La storia dell’edificio “ritrovato” di Mies van der Rohe

Concepito da Mies van der Rohe nel lontano 1952, il progetto per la sede di una confraternita nel campus di Bloominghton dell’Università dell’Indiana, dopo sette decadi, è stato rimaneggiato dallo studio Thomas Phifer and Partners. Recentemente aperto al pubblico, è una sede polifunzionale della Eskenazi School of Art, Architecture + Design

Eskenazi School of Art, Architecture + Design, Indiana University © Hadley Fruits
Eskenazi School of Art, Architecture + Design, Indiana University © Hadley Fruits

Forse nessuno di noi si aspettava di vedere sorgere un “nuovo” edificio di Mies van der Rohe negli Anni Venti del 2000. Eppure è successo: nel 2022, in Indiana (USA) e per mano dello studio Thomas Phifer and Partners. Ma qual è la storia alle spalle di questo progetto “perduto e ritrovato”? È il 1950 quando Joseph Cantor e Harry Berke – due imprenditori di Indianapolis – chiedono a Ludwig Mies van der Rohe di disegnare la sede per una confraternita dell’Indiana University, la Pi Lambda Phi. L’architetto tedesco, che aveva già in precedenza collaborato con Cantor nella progettazione di un drive-in (mai realizzato) accetta l’incarico, ma, per mancanza di fondi, nel 1957 il progetto originale viene abbandonato.

Eskenazi School of Art, Architecture + Design, Indiana University © Anna Powell Denton
Eskenazi School of Art, Architecture + Design, Indiana University © Anna Powell Denton

L’INASPETTATA RISCOPERTA DEI DISEGNI DI MIES VAN DER ROHE

Nel 1985, alla morte dell’ex presidente della confraternita, Allan Kwitney, vengono trovati tra i suoi beni una serie di progetti di Mies van der Rohe che l’ex tesoriere della confraternita, Alan Kleinman, decide di donare all’archivio del MoMA.
Dopo decenni di silenzio, nel 2013 Sidney Eskenazi, ex alumnus e confratello della Pi Lambda Phi, ora donatore dell’Indiana University, informa l’allora presidente dell’università dei disegni del noto progettista in suo possesso. Da quel momento inizia un iter di ricerca presso l’Art Institute di Chicago che porta a un significativo ritrovamento di documentazione in particolare nell’archivio di Daniel Branner, associato di Mies van der Rohe. Una volta in possesso del materiale, viene contattato il diretto discendente di Mies, l’architetto Dirk Lohan, che dà il permesso all’ateneo statunitense di utilizzare il materiale e soprattutto di attribuirlo a suo nonno. È così che nel 2019, l’università annuncia la realizzazione del progetto del 1952, non più come la sede della confraternita, ma come nuovo edificio accademico e polifunzionale, all’interno del campus di Bloomington. L’inaugurazione risale alla fine di febbraio 2022.

Eskenazi School of Art, Architecture + Design, Indiana University © Hadley Fruits
Eskenazi School of Art, Architecture + Design, Indiana University © Hadley Fruits

LA SFIDA DI COSTRUIRE OGGI UN’OPERA DI MIES VA DER ROHE

Per far sì che il progetto di Mies van der Rohe fosse conforme alle norme attuali e che si adattasse alla nuova funzione pensata per l’edificio, il team di architetti dello studio newyorkese Thomas Phifer and Partners ha apportato modifiche alla pianta, mantenendo però intatta l’integrità estetica e strutturale voluta dal progettista negli Anni Cinquanta.
L’associazione con la contemporanea Farnsworth House è immediata. A tal proposito, l’architetto Phifer ha affermato che la ricerca sul progetto realizzato a Plano (Illinois), negli stessi anni, per la dottoressa Farnsworth è stata fondamentale per comprendere a fondo quello pensato per l’Indiana University.

Eskenazi School of Art, Architecture + Design, Indiana University © Hadley Fruits
Eskenazi School of Art, Architecture + Design, Indiana University © Hadley Fruits

ANALOGIE E DIFFERENZE CON LA FARNSWORTH HOUSE

L’edificio universitario, rispetto a quello domestico, è notevolmente più grande (sfiora i 1000 metri quadrati), similmente sollevato da terra, ma organizzato su due piani. In entrambi ritroviamo l’uso ritmato dell’acciaio strutturale verniciato di bianco e delle grandi pareti vetrate. Il vetro, che nell’architettura moderna ha sempre avuto un importante valore simbolico, permette l’immersione completa dell’edificio all’interno della natura del campus universitario. Al suo interno il volume trasparente ospita spazi amministrativi e uffici, laboratori per workshop, aule studio e sale per conferenze e incontri; sul fronte degli arredi, sono stati scelti mobili disegnati dallo stesso van der Rohe e da Florence Knoll. Un’iniziativa pubblica, in programma il prossimo 8 aprile, celebrerà la costruzione dell’edificio; all’evento, fra gli altri esperti, prenderà parte anche Edward Windhorst, il biografo di Mies van der Rohe.

Sara Villani

https://www.iu.edu/index.html

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Sara Villani
Architetto. Nasce a Cuneo in un sabato di maggio del 1994 e dopo aver terminato Liceo Classico si trasferisce in Svizzera. Si laurea all’Accademia di Architettura di Mendrisio (AAM) in cui ha la possibilità di frequentare gli atelier di architetti dal valore internazionale. Tra il 2015 e il 2016 stanca della Svizzera scappa per un anno a Lisbona e oltre a lavorare in uno studio di progettazione si innamora della lingua e della cultura del posto. È appassionata dell’architettura e del design del secondo Novecento, ma oltre a questo ama l’arte, il cinema, il buon cibo e leggere libri (meglio se di Saramago).