Estate 2022 a Berlino: le mostre da vedere in città

Nuovo capitolo delle guide alle mostre dell’estate da non perdere nelle principali capitali europee. Stavolta la guida alle rassegne da vedere a Berlino

Grandi fotografe come Sybille Bergemann e Candida Höfer; icone del femminismo (cui l’Haus der Welt der Kulturen dedica la mostra No Master Territories) come Tabea Blumenschein e Ulrike Ottinger; artisti dimenticati da valorizzare come Sascha Wiederhold. E poi fotoreportage di guerra, la denuncia sociale e politica di Barbara Kruger, i tessuti di Louise Bourgeois, la riflessione sul decolonialismo della Biennale d’arte contemporanea. L’estate di Berlino è ricca di appuntamenti. Ecco la nostra guida per non perderne nemmeno uno.

Livia Montagnoli

1. SASCHA WIEDERHOLD E BARBARA KRUGER ALLA NEUE NATIONALGALERIE

Barbara Kruger, Please cry, exhibition view at Neue Nationalgalerie, Berlino, 2022. Courtesy the artist and Sprüth Magers Mies van der Rohe, VG Bild Kunst, Bonn 2022 Foto Timo Ohler

Sascha Repeated è il titolo della retrospettiva che la Neue Nationalgalerie (a poco più di un anno dallo svelamento del restyling firmato David Chipperfield dell’edificio di Mies van der Rohe) dedica a Sascha Wiederhold (Mustar, 1904 – Berlino, 1962) e alla sua pittura psichedelica. Nella Berlino degli Anni Venti, Wiederhold si avvicina al gruppo Der Sturm e inizia a dipingere in modo assiduo. E al periodo tra il ’24 e il ’30 risalgono le sue uniche opere, poiché l’avvento del Regime porterà i suoi lavori a essere inclusi nel “catalogo” dell’arte degenerata, e l’artista sceglierà di diventare libraio (fatta eccezione per la produzione di disegni durante la prigionia scontata in Inghilterra nella Seconda Guerra Mondiale).
Sono 79 – tutte quelle conosciute a oggi a sua firma – le opere presentate dalla mostra berlinese, che si propone di riabilitare il ruolo di Wiederhold come figura di spicco della scena artistica berlinese degli Anni Venti. Fino a gennaio 2023.
Resta ancora qualche giorno per visitare la mostra di Barbara Kruger (Newark, 1945), alla sua prima personale berlinese. Alla Neue Nationalgalerie l’artista americana ha sviluppato un progetto site specific che fa ricorso al suo caratteristico lettering nero su bianco (e rosso), allargandosi sull’intera pavimentazione del piano superiore del museo. L’invito è a riflettere su tematiche politiche e sociali che attanagliano il mondo, qui facendo uso di citazioni da George Orwell, James Baldwin e Walter Benjamin, che coesistono con i testi “tipici” del formulario di Kruger (“Please cry”, “Is that all there is?”).

Berlino // fino all’8 gennaio 2023 e fino al 28 agosto 2022
Sascha Wiederhold. Rediscovery of a Forgotten Artist
Barbara Kruger. Bitte lachen / Please cry
NEUE NATIONALGALERIE
Potsdamer Strasse, 50
https://www.smb.museum/en/museums-institutions/neue-nationalgalerie/home/

2. THE WOVEN CHILD DI LOUISE BOURGEOIS AL GROPIUS BAU

Peaux de Lapins, Chiffons Ferrailles à Vendre, Louise Bourgeois, 2006, ph Andrea Rossetti © The Easton Foundation VG Bild Kunst

Sculture, installazioni, disegni, collage, libri e stampe per raccontare il legame artistico – tardivo – di Louise Bourgeois (Parigi, 1911 – New York, 2010) con i tessuti. A ottant’anni già compiuti, l’artista francese inizia a produrre opere tessili che condensano le emozioni e i ricordi di una vita, esplorando attraverso il nuovo mezzo le tematiche che hanno contraddistinto la sua intera carriera (gelosia, rabbia, paura, solitudine), spesso con toni autobiografici. Il tessuto, non a caso, è uno dei primi ricordi d’infanzia di Bourgeois, dal momento che la sua famiglia gestiva un’attività di restauro di arazzi. In mostra – dopo la prima alla Hayward Gallery di Londra – le sue Celle (probabilmente la serie di opere più famosa dell’artista, realizzata tra il 1989 e il ’93), un Ragno del ’97 connesso con la relativa “cella” (Lady in waiting, 2003), abiti e frammenti di arazzi ‒ chiamati a vestire e animare installazioni dal forte carattere architettonico ‒ che nell’ultimo scorcio della sua longeva carriera hanno ispirato una riflessione sui legami familiari, la sessualità, il concetto di memoria.

Berlino // fino al 23 ottobre 2022
The Woven Child
GROPIUSBAU
Niederkirchnerstr, 7
https://www.berlinerfestspiele.de/de/gropiusbau/start.html

3. COAST IN SIGHT! MAX LIEBERMANN E IL MARE

Max Liebermann. Am Strand von Noordwijk, 1908, Privatsammlung

Oggi cittadina di medie dimensioni sulla costa olandese, all’inizio del Novecento Noordwijk era un tranquillo villaggio di pescatori del Mare del Nord. La sua tranquillità ne fece la località di villeggiatura prediletta di Max Liebermann (Berlino, 1847-1935), che qui trascorse ogni estate tra il 1905 e il 1913, traendo ispirazione dai paesaggi marini e dal rilassato stile di vita del luogo per molti dei suoi dipinti. In concomitanza con il 175esimo anniversario di nascita dell’artista tedesco, la sua villa museo sul lago Wannsee celebra questo legame con la mostra Coast in Sight!, esponendo una trentina di oli e pastelli dal gusto impressionista, in arrivo da collezioni private.

Berlino // fino al 19 settembre 2022
Coast in Sight!
LIEBERMANN VILLA
Colomierstraße, 3
https://liebermann-villa.de/en/

4. LE FOTO DI ERGUN ÇAĞATAY E MILA TESHAIEVA AL MUSEUM EUROPÄISCHER KULTUREN

March 7th, 2022 © Mila Teshaieva

Sono storie di emigrazione, scontri culturali, disagio, guerra, adattamento quelle immortalate dai due fotografi protagonisti al Museum Europäischer Kulturen di Dahlem, che in direzioni diverse ma complementari hanno dedicato la loro vita a indagare le relazioni umane in situazioni di crisi sociale e politica.
Ergun Çağatay (Istanbul, 1937-2018) è stato un fotoreporter sempre in prima linea: ha lavorato per Associated Press, ferito gravemente durante un attacco terroristico a Parigi nell’83; ha viaggiato per lavoro nell’Asia Centrale e curato un progetto sugli immigrati turchi in Germania, dalle miniere della Ruhr alle manifestazioni di protesta dopo l’unificazione tedesca del ’90. La retrospettiva in scena fino a febbraio 2023 ripercorre la sua attività attraverso oltre cento scatti realizzati sul campo.
Quello di Mila Teshaieva (Kiev, 1974, residente a Berlino dal 2010) è invece il diario fotografico di una ferita ancora aperta, frammenti di vita scovati per le strade e nelle case di Kiev pochi giorni dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Le foto, dapprima pubblicate sul portale online dekoder.org, costituiscono un’importante testimonianza dei primi mesi di conflitto, documentando com’è cambiata la vita nella capitale ucraina sin dall’inizio della guerra. Il “diario” ora in mostra si interrompe alla fine di aprile scorso. Ma in Ucraina la guerra va avanti.

Berlino // fino al 7 febbraio e fino al 15 gennaio 2023
We are from here. Turkish-German Life in 1990. Photographs by Ergun Çağatay
Fragments of life. A Ukrainian Diary
MUSEUM EUROPÄISCHER KULTUREN
Arnimallee 25, Dahlem
https://www.smb.museum/en/museums-institutions/museum-europaeischer-kulturen/home/

5. SIBYLLE BERGEMANN, TABEA BLUMENSCHEIN E ULRIKE OTTINGER ALLA BERLINISCHE GALERIE

Tabea Blumenschein, Ohne Titel (Liegende Schönheit), 1991 Schenkung Ulrike Ottinger ©Townes Shoko Kawaida Harald Blumenschein, Ph. Anja E. Witte

Nel cuore del vivace cenacolo artistico che nella seconda metà del Novecento riunisce nel centro di Berlino alcuni dei più grandi fotografi del secolo – da Cartier- Bresson a Newton – Sibylle Bergemann (Berlino, 1941 – Gransee, 2010) è stata cronista degli anni della divisione di Berlino, immortalati dal suo obiettivo. L’incontro con la fotografia risale alla metà degli Anni Sessanta, quando si avvicina ad Arno Fischer, con cui farà coppia sul lavoro e nella vita. Il suo impegno culminerà con la fondazione nel 1990 dell’Agentur der Fotografen Ostkreuz, agenzia nata per riunire alcuni artisti della Berlino Est dopo la caduta del Muro.
La retrospettiva Town and country and dogs della Berlinische Galerie rende omaggio all’influenza di Bergemann nell’ambito della fotografia internazionale, esponendo più di duecento scatti (tra scene di vita urbana, ritratti e un istruttivo confronto con i soggetti scelti da Fischer), in parte inediti, compresa la produzione post 1989, rappresentata da foto di viaggio a colori. Si parte, però dalle prime prove della fotografa tedesca, protagonista anche della mostra organizzata alla Galerie Kicken Berlin (fino al 9 settembre, nell’ambito del ciclo Sheroes of Photography, dedicato dalla galleria al talento al femminile nel mondo della fotografia), che si concentra su foto meno conosciute dell’autrice.
Nel frattempo, alla Berlinische Galerie si visita, fino alla fine di ottobre, anche la mostra Interplay, che mette a confronto due figure femminili altrettanto emblematiche della scena berlinese del secondo Novecento, tra gli Anni Settanta e gli Ottanta: Tabea Blumenschein (1952-2020) e Ulrike Ottinger (1942). La prima – attrice, costumista, e disegnatrice nell’ultima parte della sua vita – è una riconosciuta icona femminista, per l’impegno profuso a favore delle tematiche queer; la seconda, regista e autrice delle fotografie in mostra, strinse con Blumenschein un sodalizio artistico e affettivo che le porterà a collaborare assiduamente, entrambe impegnate a fare avanguardia, accendendo i riflettori su tematiche di genere all’epoca ancora poco discusse, attraverso una fitta e coraggiosa produzione pittorica, fotografica e cinematografica. L’esposizione si snoda tra disegni, pitture, foto di scena.

Berlino // fino al 10 e al 31 ottobre 2022
Town and country and dogs. Photographs 1966-2010
Interplay
BERLINISCHE GALERIE
Alte Jakobstraße, 124 – 128
https://berlinischegalerie.de/en/

6. FEMMINISMO E ANTROPOCENE ALL’HAUS DER WELT DER KULTUREN

No Master Territories, exhibition view at HKW, 2022 © Studio Bowie HKW

Guardare a quanto di buono è stato fatto nel passato per leggere il presente. No master territories ripercorre il periodo delle lotte (e delle conquiste) femministe compreso tra gli Anni Settanta e gli Anni Novanta, per fornire nuovi spunti di riflessione al movimento che ha ripreso slancio ai giorni nostri. In mostra questo viaggio a ritroso nel tempo si sostanzia attraverso materiali audiovisivi, film e video d’artista che hanno esplorato le questioni di genere, le relazioni tra genere e potere e il mondo dell’attivismo femminista. Il programma, a cura di Erika Balsom e Hila Peleg, prevede, accanto al percorso espositivo, anche un palinsesto di proiezioni sul tema. Fino al 28 agosto.
In contemporanea, l’Haus der Welt der Kulturen ospita anche la mostra di Giulia Bruno e Armin Linke (Milano, 1966) che esplora il concetto di Antropocene. Il progetto Earth Indices è frutto di un lavoro svolto dagli artisti accanto all’Anthropocene Working Group, impegnato in una ricerca geologica: ne risulta una stretta connessione tra evidenze scientifiche e pratica artistica, con la seconda chiamata a interpretare e valorizzare i dati raccolti.

Berlino // fino al 28 agosto e fino al 10 ottobre 2022
No master territories
Earth Indices
HAUS DER WELT DER KULTUREN
John-Foster-Dulles-Allee, 10
https://www.hkw.de/en/

7. ARCHITETTURA, SCULTURA E NATURA AL GEORGE KOLBE MUSEUM

Artificial Biotopes, exhibition view at Georg Kolbe Museum. Georg Kolbe Museum, ph. Enric Duch

Architettura, scultura e natura si relazionano attraverso l’opera di tre grandi protagonisti della corrente modernista degli Anni Venti, che si ritrovano al Georg Kolbe Museum in occasione della mostra Artificial Biotopes, visitabile fino al 28 agosto.
Si tratta di Georg Kolbe (nel cui atelier di Charlottenburg ha oggi sede il museo), Wilhelm Lehmbruck e Ludwig Mies van der Rohe. Le sculture di Kolbe (1877-1947) e Lehmbruck (1881-1919) saranno utilizzate da Mies van der Rohe nei suoi primi progetti europei, per ricreare ecosistemi “artificiali” che integrassero piante, specchi d’acqua e opere d’arte in architetture di stampo modernista. Lo stesso museo Kolbe, con il cortile-giardino a bilanciare l’austerità degli edifici, è esempio della ricercata armonia che identifica la corrente della Neues Bauen (New Building).
Esplorano il confine tra natura e cultura anche le installazioni di Anne Duk Hee Jordan (Berlino, 1978): l’artista tedesca di origini coreane affronta il tema della trasformazione perenne della realtà che ci circonda accostando organico e artificiale. Il suo lavoro con acqua e piante coesiste, in mostra, con le sculture in filigrana di Lehmbruck.

Berlino // fino al 28 agosto 2022
Artificial Biotopes
GEORG KOLBE MUSEUM
Sensburger Allee, 25
https://georg-kolbe-museum.de/en/

8. LA BERLIN BIENNALE SI OCCUPA DI DECOLONIALISMO

Calida Garcia Rawles, Noel W Anderson, installation view at 12th Berlin Biennale, Hamburger Bahnhof – Museum für Gegenwart Berlino, ph. Laura Forio

Fino al 18 settembre la Biennale d’arte contemporanea berlinese coinvolge diversi spazi in città, presentando l’opera di settantasette artisti e collettivi internazionali. L’edizione 2022, a cura di Kader Attia, si concentra sui progressi dell’operazione di decolonialismo nel mondo dell’arte, mettendo al centro tutte le questioni più urgenti del presente (e per il futuro), dall’ecologia all’uguaglianza di genere alla riappropriazione delle narrazioni storiche. Le mostre di Still Present! si visitano all’Akademie der Kunste al Tiergarten, all’Hamburger Banhof, al Kunst Werke e in altre sedi cittadine. Consigliabile consultare la guida online dedicata.

Berlino // fino al 18 settembre 2022
Still Present! Berlin Biennale for contemporary art
SEDI VARIE
https://12.berlinbiennale.de/

9. CANDIDA HÖFER AL MUSEUM FÜR FOTOGRAFIE

Image and Space. Candida Höfer in Dialogue with the Photography Collection of the Kunstbibliothek, exhibition view at the Museum für Fotografie © IKS-Medienarchiv

Musei, biblioteche, teatri, ristoranti, spazi pubblici, gallerie d’arte. Sono gli spazi vissuti e gli interni intimi o solenni di edifici pubblici, appartamenti, luoghi istituzionali l’oggetto dell’interesse di Candida Höfer (Eberswalde, 1944). In novanta scatti realizzati tra gli Anni Ottanta e il presente, il Museum Für Fotografie mette a confronto la ricerca della fotografa tedesca con gli scatti della Kunstbibliothek’s Photography Collection. Fino alla fine di agosto.

Berlino // fino al 28 agosto 2022
Image and Space. Candida Höfer in Dialogue with the Photography Collection of the Kunstbibliothek
MUSEUM FÜR FOTOGRAFIE
Jebensstraße, 2
https://www.smb.museum/en/museums-institutions/museum-fuer-fotografie/home/

10. L’ASTRAZIONE NEL DOPOGUERRA AL MUSEUM BARBERINI

Sam Francis, My Shell Angel, 1986, Hasso Plattner Collection, © Sam Francis Foundation, California VG, Bild Kunst, Bonn 2022.Ph. Luz Bertram

In che direzione si è mossa l’Astrazione dopo il 1945? Il periodo preso in considerazione dalla mostra The Shape of Freedom, al Museum Barberini di Potsdam fino all’inizio di settembre, per la curatela di Daniel Zamani, si articola dalla fine della Seconda Guerra Mondiale alla risoluzione della Guerra Fredda, indagando il lavoro di una nuova generazione di artisti che utilizzano forme e colori in funzione espressiva, superando la fase dell’Astrattismo geometrico, e attribuiscono al gesto pittorico un valore simbolico, che si tratti di registrare sulla tela impulsi non controllati (è il caso del dripping) o di immergersi nel colore per offrire uno spazio meditativo a chi guarda. Sono gli anni dell’Espressionismo astratto negli Stati Uniti e dell’Arte Informale in Europa.
In esposizione un centinaio di opere di circa cinquanta autori, da Sam Francis a Barnett Newman e Jackson Pollock, Judith Reigl, Mark Rothko, Georges Mathieu, con prestiti da una fitta rete di musei internazionali, dal Centre Pompidou di Parigi alla Tate di Londra, dal Metropolitan di New York alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia.

Potsdam // fino al 5 settembre 2022
The Shape of freedom. International Abstraction after 1945
MUSEUM BARBERINI
Humboldtstrasse 5-6
https://www.museum-barberini.de/en

Dati correlati
AutoriBarbara Kruger, Louise Bourgeois, Mark Rothko, Jackson Pollock, Sam Francis, Max Liebermann, Armin Linke, Candida Höfer
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI