La mostra allestita presso l’Aeroporto Tempelhof di Berlino mai entrato in attività ripercorre la carriera decennale di Bernar Venet

Geometrie e formule in ferro in parte sospese ai muri e in parte poggiate quasi in bilico accompagnano il lungo percorso della più grande retrospettiva mai realizzata sull’artista francese Bernar Venet (Château-Arnoux-Saint-Auban, 1941), a cura di Walter Smerling.
Gli spazi degli Hangar 2 e 3 dell’Aeroporto Tempelhof di Berlino mai entrato in attività accolgono i suoi sessant’anni di lavori e ricerche, catalogati secondo una prospettiva cronologica, tematica e razionale. Centocinquanta opere appartenenti all’artista e alla Venet Foundation a Le Muy in Provence-Alpes-Côte d’Azur disposte secondo un progetto di cui lo stesso Venet ha costruito minuziosamente il modello fisico.

Bernar Venet. Retrospektive. Exhibition view at Kunsthalle Berlin – Flughafen Tempelhof, Berlino 2022. Photo E. Pisa
Bernar Venet. Retrospektive. Exhibition view at Kunsthalle Berlin – Flughafen Tempelhof, Berlino 2022. Photo E. Pisa

LA MOSTRA DI BERNAR VENET A BERLINO

Il luogo dell’aeroporto in disuso, oggi chiamato Kunsthalle, è stato scelto come simbolo per questa rassegna che usa l’arte e la cultura contro ogni forma di militarismo. Con l’invito di un artista francese negli spazi culturali della capitale tedesca, il curatore esprime la volontà di sostenere lo scambio culturale europeo, che proprio in questo periodo conta su retrospettive dedicate a Joseph Beuys o Georg Baselitz al Centre Pompidou di Parigi. Oltre a queste connessioni messe in atto dalla politica dell’arte, il rapporto dell’artista con la Germania è omaggiato anche da un’amicizia di lunga data con Paul Wember, direttore del Kaiser Wilhelm Museum di Krefeld, il quale fu il primo a concedergli l’opportunità di una mostra personale nel 1970.
La mostra presenta tutta l’opera pittorica di Bernar Venet, assieme a quella scultorea, dai primi dipinti Goudron del 1961 alle opere più recenti, di cui si fanno protagonisti simboli testuali e matematici su uno sfondo ricco di colore. Un rilevante focus viene effettuato sui lavori realizzati tra il 1966 e il 1970, anni in cui Venet visse negli Stati Uniti e si avvicinò all’arte concettuale. La radicalità appresa in quel nuovo contesto gli conferì un seguito internazionale.

Bernar Venet. Retrospektive. Exhibition view at Kunsthalle Berlin – Flughafen Tempelhof, Berlino 2022. Photo E. Pisa
Bernar Venet. Retrospektive. Exhibition view at Kunsthalle Berlin – Flughafen Tempelhof, Berlino 2022. Photo E. Pisa

BERNAR VENET TRA MATEMATICA E DISORDINE

In quanto esponente di un’arte concettuale e razionale, afferma Venet che durante tutta la sua carriera ha incentrato la sua indagine artistica sulla ricerca del rapporto tra creatività e ragione. Pollock dichiarò che i ritratti non raffigurano i soggetti dipinti, e così anche l’artista francese dichiara di aver sempre cercato il distacco con la sua opera d’arte. Questo desiderio di distanza dal tema lo ha portato ad affidarsi alla matematica, secondo cui non c’è interpretazione e per questo è valida per tutti. Cercando qualcosa che fuggisse le pitture figurative e le astrazioni soggettive, Venet giunse ai diagrammi, agli archi e alle linee, che entrarono a fare parte del suo vocabolario determinando la concretizzazione di opere del suo periodo “formalista”, come Indeterminate Lines (1979). Successivamente, nei dipinti più recenti, l’artista supera se stesso lasciando indietro quel “formalismo” insito nella sua scultura, andando oltre l’idea di astrazione.
Anche la matematica però ha strade infinite. Grazie al concetto di “entropia”, che misura il grado di disordine di un sistema fisico, si presenta l’occasione di ampliare il campo di ricerca.
Dice Venet: “Ho capito che il disordine non è un’antitesi, ma un complemento alla ragione. Per questo a un certo punto ho abbracciato il disordine sul lavoro”. Il disordine, appunto, entra a far parte del suo linguaggio quando accidentalmente, durante l’allestimento di un modello a cui stava lavorando, colpì la composizione rovesciando le asticelle che erano ordinate secondo una determinata sequenza e creando con questo un accatastamento inaspettato. Si veda Arcs in disorder (1996) o anche le performance, parte importante nella carriera dell’artista francese. Domino Effondrement fu presentato per la prima volta nel 2021 alla Fondazione Venet di Le Muy e in questo caso fu utilizzato un carrello elevatore per manovrare una serie di archi in acciaio di oltre 30 tonnellate in modo che alla fine dell’esibizione giacessero sparsi sul pavimento secondo una nuova configurazione. In questo modo ordine e coincidenza, concetti apparentemente opposti, vengono messi in scena e risultano indissolubilmente legati.

Bernar Venet. Retrospektive. Exhibition view at Kunsthalle Berlin – Flughafen Tempelhof, Berlino 2022. Photo E. Pisa
Bernar Venet. Retrospektive. Exhibition view at Kunsthalle Berlin – Flughafen Tempelhof, Berlino 2022. Photo E. Pisa

DALLA PERFORMANCE AGLI NFT

In questa retrospettiva viene invece riproposta la performance eseguita dal vivo Pictorial Memory of Reinforcement and Gesture, in cui Venet usa la linea come mezzo per cancellare i confini tra performance, pittura e scultura. La vernice viene applicata sulla superficie delle pareti grazie all’utilizzo di un profilo d’acciaio. Ricordando le sottili asimmetrie delle macchie d’inchiostro nel test di Rorschach, questo lavoro dà vita al concetto matematico di linea mostrando come funziona il corpo.
Su invito di Walter Smerling, la stanza per NFT e opere d’arte digitali ospita ingrandimenti fotografici di documenti stampati provenienti da media finanziari del 1969, periodo in cui Venet si è esibito anche alla Borsa di New York. Qui, accanto all’opera di Venet, vengono presentate molte opere d’arte come diagrammi, codici, documenti legali e/o testi riproposti utilizzando il formato NFT, ovvero sotto forma di contenitore digitale di valore finanziario.
Questo modo di intersecare l’opera d’arte fisica esposta e quella dei documenti digitali degli NFT aggiorna il lavoro di Venet e può essere visto come la prima esplorazione di questi temi nell’arte concettuale.

Nicola Violano

Berlino // fino al 30 maggio 2022
Bernar Venet Retrospektive, 60 Jahre Performance, Bilder und Skultpuren, 1961-2021
KUNSTHALLE BERLIN – FLUGHAFEN TEMPELHOF
Columbiadamm 10
https://www.stiftungkunst.de/kultur/kunsthalle-berlin-flughafen-tempelhof/#/

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AutoreBernar Venet
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Nicola Violano
Nicola Violano (1989), laurea in architettura con massima votazione e tesi sui territori di cava e le strategie di rifunzionalizzazione di un comparto lapideo. Opera nell’ambito della progettazione architettonica e contribuisce alla didattica dei corsi di Composizione architettonica presso l’Università degli Studi G. d’Annunzio di Chieti-Pescara. Partecipa a numerosi workshop, tra cui OC International Summer School, le varie edizioni di Marmomacc-Stone Academy tenute in sedi differenti, Favelas con vista e altri. Espone alla Biennale di Venezia (2012) con un progetto sulle stratificazioni di Corinto, al Medi Stone Expo di Bari (2013) curando con Erika Pisa, Domenico Potenza e Marco Ragone la mostra su “Angelo Mangiarotti e la pietra di Apricena”, al MAC-Museo d’Arte Contemporanea di Lissone con il progetto Trita-Sapori selezionato per il Premio Lissone Design. Tra Italia e Germania, collabora con diverse testate, quali Artribune, Domus, Architettura di pietra, Archeologia Viva, AZ marmi e WOOmezzometroquadro, di cui è cofondatore. Oggetto delle ricerche attuali, guida anche per il lavoro condotto con Erika Pisa sull’installazione a Milano-Expo 2015 e i prodotti disegnati per alcune collezioni di design, è la temporaneità dall’archetipo.