Ironia, pittura e seduzione. La mostra di Nina Childress a Bordeaux

Non si prende troppo sul serio l’artista statunitense Nina Childress, in mostra con oltre cento opere al Frac Nouvelle-Aquitaine MÉCA di Bordeaux

In pittura bisogna sapere dove si è rispetto al liquido. Saper fare le crêpes, aiuta”. Questa frase, estrapolata dalla biografia di Nina Childress, rende a pieno lo spirito che impregna il suo lavoro artistico, fatto di un incredibile virtuosismo ma anche di tanta, tanta ironia. La mostra Body Body al Frac Nouvelle-Aquitaine MÉCA di Bordeaux celebra i quarant’anni di creazione ininterrotta dell’artista franco-americana, attraverso l’esposizione di oltre cento dipinti, quattro video, cinque sculture e la pubblicazione di un catalogo ragionato.

LA STORIA DI NINA CHILDRESS

Nata nel 1961 a Pasadena, negli Stati Uniti, Nina Childress è al culmine della sua carriera, con la nomina quest’anno a cavaliere della Legione d’Onore per il servizio reso alla cultura. Un viaggio che parte da lontano, agli inizi degli Anni Ottanta, con gli esordi nelle vesti di cantante punk, prima in compagnia dei Lucrate Milk e poi dei Fratelli Ripoulin, allora ospitati nei locali del magazine cult Actuel.
Chiuso il capitolo musicale, l’artista si è consacrata interamente alla pittura fino all’organizzazione di questa retrospettiva, cimentandosi anche nell’insolito ruolo di co-curatrice insieme alla direttrice Claire Jacquet. L’idea è stata, quindi, di attraversare tutte le epoche della sua vita e del suo lavoro, grazie all’accostamento di opere passate e recenti, che variano moltissimo per stile e tecnica. Una selezione di circa cento lavori, a partire dagli oltre mille della sua produzione, scelti unicamente in base all’aderenza al titolo Body Body, senza seguire alcuna traccia cronologica o tematica.

Nina Childress, 539 Sans titre (perruques qui crachent), 1995 © Adagp, Paris, 2021. Photo DR
Nina Childress, 539 Sans titre (perruques qui crachent), 1995 © Adagp, Paris, 2021. Photo DR

NINA CHILDRESS IN MOSTRA A BORDEAUX

Il nome dell’esposizione richiama, infatti, l’espressione americana “body of work”, rievocando non solo l’importanza che il corpo riveste nelle sue opere, ma anche il concetto di ripetizione o di doppio. In genere, una sua opera parte da una fotografia in modo da ricrearne anche una “versione bad”, come una sorta di caricatura della stessa, e, anche quando ci si imbatte in una copia fedele dell’immagine fotografica, la materialità della pittura ne cambia comunque il risultato estetico.
L’artista si definisce volentieri come un’ossessiva ed è solita fotografare e numerare in maniera rigorosa tutti suoi dipinti a partire dal primo, datato agosto 1980. La produzione comprende infatti molte serie, in cui emergono linee di forza e temi ricorrenti: scatole Tupperware, caramelle, saponi, giochi, la questione del ritratto (icone, statue, effigi, autoritratti…) o all’inverso un’assenza di corpo (gli Hair Pieces, gli interni, le sedie vuote…).

Nina Childress, 1072 Sharon (grosse tête), 2020 © Adagp, Paris, 2021. Photo DR
Nina Childress, 1072 Sharon (grosse tête), 2020 © Adagp, Paris, 2021. Photo DR

LA PITTURA SECONDO NINA CHILDRESS

Nina Childress ha spesso parlato della sua pittura come qualcosa di “concettuale e idiota” perché mancherebbe, a suo dire, un lavoro intellettuale dietro le sue opere, dominate dal solo piacere del fare pittura. Una pratica che non ha mai smesso di rinnovarsi e di abbracciare tutte le modalità di rappresentazione: astrazione o iperrealismo, oggetti del quotidiano magnificati o autoritratti introspettivi. Si tratta di lavori incredibilmente seduttivi, che si esprimono attraverso una gamma di colori vivi, spesso fluo, esasperando le sensazioni visive e ammiccando all’occhio dello spettatore. Se il piacere visivo persiste, esso stride talvolta con i soggetti rappresentati dall’artista: la morte, la sessualità, l’invecchiamento. Il buono e il cattivo gusto si accostano senza che l’uno prevalga sull’altro. Non priva di humor e di provocazione, dunque, l’artista prende in prestito i suoi temi e i suoi numerosi modelli dalla cultura popolare o colta, realizzando opere che testimoniano la sua vocazione per gli stili ibridi.
Attualmente la sua ricerca si concentra soprattutto sui ritratti di idoli femminili glamour del cinema e della canzone popolare, come Sylvie Vartan, Kate Bush o ancora Hedy Lamarr, France Gall e Jane Birkin. Aumentando la scala di queste immagini, i ritratti diventano delle “Grandi Teste”, assumendo una dimensione allo stesso tempo astratta e ironica.
Tra i temi trattati, che spesso sono un mero pretesto per esibire il suo virtuosismo pittorico, spuntano qui e là alcune opere controverse, come quella che ritrae una caramella “testa di moro” o il ritratto gigante di Sharon Tate, la moglie di Polansky assassinata nel 1969. Nina Childress non si esprime mai in merito, non prende una posizione e mai si sbilancia. Tutto resta in superficie, in un gioco di seduzione che per sua stessa volontà non va oltre il piacere sensoriale dettato dalla tecnica e dal colore.

Arianna Piccolo

Bordeaux // fino al 20 agosto 2022
Body Body
FRAC NOUVELLE-AQUITAINE MÉCA
5 Parvis Corto Maltese
https://fracnouvelleaquitaine-meca.fr

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Arianna Piccolo
Storico dell’arte e giornalista, vive tra Parigi, Napoli e Roma seguendo il ritmo dei vari impegni lavorativi e di studio. Dopo la laurea Magistrale in Storia dell’arte, intraprende il percorso giornalistico, attraverso TV, web e carta stampata, curando l’ufficio stampa e l’organizzazione di eventi culturali di rilevanza locale e nazionale. A seguito di numerose esperienze in ambito museale si specializza nel settore del marketing e della valorizzazione dei Beni Culturali. Si reca, poi, a Parigi dove consegue un Master 2 all’università Sorbonne in Museologia e Mediazione Culturale svolgendo, in quest’ambito, un’importante esperienza come assistente alla conservazione del Dipartimento degli Oggetti d’Arte del museo del Louvre.