I paesaggi di Gerhard Richter in mostra a Vienna

Al Kunstforum di Vienna ha riaperto i battenti la più grande retrospettiva dedicata ai paesaggi di Gerhard Richter. Si tratta di una raccolta di oltre 130 opere tra dipinti, grafica, fotografia, libri d’artista provenienti da istituzioni e collezioni internazionali. Ci siamo immersi nei paesaggi di Richter in compagnia della curatrice Lisa Ortner-Kreil.

Gerhard Richter, Piz Surlej, Piz Corvatsch, 1992. Collezione Peter & Elisabeth Bloch. Photo Christof Schelbert, Olten © Gerhard Richter 2020
Gerhard Richter, Piz Surlej, Piz Corvatsch, 1992. Collezione Peter & Elisabeth Bloch. Photo Christof Schelbert, Olten © Gerhard Richter 2020

Il paesaggio ha un ruolo cruciale nell’attività di Gerhard Richter”, sottolinea Lisa Ortner-Kreil, curatrice della monografica in corso al Kunstforum Wien. “Indaga il tema del paesaggio durante tutta la sua produzione artistica, l’opera più recente in mostra è un disegno del 2018. È interessante il fatto che finora nessun curatore ha preso in considerazione il paesaggio come tema espositivo, solo una mostra vent’anni fa ad Hannover ha affrontato il tema del paesaggio con 45 dipinti. La nostra è veramente una retrospettiva che non espone solo dipinti ma anche lavori di grafica, fotografie, libri d’artista, fino a una sfera tridimensionale nell’ultima sala. Una retrospettiva organizzata in differenti capitoli tematici”. Per l’esattezza le sezioni tematiche sono cinque e, singolarmente ma anche come insieme, offrono una panoramica sul lavoro di Gerhard Richter (Dresda, 1932).
Come sono stati i rapporti con l’artista? “Siamo stati in costante contatto con lui e credo, spero, che sia stato soddisfatto della nostra idea e del nostro catalogo. Da una parte ci ha dato molta libertà, per esempio nell’installazione della mostra e nell’organizzazione dei capitoli, ma dall’altra parte era molto chiaro quando si discuteva della stampa del materiale. Di grande aiuto è stata la collaborazione con Hubertus Butin, assistente di Richter nel suo atelier negli Anni Novanta e co-curatore della mostra. È stato molto importante avere una persona nel team vicina all’artista, anche perché è molto riservato”. Butin scrive nel catalogo: “Ogni opera qui esposta è più o meno una passeggiata sul filo del rasoio tra realismo e astrazione, tra l’imitazione del paesaggio e il valore autonomo della forma”.

DIPINGERE IL PAESAGGIO SECONDO RICHTER

Partiamo dalla prima sala, che è consacrata ai Second-hand landscapes. Ortner-Kreil ci indica l’opera Merano e sottolinea: “Qui si può capire che la fonte è una cartolina di Merano, perché il nome della cittadina che è scritto sulla cartolina non corrisponde alla calligrafia dell’artista che firma l’opera. Significa che Richter è partito da immagini preesistenti per i suoi lavori. Insomma, non andava in mezzo alla natura per dipingere davanti a un albero o a un ruscello, ma ha sempre usato delle immagini già realizzate dalle quali è partito per le sue opere. L’effetto di sfocatura fotografica è tipico in molte sue opere e si può notare nel più recente dipinto in mostra, ‘Waldhaus’ del 2004. Imita questo effetto fotografico che rende il suo paesaggio anche astratto, appare in primo piano solo il colore”.
La seconda sezione è un omaggio a Caspar David Friedrich, anche lui artista di Dresda, ma non in maniera pedissequa. C’è la mano originale di Richter come chiarisce la curatrice: “Struttura i suoi dipinti come Friedrich ma non imita soltanto, aggiunge infatti alcuni motivi o disturbi, per esempio, il ponte nell’opera ‘Ruhrtalbruecke’ del 1969, che proietta il dipinto nel presente. Usa motivi che erano molto popolari all’epoca di Friedrich come il cielo e le nuvole. Nel 1968 inizia a scattare fotografie e nel 1972 intraprende un viaggio in Groenlandia e fa moltissime fotografie che pubblica nel libro ‘Eis’ presente in mostra”.
La terza sala è dedicata ai paesaggi astratti e presenta l’imponente opera Sankt Gallen che, come ci racconta la curatrice, “realizza con una particolare tecnica. Si vede che il dipinto consiste di due tele e la linea che percorre in orizzontale il dipinto è sufficiente a evocare l’idea di paesaggio”. Anche Butin scrive nel catalogo che: “È l’unico dipinto in mostra che di fatto incarna una pittura visivamente autonoma, autoreferenziale e quindi rimanda a una realtà al di fuori dell’opera in modo non mimetico né simbolico”. La curatrice indica la tela a fianco dipinta con toni di grigio che da lontano ricorda una vista dall’alto di una città, mentre se ci si avvicina ha il sopravvento la matericità delle pennellate e la sua astrazione. La città evocata da Richter è Dresda, duramente colpita dai bombardamenti nel 1945 quando l’artista aveva tredici anni. La distruzione riecheggia anche in altre opere dell’artista.

Gerhard Richter. Landschaft. Exhibition view at Kunstforum, Vienna 2020. Photo © Hannes Boeck
Gerhard Richter. Landschaft. Exhibition view at Kunstforum, Vienna 2020. Photo © Hannes Boeck

I PAESAGGI IMMAGINARI DI RICHTER

Una sala a parte è dedicata ai paesaggi immaginari, ma perché mostrare un paesaggio marino in una sala dedicata ai paesaggi immaginari? “La ragione è molto semplice, l’artista ha preso delle fotografie e ha fatto dei collage, mettendo insieme differenti cieli e mari. Quindi ha costruito paesaggi immaginari, si capisce che anche il dipinto è un collage. I collage fotografici qui in mostra provengono dal suo Atlas, il suo archivio di immagini, nel quale colleziona le immagini e le ricompone per i suoi lavori pittorici, e si trovano anche esempi di paesaggi marini manipolati, che appaiono subito bizzarri con il cielo che affonda nel mare con una prospettiva alterata, creando una sensazione di vertigine”. Vasta è anche la produzione di schizzi che precedono la creazione delle opere, e alcuni esemplari vengono presentati in mostra. Dipinge anche direttamente su fotografie di piccole dimensioni dove sovrappone astrazione a realtà, come nelle vedute di Firenze. La mostra termina con un ulteriore paesaggio di nuvole: “Pensavamo fosse bello esporre un’opera così luminosa alla fine del percorso espositivo”, afferma la curatrice.

OPERE IN PRIMA VISIONE E FRUIZIONE REALE E VIRTUALE

Il racconto termina con alcune considerazioni su come la crisi abbia reso difficile l’organizzazione della mostra: “Ma per fortuna la maggior parte delle opere sono in Europa e inoltre per ogni mostra si lavora in media quattro anni, si prende il tempo necessario per la ricerca e la richiesta dei prestiti. Le opere vengono per metà da istituzioni pubbliche e metà da privati, è la prima occasione anche per grandi appassionati di Richter di poter vedere alcune opere e di percorrere una mostra attraverso il tema del paesaggio. Alcune opere le abbiamo perse a causa della pandemia e a essere sincera non pensavo fosse possibile aprire la mostra e stampare il catalogo per la data prevista dell’inaugurazione. Ne siamo veramente molto felici. Penso che sia molto bello poter portare anche una versione digitale della mostra ai visitatori, ma non penso che possa sostituire la fruizione reale delle opere”.

Giorgia Losio

Vienna // fino al 14 febbraio 2021
Gerhard Richter: Landschaft
BANK AUSTRIA KUNSTFORUM WIEN
Freyung 8
https://www.kunstforumwien.at/

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AutoreGerhard Richter
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Giorgia Losio
Giorgia Losio, nata a Milano, è storica dell’arte e appassionata di design. Ha studiato storia dell’arte presso l’Università degli Studi di Milano e si è specializzata in storia e critica dell’arte contemporanea all’Université Sorbonne Paris-IV e in museologia e museografia all’École du Louvre. Ha collaborato alla realizzazione di progetti espositivi con istituzioni internazionali quali MACBA, Cittadellarte-Fondazione Pistoletto Biella, MAMAC Nizza, Pinacothèque de Paris, Palais de Tokyo Parigi, Le Fresnoy-Studio national des arts contemporains Tourcoing. Ha pubblicato articoli su Artribune, Exibart, Tema Celeste e Corriere della Sera.