Inaugurata poche settimane fa, la Bourse de Commerce di Parigi è il nuovo polo espositivo della collezione del magnate François Pinault, a capo del gruppo Kering, che include, fra gli altri, marchi del lusso come Balenciaga e Bottega Veneta. Abbiamo visitato la nuova attrazione culturale della Ville Lumière.

Qualcuno ha osservato che François Pinault, con l’apertura alla Bourse de Commerce di Parigi, dispone ormai per le sue collezioni delle tre figure fondamentali della geometria: il quadrato di Palazzo Grassi, il triangolo di Punta della Dogana e il cerchio per il nuovo museo parigino. La rotonda peraltro è una forma architettonica piuttosto rara a Parigi, se si eccettuano gli edifici daziari costruiti da Claude-Nicolas Ledoux nel XVIII secolo, e un paio di altre costruzioni che ancora si possono osservare girando per la capitale, come il Cirque d’hiver di rue Amelot (Filles du Calvaire) e il Théâtre du Rond-Point di avenue Franklin D. Roosevelt.
Il collezionista bretone, dopo l’abbandono del progetto dell’Île Seguin nel 2005, ha creduto fermamente nella scelta di un edificio storico, nel cuore della città, situato per una coincidenza forse non casuale fra il Louvre e il Centre Pompidou, due luoghi iconici per l’arte classica e moderna. Per adattare l’edificio alla nuova destinazione d’uso, si è affidato ancora una volta al talento di Tadao Ando, coadiuvato in questa sua ultima impresa da due giovani professionisti come Lucia Niney e Thibauld Marca dello studio NeM. Tutto sotto la supervisione di Pierre-Antoine Gatier, architetto capo dei Monuments historiques, che ha curato il restauro dell’edificio storico.

LA NUOVA BOURSE DE COMMERCE

Entrando nella Bourse, ancor prima di qualsiasi considerazione sulla qualità dell’esposizione inaugurale, è l’effetto meraviglia che colpisce i visitatori (numerosi in queste prime settimane a vedere le code che si formano spesso all’ingresso). La grande rotonda ‒ sormontata dalla copertura in vetro e acciaio (1813, la prima di queste dimensioni a Parigi) e coronata dal grande affresco allegorico del commercio di 1400 metri quadrati a venti metri di altezza ‒ fa da scenario all’intervento di Ando, un cilindro di cemento di 29 metri di diametro, 9 metri di altezza e 50 centimetri di spessore.
Si tratta di un intervento creativo in un ambiente già ricco di suggestioni architettoniche e artistiche, un “créer dans le créé”, come ha sottolineato Jean-Jacques Aillagon, direttore generale della Pinault Collection, che quasi alleggerisce l’esistente, donandogli nuovi significati. Un’ulteriore prodezza del miracoloso e poetico béton traforato da piccoli oculi, vero marchio di fabbrica dell’architetto giapponese. Che tuttavia, consapevole della caducità del tutto e quindi anche dell’architettura, ha pensato il suo cilindro come un elemento rimovibile al termine dell’accordo cinquantennale siglato fra la Città di Parigi e la Collection Pinault. Bisogna infatti ricordare che ci troviamo in un edificio carico di storia, ma fondamentalmente sconosciuto prima d’ora agli stessi parigini. Utilizzato come halle au blé sotto l’Ancien Régime e per buona parte del XIX secolo, fu ristrutturato una prima volta nel 1889 da Henri Blondel per diventare la Bourse de Commerce in occasione dell’Esposizione universale (è quindi coetanea della Tour Eiffel). All’esterno, la cosiddetta Colonna Médicis, ricorda che Caterina de’ Medici installò in quest’area la sua residenza parigina nel XVI secolo. Detto per inciso, la Bourse si è salvata miracolosamente dallo sventramento delle contigue Halles negli Anni Settanta.

Maurizio Cattelan, Others, 2011 © Maurizio Cattelan. Installation view at Bourse de Commerce Pinault Collection, Parigi 2021. Photo Marc Domage
Maurizio Cattelan, Others, 2011 © Maurizio Cattelan. Installation view at Bourse de Commerce Pinault Collection, Parigi 2021. Photo Marc Domage

LA MOSTRA E GLI ARTISTI

Il percorso di visita si snoda inizialmente nel corridoio circolare venutosi a creare fra l’edificio storico e il cilindro di Tadao Ando. La deambulazione è accompagnata dalle ventiquattro vetrine in legno, originarie dell’edificio del 1889, che contengono altrettante coloratissime opere di Bertrand Lavier, alcune realizzate appositamente per l’esposizione inaugurale che Pinault ha voluto intitolare Ouverture.
Il corridoio dà accesso al vano centrale attraverso un’apertura di cinque metri. Ed è proprio varcando per la prima volta questa soglia che il visitatore prova lo choc più forte di fronte all’immensità dell’edificio, al grande affresco rischiarato dalla luce zenitale proveniente dalla vetrata e alla sottile eleganza dell’intervento di Tadao Ando. Al centro della rotonda campeggia la copia a dimensioni reali del Ratto delle Sabine, la monumentale opera del Giambologna per la Loggia dei Lanzi a Firenze. Per Untitled (2011), Urs Fischer non ha naturalmente utilizzato il marmo ma la cera che, accesa, si consuma lentamente e cade a blocchi informi sul pavimento. Attorno alla grande scultura, l’artista svizzero ha sistemato altre opere di cera, votate anche loro, lentamente, al dissolvimento: un ritratto in piedi dell’amico Rudolf Stingel, anche lui presente con sue opere nell’esposizione inaugurale e sette sedie. Se si getta un occhio verso l’alto, sulla balconata più alta si scorgono i 52 piccioni in tassidermia di Others (2011), ironica provocazione di Maurizio Cattelan già sperimentata su altri edifici storici. Presenza perturbante dei volatili urbani in un luogo ormai sacralizzato dall’arte.

Bourse de Commerce — Pinault Collection, Parigi. Photo © Photo Dario Bragaglia
Bourse de Commerce — Pinault Collection, Parigi. Photo © Photo Dario Bragaglia

LE SCELTE DI FRANÇOIS PINAULT

Si tratta di un museo accogliente, spero, dove non ci si annoierà. Un luogo concepito come una passeggiata sorprendente che permette di guardare, riflettere, sognare”, ha detto François Pinault presentando il suo nuovo spazio e la mostra d’apertura, di cui è, per la prima volta, anche curatore. Il visitatore, dopo l’emozione iniziale, è poi libero di imboccare le scale che conducono ai tre piani superiori (all’ultimo c’è il ristorante affidato a Michel e Sébastien Bras) o scendere nell’interrato dove è stato ricavato l’auditorium. Qui, omaggio all’edificio otto/novecentesco, sono state mantenute una “sala macchine” e alcune vecchie colonnine in ghisa che sostenevano l’edificio e ora dialogano con il cemento di Tadao Ando. Quella delle macchine è stata una scoperta sorprendente nel corso del restauro: erano parte del sistema di raffreddamento del vicino mercato delle Halles restato in funzione per tutti gli Anni Cinquanta.
Quasi a sottolineare che per il visitatore si tratta di una passeggiata, sono stati moltiplicati i luoghi di possibili soste con l’arredo interno affidato ai fratelli Ronan ed Erwan Bouroullec. Nei piani superiori sono diverse le aperture che permettono alla vista di correre su scorci di Parigi, dalla Chiesa di Saint-Eustache al Forum des Halles.
Nell’esposizione inaugurale François Pinault ha voluto rendere omaggio agli artisti con cui intrattiene un rapporto duraturo da parecchi decenni o ad altri che ha scoperto in anni più recenti ma di cui ha grande stima. Ici Plage, comme ici-bas (2012), monumentale opera di Martial Raysse, accoglie i visitatori nel Salon. Poi il grande spazio dedicato alle opere di David Hammons nella Galerie 2: “Sono felice di dedicare una sala intera ai suoi capolavori…è un grande artista… ciò che colpisce nel suo percorso è il modo in cui è capace di sviare il significato di materiali ordinari per evocare le verità, sovente violente, del mondo”, ha commentato il collezionista.
Le sedie di Tatiana Trouvé sono disseminate nella Galerie 5, come i sedili dei guardiani dei musei che portano il segno di un corpo assente; le splendide serie fotografiche arricchiscono la Galerie 3: quella di Michel Journiac, 24 heures de la vie d’une femme ordinaire (1974), o Untitled Film Stills (1978-79) di Cindy Sherman. Sempre al secondo piano, nella Galerie 4, una stanza è dedicata ai ritratti di Rudolf Stingel che sono a loro volta omaggi a Franz West, Paula Cooper, Ernst Ludwig Kirchner.
Ciò che Pinault ha voluto far emergere in questa Ourverture è il legame stretto che intrattiene con gli artisti, un rapporto fondato su tempi lunghi che cercano di superare le mode passeggere. Scegliendo di esporre opere che, per la maggior parte, non erano ancora state viste nelle mostre organizzate dalla Collection, ha permesso un ulteriore assaggio della sua straordinaria collezione che supera i 10mila pezzi (considerando le raccolte fotografiche). Un indirizzo sicuramente imperdibile nel già ricco ventaglio dell’offerta artistica parigina.

Dario Bragaglia

https://www.pinaultcollection.com/fr/boursedecommerce

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Dario Bragaglia
Dario Bragaglia si è laureato con Gianni Rondolino in Storia e critica del cinema con una tesi sul rapporto fra Dashiell Hammett e Raymond Chandler e gli studios hollywoodiani. Dal 2000 al 2020 è stato Responsabile delle acquisizioni documentarie e delle collezioni per le Biblioteche civiche torinesi. È stato professore a contratto della Facoltà di Lettere e Filosofia - Università degli studi di Torino (Diploma Universitario Conservazione Beni Culturali). Giornalista pubblicista dal 1992, scrive per La Stampa e altre testate nazionali.