Un focus sul Museu nacional d’art de Catalunya di Barcellona, custode di capolavori cha spaziano dal Romanico alla modernità. Senza dimenticare le mostre di arte contemporanea.

Il Museu nacional d’art de Catalunya di Barcellona è un museo enciclopedico e monumentale. Non è forse fra i più noti musei di Spagna, ma raccoglie il meglio dell’arte e della storia di Catalogna. Ai primi di luglio ha aperto un ampliamento della collezione permanente dedicato all’arte durante la Guerra Civile spagnola.

UN EDIFICIO EFFIMERO SULLA COLLINA DELL’ARTE

L’edificio che ospita il MNAC dal 1934 è curioso ed emblematico: si tratta di una costruzione effimera, creata come Padiglione nazionale all’Expo universale di Barcellona del 1929. Ha una cupola imponente come San Pietro a Roma, quattro grandi torri ispirate alla cattedrale di Santiago di Compostela e una facciata neoclassica a grandi colonne che si impone sulla cima di una scalinata con fontane neobarocche, dalla quale si gode un ampio panorama su Barcellona e dintorni. Dagli Anni Trenta, la collina del Montjiuc, tra la città e il mare, è diventata un polo di attrazione culturale importante per Barcellona: oltre al Museu nacional d’art de Catalunya ospita infatti anche il Museo Archeologico, la Fondazione Joan Miró ‒sorta negli Anni Settanta, con un altrettanto sorprendente edificio firmato dall’architetto José Lluis Sert – e il Pueblo Espanyol, ricostruzione idealizzata dell’architettura iberica, anch’esso nato con carattere effimero e rimasto a memoria di quella celebre expo così come il ben più avveniristico Padiglione Mies van der Rohe che rappresentava la Germania.

DAL ROMANICO CATALANO AL MODERNISMO

La visita al MNAC è imprescindibile per conoscere a fondo non solo il Modernismo, ma anche il Romanico catalano, vestigia degli splendori della corona catalano-aragonese. Nella disposizione museografica e nell’abbondanza di piccole pareti divisorie in color bianco calce (soprattutto all’ingresso, sotto la cupola, e all’interno della grande sala ovale) si nota il segno dell’architetta italiana Gae Aulenti, incaricata della ristrutturazione del museo tra la fine degli Anni Novanta e i primi Anni Duemila.
Dal 2012 l’attuale direttore Pepe Serra ha avviato una graduale risistemazione della collezione permanente, che ha reso il museo più moderno e attraente sia per i turisti stranieri sia per un pubblico generalista locale. La sezione dedicata alla pittura murale medievale, con la ricostruzione di intere absidi d’altare grazie agli strappi realizzati negli Anni Venti e Trenta da specialisti italiani, è davvero emozionante. Altrettanto dicasi del percorso al primo piano dedicato alla feconda stagione pittorica e decorativa del Modernismo catalano: vi sono riuniti, e molto ben contestualizzati, la maggior parte degli arredi e delle decorazioni provenienti dagli edifici modernisti dell’Ensanche, con tanti esempi di pittura dell’epoca. Le meno note sezioni dedicate all’arte gotica, rinascimentale e barocca custodiscono sorprese inaspettate, come La Virgen de los Consellers di Lluís Dalmau, d’ispirazione fiamminga (1443), un intenso Cristo con la croce del Greco, l’insolita Coppia Amorosa di Lucas Cranach il San Pablo di Velázquez e persino una Vergine della Carità di Beato Angelico in deposito dal Thyssen.

Antoni Tàpies. Butaca, 1987. Collecció Suñol Soler © Comissió Tàpies, VEGAP, Barcelona, 2020
Antoni Tàpies. Butaca, 1987. Collecció Suñol Soler © Comissió Tàpies, VEGAP, Barcelona, 2020

LA MOSTRA D’ARTE CONTEMPORANEA

Tra questi e altri capolavori del passato si snoda il percorso contemporaneo offerto ai visitatori fino al 7 novembre, con la consulenza di Sergi Aguilar, della Fundació Suñol (istituzione privata catalana, con una vasta collezione d’opere d’arte comprese tra il 1915 e il 2006) e di Alex Mitrani, dell’area di conservazione dell’arte contemporanea del museo. Sono in tutto diciannove i pezzi contemporanei disseminati tra le sale del MNAC, circondati da più di mille anni di storia. Un itinerario insolito e stimolante che rompe barriere cronologiche e limiti accademici creando una sorta di promiscuità fra passato e presente, che provoca stimoli e induce conversazioni inedite, con riflessi estetici e stilistici.
Non si può restare impassibili dinnanzi alla Poltrona di Antoni Tápies del 1997 che si specchia nella maestosa staticità della tela gotica della Vergine di Lluis Dalmau (sala 26); lo sguardo intenso del San Giovanni Evangelista di Mateo Cerezo (1665) va dritto sui piedi bendati del fotografo Darío Villalba, simbolo di umiltà (1974) (sala 33); la libreria ricolma di poveri oggetti quotidiani di Carmen Calvo (opera del 1990) dialoga con l’esuberanza degli arredi modernisti del primo Novecento (sala 58). Nelle sale del Romanico è l’arte astratta a fare da contraltare al denso valore simbolico degli strappi murali: Fiore dalla cornice nera di José María Sicilia (del 1987) e la scultura monocroma Dos-Tres n.1 di Sergi Aguilar si convertono in veicoli del Mistero, ma sono gli occhi inquietanti di Evru/Zush a caricare di effetti esoterici i tanti dettagli delle pitture sacre medievali.

RIFLESSI DELLA GUERRA CIVILE

Il MNAC ha deciso di dedicare il 2021 alla memoria artistica della Guerra Civile. Per prima ha allestito la bella mostra fotografica La guerra infinita di Antoni Campaña, realizzata in seguito al ritrovamento fortuito nel 2018 di una scatola rossa contenente una miriade di negativi inediti. Il fotografo catalano d’avanguardia seppe documentare in maniera spontanea e quasi naturalista scene di vita quotidiana in una Barcellona assediata e oppressa, immortalando volti tristi e sguardi di terrore della gente comune. Tra i negativi ritrovati, anche la celebre Miliziana sulle barricate, scatto finora creduto di autore anonimo.
Tra i progetti artistici dedicati al tema della guerra civile c’è anche Aeronautica (volo) interiore, titolo della

Antoni Campañà, Miliciana en una barricada del carrer Hospital, 1936
Antoni Campañà, Miliciana en una barricada del carrer Hospital, 1936

macro-installazione dell’artista catalano Francesc Torres ospitata nella spettacolare cornice della sala ovale del museo. Due repliche fedeli, in scala 1:1, di caccia bombardieri di origine russa sfoderano tutta la propria dirompente ambiguità e si confrontano in un gioco visivo crudele con riproduzioni fotografiche fuori scala dei dettagli della Crocifissione di San Pietro, tavola gotica di Pere Serra. Il tema del sacrificio, in guerra come nella religione, è oggi più che mai oggetto di riflessione.

IL PADIGLIONE DELLA REPUBBLICA ALL’EXPO DEL 1937

All’interno dell’ambizioso programma dedicato a Guerra Civile: conflitto e memoria sono comprese infine anche le tre nuove sale della collezione permanente del MNAC, aperte ai primi di luglio al piano nobile, nel percorso dedicato all’arte moderna. Un centinaio di opere di 43 artisti, alcune mai esposte fino a ora, raccontano la guerra civile vista con gli occhi di pittori e fotografi, giornalisti e illustratori catalani. Interessante in particolare la sezione dedicata al Padiglione della Repubblica Spagnola nell’Expo parigina del 1937, lo stesso (progetto dell’architetto catalano Sert) che accolse Guernica di Picasso e Pagés Catalá en rebeldía di Miró. La maggior parte di tali opere, che si credevano perdute dopo il 1938, furono invece ritrovate nei primi Anni Ottanta in un deposito del Palau Nacional. Sono raccolte ora in una sala del MNAC insieme a fotografie d’epoca dell’interno del celebre padiglione, simbolo ormai dell’arte contemporanea in Spagna.

Federica Lonati

www.museunacional.cat

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Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.