I giovani curatori della Fondazione Sandretto sbarcano in Spagna. Con una mostra a Madrid

La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo presenta nella sede di CentroCentro, a Madrid, “Lifting Belly”, mostra collettiva che conclude la prima residenza in Spagna per giovani curatori.

The Young Curators Residency Programme è uno dei fiori all’occhiello della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino. Si tratta di un’iniziativa avviata nel 2006, e oggi più che mai collaudata, che permette ogni anno a un selezionato gruppo di giovani studiosi, provenienti dalle migliori scuole internazionali, di conoscere in maniera approfondita il panorama dell’arte contemporanea italiano. L’obiettivo della residenza è quello di stimolare la crescita professionale dei giovani curatori, creando ponti culturali e gettando reti per collaborazioni e sinergie future di carattere internazionale.

PROGETTI ESPOSITIVI IN ATTESA DI UNA SEDE

In attesa di trovare uno spazio adatto per aprire una sede anche in Spagna, la fondazione presieduta dalla collezionista Patrizia Sandretto Re Rebaudengo continua il suo impegno culturale ed espositivo a Madrid. Dopo il successo di Emissaries, i bellissimi video di Ian Cheng proiettati a febbraio negli spazi suggestivi della Fondazione Fernando de Castro, è ora la volta della mostra collettiva che conclude ‒ come consuetudine anche a Torino ‒ la prima edizione spagnola della residenza per giovani curatori.
Nonostante le tante difficoltà dovute al dilagare della pandemia, tra l’estate e l’autunno l’italiana Marta Cacciavillani, la britannica Laura Plant e l’olandese Lxo Cohen sono riusciti a portare a termine un fruttuoso grand tour per la Spagna, alla scoperta delle specificità del suo mondo artistico contemporaneo. Accompagnati dal curatore spagnolo Alejandro Alonso Diaz ‒ e grazie al patrocinio di Reale Foundation (emanazione dell’onomima compagnia assicurativa italiana) e all’appoggio di AC/E Accion Cultural Española (agenzia statale per la diffusione della cultura spagnola all’estero) ‒, i tre giovani curatori hanno viaggiato da Nord a Sud visitando musei, gallerie e centri d’arte pubblici e privati, ma soprattutto lasciandosi stimolare dalle proposte più interessanti e innovative riscontrate negli atelier dei giovani artisti locali.

Lifting Belly. Exhibition view at CentroCentro, Madrid 2020. Photo © Benedetta Mascalchi Fundación Sandretto Re Rebaudengo Madrid
Lifting Belly. Exhibition view at CentroCentro, Madrid 2020. Photo © Benedetta Mascalchi Fundación Sandretto Re Rebaudengo Madrid

LA MOSTRA LIFTING BELLY

Il risultato di quest’itinerario di formazione on the road è la mostra collettiva Lifting Belly (titolo tratto da un poema di Gertrude Stein, scritto nel 1915 sull’isola di Maiorca), che il Comune di Madrid ospita fino al 3 gennaio negli spazi di CentroCentro. I tre curatori hanno selezionato una ventina di lavori realizzati da dieci giovani artisti spagnoli. Il progetto curatoriale parte da una visione olistica, organica dello spazio architettonico che ospita la mostra, pensato come il fulcro di un processo digestivo, riproduttivo e metabolico in cui avvengono scambi, travasi talvolta anche impercettibili fra l’arte e l’architettura che la circonda. CentroCentro si trova infatti nel Palacio de Cibeles ‒ detto anche Nostra signora delle Comunicazioni per l’imponenza da cattedrale dell’ex sede centrale delle Poste ‒ che fu progettato proprio nel 1915 dall’architetto spagnolo Antonio Palacios secondo canoni estetici assolutamente eclettici. In contrasto con la sovrabbondanza decorativa del contenitore, Alfonso Borragán, Victor Ruiz Colomer, June Crespo, Marina G. Guerrero, Ariadna Guiteras, Martin Llavaneras, Carlos Monléon, Claudia Pagés, Blanca Pujal, M. Reme Silvestre e Leticia Ybarra impiegano materiali poveri, di origine naturale come la sabbia e la terra, la carta, il vetro, l’argilla, l’olio o l’acqua, per creare in un’estetica minimalista e in maniera quasi artigianale forme semplici, che spesso si confondono con le  strutture dell’edificio e interagiscono con lo spazio tutt’altro che convenzionale della mostra.

GLI ARTISTI IN MOSTRA A CENTROCENTRO

Ecco dunque spiegata la scelta apparentemente illogica di non identificare ogni opera con il proprio autore, quanto piuttosto di mescolare, senza contiguità apparente, le creazioni artistiche site specific e non in un dialogo, talvolta impercettibile talora più evidente, con lo spazio circostante.
Victor Ruiz Colomer ha foderato una parete con pannelli di carta scura, home-made, che assorbe la luce proveniente dall’esterno e l’attira verso un generatore di energia solare, un piccolo giocattolo sperimentale in grado di produrre movimento. Martin Llavaneras ha creato invece un corpo organico, una maquette informe di terriccio friabile e mutevole che necessita d’acqua per mantenersi intatta ed evoca la fragilità della condizione umana. I panciuti vasi di terracotta che Ariadna Guitera ha riempito di olii e di essenze naturali trasudano per la loro stessa porosità e bagnano il pavimento; le tre escrescenze di terracotta che pendono come stalattiti dal soffitto, e che Carlos Monleón protegge tra le maglie delle reti dei pescatori dell’Antica Grecia, si rispecchiano nelle curiose urne di vetro colorato, montate su un piedistallo di ferro, che filtrando la luce ricordano apparati digerenti stilizzati.
A smuovere l’aria dell’ambiente pensano i tre ventilatori sonori che Claudia Pagés ha collocato in diversi punti dello spazio, non lontano dalla colonna di cemento ricoperta di gel curativo di Reme Silvestre. Più complessi infine i legami concettuali con il contesto spaziale delle opere tridimensionali di June Crespo, forse il nome più noto fra gli artisti in rassegna, presente anche in contemporanea con la prima personale alla galleria madrilena Heinrich Ehrhardt. Complesse ma interessanti anche le proposte di tipo meta-narrativo di Leticia Ibarra (con il suo poema a tracce, ispirato al mito di Margherita di Antiochia), di Blanca Pujol, che sparge nello spazio frammenti di testo, e di Claudia Pagés, che compone frasi senza senso, con  eleganti caratteri modernisti, su fragili manifesti di sottile carta per sigarette.

IL FUTURO DELLA FONDAZIONE SANDREATTO A MADRID

Tramontato per eccessive complessità di carattere logistico e strutturale l’annunciato progetto di ristrutturazione di uno dei capannoni di Matadero – l’ex mattatoio di Madrid, oggi trasformato in centro culturale polifunzionale ‒, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo prosegue nella ricerca di uno  spazio adatto per aprire la propria sede nella capitale, in stretta collaborazione con l’amministrazione comunale della città. Con l’iniziativa YCRP ‒ che già annuncia la seconda edizione nel 2021 ‒ Patrizia Sandretto Re Rebaudengo rinnova il proprio interesse per la Spagna, porta europea della cultura sudamericana.

Madrid // fino al 3 gennaio 2021
Lifting Belly
CENTROCENTRO
Plaza de Cibeles 1
www.centrocentro.org

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Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.