A Berlino la Neue Nationalgalerie Van der Rohe rinnovata da Chipperfield riapre solo in streaming

Cronaca della surreale cerimonia di apertura del capolavoro berlinese di Ludwig Mies van der Rohe. Ispirato al principio “As much Mies as possible – Il più Mies possibile”, l’intervento condotto sull’edificio è stato curato dallo studio David Chipperfield Architects.

Neue Nationalgalerie ph Erika Pisa
Neue Nationalgalerie ph Erika Pisa

In una Berlino serrata, con coprifuoco e musei chiusi a causa delle restrizioni che caratterizzano quest’epoca pandemica, la Neue Nationalgalerie riapre virtualmente le sue porte. L’evento per la riapertura ha previsto, in prima fase la consegna dell’edificio appena ristrutturato dallo studio tedesco di David Chipperfield alla città, che purtroppo non potrà visitarlo almeno fino ad agosto. Solo allora, infatti, sarà visitabile e ospiterà le mostre Minimal/Maximal, su Alexander Calder, e In a perpetual Now su Rosa Barba, di supplemento alla collezione museale permanente.

LA STORIA DELLA NEUE NATIONALGALERIE

Nel 2014, in occasione della chiusura ufficiale, si allestì la sala principale visibile dall’esterno con una fitta foresta di tronchi d’albero, incastonati tra pavimento e soffitto. Sticks and Stones, An Intervention era il titolo della mostra che inaugurava la stagione dei lavori di risanamento assegnati allo studio di Chipperfield. Il vociare dei visitatori di sette anni fa ora non c’è più e il pulpito da cui parlavano i protagonisti di un pezzo di storia di Berlino è rimasto vuoto, poiché l’esecuzione di questa surreale cerimonia di apertura è avvenuta in streaming e senza pubblico. La proiezione delle immagini nel video combinato a spezzoni di film, interviste e foto d’epoca, con un sottofondo di musica da camera ricordano il patinato concerto di fine anno, questa volta con spettatori selezionati, ovvero i musicisti e le autorità di rappresentanza. L’offerta digitale del Museo offre da questa giornata ulteriori contenuti di approfondimento online, integrati progressivamente da tour resi disponibili sui vari social media. L’argomento saliente attorno a cui vira l’evento e il giubilo di circostanza rimane il completamento di una delle pietre fondamentali di questa città e del patrimonio culturale architettonico.

UNA RISTRUTTURAZIONE “IL PIÙ MIES POSSIBILE”

As much Mies as possible – Il più Mies possibile” è stata la richiesta principale dei committenti e in effetti, come conferma Alexander Schwarz (Partner e Design Director di DCA Berlin), il progetto non si è occupato di ripristinare l’immagine, bensì di mantenerne l’aura. La Neue Nationalgalerie, progettata e realizzata tra il 1963 e il 1968 nel prezioso Kulturforum berlinese, è l’unica realizzazione in Europa di Ludwig Mies van der Rohe dopo la sua emigrazione negli Stati Uniti, avvenuta circa trent’anni prima. Il bisogno di intervenire su uno dei simboli dell’architettura moderna del XX Secolo deriva dagli effetti dei suoi circa cinquant’anni di età. I fattori oggetto della cura resasi necessaria hanno coinvolto quasi ogni ambito del progetto architettonico, tra cui la manutenzione delle parti in cemento, le migliorie alla sicurezza e gli impianti tecnici, da aggiornare e sostituire. La condizione dovuta ai difetti strutturali ha lasciato arricchire la galleria miesiana di nuovi dettagli. La tecnologia del vetro si è adattata agli standard richiesti dai nostri tempi, condizionando il metodo di collegamento tra tetto e facciata e rendendolo per questo ora flessibile e quindi più sicuro.

Neue Nationalgalerie ph Erika Pisa
Neue Nationalgalerie ph Erika Pisa

L’INTERVENTO DELL’ARCHITETTO DAVID CHIPPERFIELD

Chipperfield ha definito questo un intervento chirurgico, che ha visto in cantiere lo smantellamento delle circa 35.000 componenti originali nell’opera architettonica. Il massivo rivestimento in pietra, ad esempio, è stato riposizionato dopo essere stato preventivamente spostato in un’area di sicurezza. Il tema del rispetto dell’autenticità ha coinvolto gran parte della struttura, come i guardaroba che mantengono i pannelli in legno visibilmente vissuti. Per gli elementi di cui malauguratamente non si disponeva più dell’originale, si è optato per la loro replica effettuata sulla base di report e fotografie storiche. Anche la collezione d’arte moderna e contemporanea si è avvalsa dell’operazione di rinnovamento, guadagnandosi nuove aree dedicate al deposito, ora situate al piano interrato sotto la terrazza del podio. Solo fino a qualche anno fa il polo museale riusciva a mostrare appena un terzo delle opere in possesso. Intervenire su opere sottoposte a vincolo di conservazione significa scontrarsi costantemente con l’obbligo di rimanere coerenti al suo assetto primigenio. La volontà di proteggere una porzione del patrimonio storico è sempre giustificata, bisogna però aggiungere che senza l’ammodernamento e le nuove facilitazioni, lo stesso “ordine mai equivocabile” del padiglione di Mies diverrebbe col tempo una bella rovina inutilizzabile. Il maestro tedesco allerta a non credere alla banalità delle forme: “Verwechseln Sie bitte nicht das Einfache mit dem Simplen – Non confonda per piacere il facile con il semplice”. La Neue Nationalgalerie nella fattispecie potrebbe indurre a pensare a un progetto facile, cosa che ha portato invece il museo a chiudere le porte per sette lunghi anni. 

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Nicola Violano
Nicola Violano (1989), laurea in architettura con massima votazione e tesi sui territori di cava e le strategie di rifunzionalizzazione di un comparto lapideo. Opera nell’ambito della progettazione architettonica e contribuisce alla didattica dei corsi di Composizione architettonica presso l’Università degli Studi G. d’Annunzio di Chieti-Pescara. Partecipa a numerosi workshop, tra cui OC International Summer School, le varie edizioni di Marmomacc-Stone Academy tenute in sedi differenti, Favelas con vista e altri. Espone alla Biennale di Venezia (2012) con un progetto sulle stratificazioni di Corinto, al Medi Stone Expo di Bari (2013) curando con Erika Pisa, Domenico Potenza e Marco Ragone la mostra su “Angelo Mangiarotti e la pietra di Apricena”, al MAC-Museo d’Arte Contemporanea di Lissone con il progetto Trita-Sapori selezionato per il Premio Lissone Design. Tra Italia e Germania, collabora con diverse testate, quali Artribune, Domus, Architettura di pietra, Archeologia Viva, AZ marmi e WOOmezzometroquadro, di cui è cofondatore. Oggetto delle ricerche attuali, guida anche per il lavoro condotto con Erika Pisa sull’installazione a Milano-Expo 2015 e i prodotti disegnati per alcune collezioni di design, è la temporaneità dall’archetipo.