royal Academy of Arts di Londra nel 1930. Un libro da leggere in accoppiata con quello che un paio d’anni fa Skira ha dedicato a Fernanda Wittgens, altra figura chiave per Brera, altra figura chiave dell’antifascismo. (Per approcciare entrambe le figure in un colpo solo, c’è anche l’ottimo Ettore & Fernanda, romanzo grafico di Paolo Bacilieri.)

Ettore Modigliani – Memorie
Skira, Milano 2019
Pagg. 303, € 25
ISBN 9788857240862
www.skira.net

3. IL PATRIMONIO CULTURALE ITALIANO FOTOGRAFATO DALLA FONDAZIONE ENZO HRUBY

Salvatore Vitellino (a cura di) – Il tesoro più grande (Fondazione Enzo Hruby, Milano 2019)

Se Fitzcarraldo e Symbola, Hruby e CoopCulture – per citarne solo alcune – lavorassero in maniera sinergica, non avremmo forse un osservatorio puntuale e capillare, da nutrire poi con contributi d’ogni genere e foggia? Avremmo cioè un dataset notevolissimo con il quale nutrire le nostre data analysis, e non invece, come accade ora, energie “sprecate” per rinvenire più volte i medesimi dati e ritrovarci poi a non avere quelli di dettaglio, se non per alcune zone geografiche, per alcuni livelli, comparti e via dicendo. Terminata la lamentazione, non si può che accogliere con un misto di piacere e tristezza l’ennesima – e davvero ben fatta – ricerca, stavolta condotta dalla Fondazione Enzo Hruby. Una mole di dati tutta da leggere e interpretare e, nel volume, alcune letture di alto livello, condotte – oltre che dal vicepresidente della Fondazione, Carlo Hruby – dal direttore degli Uffizi Eike Schmidt, dalla presidente della Fondazione Museo delle Antichità Egizie Evelina Christillin, dalla presidente di ICOM Italia Tiziana Maffei, dal direttore generale della Fenice Andrea Erri e dall’ormai celeberrimo Luca Nannipieri. Se si dovesse scegliere una parola al termine della lettura, probabilmente dovrebbe essere ‘consapevolezza’, quella “consapevolezza diffusa di trovare ‘tesori monumentali’ ovunque, anche in luoghi sperduti, è un unicum italiano. Sarebbe interessante appurare quanto sia forte una tale consapevolezza in altri Paesi europei”. Questo scrive Schmidt. Ecco, sarebbe davvero interessante se non solo evitassimo di moltiplicare inutilmente gli sforzi in patria, ma costruissimo una rete continentale, un osservatorio europeo efficace ed efficiente sui temi della cultura e del patrimonio.

Salvatore Vitellino (a cura di) – Il tesoro più grande
Fondazione Enzo Hruby, Milano 2019
Pagg. 255, s.i.p.
ISBN 9788890444821
www.fondazionehruby.org

4. ART CONSULTANT: CHI È E COSA FA

Vera Canevazzi – Professione Art Consultant (Franco Angeli, Milano 2020)

Possibile o forse addirittura probabile che figure come quella dell’art consultant, che sinora in Italia non hanno avuto grande diffusione – e non è per forza un male –, diventeranno utili e magari necessarie in seguito all’epidemia da Covid-19. Perché? Perché si tratta di figure intermedie, di mediazione appunto, che nel nostro Paese non hanno mai davvero attecchito, vuoi per un approccio più emozionale all’acquisto dell’opera d’arte, vuoi per una gestione più familiare delle gallerie, vuoi per una talora non troppo trasparente modalità di gestire le transazioni. Ora però potrebbe cambiare, se non tutto, molto: distanziamento sociale, limitazione degli spostamenti, riduzione dell’accesso ai luoghi prima assai affollati di esposizione e distribuzione dell’arte favoriranno per l’appunto le figure di mediazione. Questo non ci deve però far pensare che sia sufficiente avere qualche vaga competenza economica, una buona rete di contatti e tanta buona volontà. Si tratta invece, nel caso specifico dell’art consultant, di una figura altamente professionalizzata, e per di più in molti campi fra loro differenti. Per cui occorre studiare, è presto detto, e l’agile libretto di Vera Canevazzi pone le basi per iniziare a farlo.

Vera Canevazzi – Professione Art Consultant
Franco Angeli, Milano 2020
Pagg. 110, € 16
ISBN 9788891790392
www.francoangeli.it

5. IL SISTEMA DELL’ARTE NEL XXI SECOLO

Andrea Concas – Professione arte (Mondadori Electa, Milano 2020)

Frotte di studenti, ma non soltanto loro, si sono formati o hanno dato forma e struttura alle loro idee sull’artworld leggendo il più volte aggiornato Il sistema dell’arte contemporanea di Francesco Poli. Chiaro, non è che ora quel volume debba andare in pensione, anzi; però Professione arte di Andrea Concas si candida a esserne l’erede. Non tanto e non solo perché il secondo prende in considerazione nodi e figure e fenomeni che il primo non si sogna nemmeno di approcciare (e viceversa, ovviamente), ma soprattutto in ragione di un metodo radicalmente diverso applicato nei due testi: da un lato c’è la storia, il filo delle evoluzioni e involuzioni, i concetti osservati nella loro nascita, sviluppo e talora morte, c’è insomma il docente universitario che dona ai suoi studenti uno strumento agile ma squisitamente accademico, nel miglior senso del termine; dall’altra c’è un autore che ha formazione e soprattutto ambizioni differenti (sia chiaro, qui e prima e dopo: non è questione di qualità), che squaderna una simile esigenza tassonomica in maniera più tematica che storica, che alle citazione preferisce i quote, che alle note fa subentrare evidenziazioni e hashtag, che in vece della fondazione storica privilegia la scommessa sul futuro. Il consiglio è banale e salomonico: leggere Concas per poi (ri)leggere Poli, e tenerli entrambi – i loro libri, non gli autori! – sul comodino.

Andrea Concas – Professione arte
Mondadori Electa, Milano 2020
Pagg. 224, € 19,90
ISBN 9788891823137
www.electa.it

Dati correlati
CuratoriSimone Verde, Vera Canevazzi
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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.