Mentre in tutto il mondo ci si interroga sulla valenza dei monumenti, a New York il Socrates Sculpture Park ha lanciato una mostra in tre fasi che dà spazio alla riflessione degli artisti sui temi caldi delle migrazioni e delle diaspore.

Chi e come decide cosa merita di essere monumentalizzato? Quali monumenti rappresentano un’epoca e come vengono scelti gli uomini e le donne da ricordare e a cui rendere omaggio? Mentre negli USA e nel mondo, a seguito dell’ondata di proteste contro il razzismo, cadono i simboli di una cultura coloniale e occidentocentrica, una riflessione su dove tracciare il confine tra memoria storica e celebrazione diventa necessaria e urgente. E, se nel caso dei tanti monumenti dedicati a personaggi storici di dubbia fama l’arte ha avuto quasi sempre un ruolo puramente strumentale e l’artista ben poca voce in capitolo, è proprio dall’arte e dagli artisti che ci invita a riprendere il discorso il Socrates Sculpture Park di New York che in questi giorni lancia Monuments Now, una mostra in tre fasi che si interroga sul ruolo dei monumenti nella società americana.

I MONUMENTI DI JEFFREY GIBSON

Per questa iniziativa il parco del Queens dedicato all’arte outdoor ha deciso di commissionare una serie di lavori dedicati alla diversità di cultura e di genere, dando spazio, tra l’altro, alle etnie indigene, alle migrazioni e alle diaspore. Monumenti anti-monumentali attraverso cui recuperare una narrativa cancellata dalla storia raccontata dai vincitori e monumenti in cui sono gli artisti stessi a decidere cosa monumentalizzare, celebrare, ricordare. Monuments Now ha inaugurato la prima fase il 10 luglio con un pezzo a opera dell’artista di origini nativo americane Jeffrey Gibson, dal titolo Because Once You Enter My House it Becomes our House, scultura che evoca le architetture precolombiane nello sforzo di dare visibilità a un’altra faccia della storia. L’opera, si legge nel materiale stampa diffuso dal Socrates Sculpture Park, rende omaggio all’ingegnosità delle popolazioni e delle culture indigene del Nord America, all’architettura precolombiana della valle del Mississippi e alla sua estetica. Per questa struttura, che riproduce in compensato le forme di una delle tipiche piramidi mesoamericane a piattaforme sovrapposte, l’artista si è ispirato all’antica metropoli di Cahokia, la più grande città delle popolazioni indigene nordamericane della zona del Mississippi all’apice dello sviluppo di quella civiltà, nel XIII secolo. La superficie della struttura sarà decorata con disegni geometrici ispirati al Great Serpent Mound dell’Ohio e con slogan che richiamano i movimenti per il riconoscimento dei diritti delle popolazioni indigene. L’opera resterà nel parco fino al 14 marzo 2021 e nel corso dell’estate sarà accompagnata da performance curate dall’artista stesso, con il coinvolgimento di artisti indigeni.

Xaviera Simmons, The structure the labor the foundation the escape the pause, 2020, rendering. Courtesy the Artist, Socrates Sculpture Park & David Castillo, Miami
Xaviera Simmons, The structure the labor the foundation the escape the pause, 2020, rendering. Courtesy the Artist, Socrates Sculpture Park & David Castillo, Miami

GLI ARTISTI DI MONUMENTS NOW

Alla presentazione del lavoro di Gibson seguirà Eternal Flame di Paul Ramìrez Jonas, un’opera che è una griglia per barbecue e che vuole essere un omaggio al ruolo della cucina nell’espressione e coesione dell’identità nelle comunità immigrate: il cibo che tiene viva la fiamma delle culture in diaspora. L’opera sarà accompagnata da una serie di video e interventi dal vivo di chef che parleranno del ruolo della cucina nella cultura e condivideranno le proprie ricette e la propria storia. A completare la prima fase di Monuments Now sarà il lavoro di Xaviera Simmons, una serie di sculture che compongono paesaggi a partire dai testi di documenti storici che costituiscono la base della sistematica privazione dei diritti dei neri da parte della società americana. Monumento alle promesse non mantenute, l’opera vuole denunciare un sistema strutturato per mantenere la disparità razziale. Nel corso dell’installazione, l’artista offrirà una serie di tour virtuali che il parco metterà a disposizione del pubblico online.
Ad arricchire ulteriormente la programmazione del Socrates Sculpture Park, in congiunzione con Monuments Now, già dal primo luglio, al di sopra dell’ingresso principale del parco, è stato installato un manifesto realizzato dalla fotografa Nona Faustine, dal titolo In Praise of Famous Men No More, una composizione fotografica di due famosi monumenti dedicati a due presidenti americani. Nell’immagine compaiono l’iconico e gigantesco marmo di Abraham Lincoln scolpito da Daniel Chester French per il National Mall di Washington e la controversa statua equestre che da sempre saluta i visitatori all’ingresso del Natural History Museum di New York e che ritrae Theodore Roosevelt accompagnato da due servitori a piedi, uno africano e uno indigeno. Questo secondo monumento, a lungo criticato in quanto rappresentazione di una struttura piramidale con al vertice l’uomo bianco, è tornato a fare notizia nei giorni scorsi quando il museo ha annunciato di volerlo rimuovere. Entrambe le fotografie sono attraversate da una sorta di linea di sovraesposizione che sembra voler mettere in discussione la nettezza e limpidezza di quelle rappresentazioni del potere. L’opera è un’ideale continuazione di White Shoes, una serie di autoritratti in cui Nona Faustine posa nuda di fronte a siti storici della città di New York con un passato legato alla schiavitù, trasformando il suo stesso corpo in monumento.

IL PUBBLICO E I MONUMENTI

Monuments Now proseguirà poi a ottobre con seconda parte, dal titolo Call and Response e la parte tre, The Next Generation: la prima raccoglierà dieci opere scelte attraverso una chiamata pubblica, mentre la seconda sarà un progetto collettivo realizzato da studenti delle scuole superiori del Queens in collaborazione con i quali il parco sta inoltre realizzando una fanzine disponibile online dal titolo Monuments Decoder, in cui i ragazzi riflettono su cosa i monumenti hanno da dire e come leggerli.
I processi di lettura e le reazioni del pubblico ai monumenti sono, infatti, parte fondamentale del significato dei monumenti stessi. Ed è proprio dal riconoscimento di questi processi che nasce il desiderio e il bisogno di un’iniziativa come Monuments Now: poiché è la società a dare valore ai monumenti, il parco invita il pubblico ad attivare quello che vedrà, condividendo le proprie reazioni sul posto e online e creando una “conversazione visibile”, come si legge nel comunicato stampa del Socrates Sculpture Park. Mentre in città cominciano lentamente a riaprire gallerie e musei, il Socrates Sculpture Park offre una piacevole alternativa a chi non se la sente ancora di ricominciare a visitare mostre al chiuso ma vuole comunque ricominciare a nutrirsi d’arte. Ma se anche un parco vi sembra troppo, Monuments Now sarà visibile anche online e il pubblico sarà incoraggiato a partecipare alla conversazione virtualmente e da remoto.

Maurita Cardone

https://socratessculpturepark.org/monuments-now/

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Maurita Cardone
Giornalista freelance, abruzzese di nascita e di carattere, eterna esploratrice, scrivo per passione e compulsione da quando ho memoria di me. Ho lavorato per Il Tempo, Il Sole 24 Ore, La Nuova Ecologia, QualEnergia, L'Indro. Dal 2011 New York è il posto che chiamo casa e che nutre senza sosta la mia curiosità. Qui per quattro anni ho codiretto il giornale italiano La Voce di New York e mi sono appassionata del carosello di storie che fanno la ricchezza di questa città.