Un colpo d’occhio sul panorama delle gallerie newyorkesi mentre la Grande Mela si prepara a entrare nella fase 3. Tra riaperture e visite virtuali.

Il mondo dell’arte uscirà cambiato da questa pandemia e da mesi gli addetti ai lavori si interrogano su che forma quel cambiamento prenderà. Nei mesi scorsi le chiusure prolungate hanno innescato processi di rinnovamento che hanno portato il pubblico online, tra virtual tour, viewing room ed eventi su Zoom. Un po’ in tutto il mondo, in queste settimane, stanno riaprendo gli spazi fisici e, via via, le gallerie spalancano le porte su un mondo costretto a cambiare e sanificare le proprie abitudini. È naturale chiedersi se gli spazi di incontro online siano stati una forzatura imposta dalla situazione o se abbiano creato un nuovo modo di fruire dell’arte che resterà con noi anche dopo l’emergenza.

LE RIAPERTURE A NEW YORK

A New York, mentre la città si prepara a entrare nella fase 3, già da qualche settimana le gallerie d’arte si stanno rimettendo in moto. Secondo la programmazione delle riaperture stabilita dal governatore dello Stato, Andrew Cuomo, le gallerie potevano riaprire già dal 18 giugno, ma non tutte hanno scelto di farlo. Abbiamo contattato alcune delle principali gallerie della città per farci raccontare i progetti per il futuro, immediato e di lungo termine.
Alcune gallerie hanno già riaperto a fine giugno. Tra queste la sede newyorchese dell’italiana Mucciaccia, che ha ricominciato con la mostra See/Saw di Frank Holliday che resterà in visione fino al 30 settembre. Riapriranno invece lunedì 6 luglio le due location a Chelsea di David Zwirner, che presenteranno mostre di Leo Amino, Al Taylor, Mamma Andersson e Doug Wheeler (cui la galleria aveva già dedicato una viewing room durante il lockdown). A giorni è attesa anche la data della prossima riapertura di Kasmin che riprenderà la mostra di William N Copley, che aveva aperto due giorni prima della chiusura, e inaugurerà AND/ALSO, dedicata a sei fotografi di base a New York.
Altre gallerie restano invece ancora chiuse, con un’offerta solo online e senza una data certa di riapertura. Una di queste è Gagosian, che potrebbe scegliere di non riaprire al pubblico prima dell’autunno.

Doug Wheeler. 49 Nord 6 Est 68 Ven 12 FL, 2011 12. Installation view at David Zwirner, New York 2020 © Doug Wheeler. Courtesy the artist & David Zwirner
Doug Wheeler. 49 Nord 6 Est 68 Ven 12 FL, 2011 12. Installation view at David Zwirner, New York 2020 © Doug Wheeler. Courtesy the artist & David Zwirner

LA QUESTIONE DELLA SICUREZZA

Nel riorganizzarsi prima di riaprire le porte, per tutte le gallerie la sicurezza dei visitatori è la priorità. Da Mucciaccia si entra solo con la mascherina, bisogna mantenere la distanza di sicurezza e dispenser di disinfettante saranno a disposizione del pubblico. Sul sito di David Zwirner si possono consultare i protocolli di sicurezza applicati in ognuna delle sedi della galleria: a New York il pubblico è incoraggiato, ma non obbligato, a prenotare le visite e lo staff consentirà l’accesso a un numero limitato di visitatori alla volta; inoltre, la galleria ha eliminato il materiale cartaceo e tutte le informazioni sulle mostre saranno disponibili tramite QR code. Da Kasmin stanno installando barriere di plexiglass davanti al front desk e organizzando sanificazioni quotidiane degli spazi. Inoltre, per le visite su appuntamento, la galleria chiederà al pubblico di dichiarare l’assenza di sintomi e l’ottemperanza alle regole di distanziamento sociale. Altre gallerie, come Gagosian, prevedono anche di poter misurare la temperatura dei visitatori all’ingresso.

LA RIVOLUZIONE ONLINE

E mentre si riorganizzano gli spazi fisici, online si raccolgono i frutti dell’accelerazione di questi mesi rispetto all’innovazione delle esperienze da remoto. “Abbiamo lanciato David Zwirner Online, la nostra piattaforma di viewing room, nel 2017” ‒ ci spiega un portavoce di David Zwirner ‒ “e siamo stati la prima galleria commerciale a farlo. Quando abbiamo chiuso a marzo avevamo già un team dedicato e abbiamo sempre concepito la piattaforma come un settimo spazio espositivo oltre quelli di New York, Londra, Parigi e Hong Kong. Il nostro spazio online va di pari passo con i nostri spazi fisici. Da quando abbiamo chiuso il 16 marzo il traffico sulla nostra piattaforma online è cresciuto del 500 per cento, con visitatori da 160 diversi Paesi del mondo”.
Anche Gagosian aveva già esperienza di mostre online prima di questa emergenza, ma la chiusura di questi mesi ha accelerato il processo. Melissa Lazarov, global director della galleria ci racconta: “Siamo stati la prima galleria ad avere viewing room online legate a grandi fiere d’arte e la prima a vendere online a cifre importanti”. Già dalle prime settimane di lockdown, Gagosian aveva iniziato a lanciare nuove iniziative online: “Ad aprile abbiamo lanciato Artist Spotlight, un nuovo poliedrico programma che invita singoli artisti che hanno investito tempo, energia e risorse a preparare mostre ora colpite dalla crisi sanitaria a utilizzare i canali online della galleria come piattaforma aperta, per presentare il loro lavoro al mondo. Di recente, per Art Basel, abbiamo preso parte alle viewing room, pubblicando più di venti opere in cinque presentazioni curate, a rotazione, ogni quarantotto ore. In aggiunta alle nostre iniziative di vendita digitale, il sito Quarterly ospita numeri della rivista ‘Gagosian Quarterly’, oltre a saggi, visite in studio, interviste, video e altri contenuti esclusivi. Tutto è accessibile gratuitamente, offrendo così al pubblico un canale di accesso senza eguali ai nostri artisti e alle loro attività”.
Altre gallerie che finora non avevano puntato troppo sul digitale hanno approfittato di questi mesi di chiusura per rinforzare la propria presenza online o crearla da zero. “Ad aprile” ‒ ci spiega Nick Olney, managing director di Kasmin ‒ “abbiamo lanciato una serie di contenuti digitali dal titolo ‘Kasmin/Verso’ che vogliono offrire uno sguardo approfondito sul lavoro e la pratica degli artisti della galleria. Abbiamo intenzione di proseguire con questo programma anche dopo la riapertura e vorremmo espandere la nostra strumentazione digitale. Detto questo, non cambia il nostro impegno per un’esperienza concreta di fruizione dell’arte in un ambiente creato per tale scopo. Questa pausa nella programmazione fisica ha ribadito l’importanza di vedere le opere d’arte di persona. Di recente abbiamo ampliato lo spazio della nostra galleria principale su West 27th Street per mostrare l’arte al suo meglio”.
Si stanno ancora organizzando, invece, da Mucciaccia, come ci spiega Francesco Scipioni dalla sede di New York: “Già prima dell’emergenza COVID stavamo sviluppando l’idea di creare una piattaforma online immersiva, in grado di dare all’utente la sensazione di visitare lo spazio. La chiusura forzata non ha fatto altro che accelerare questo progetto, siamo infatti prossimi al lancio di questo servizio”. Intanto la galleria, dalla sede centrale italiana, nelle scorse settimane ha ideato una bella iniziativa di solidarietà online, organizzando un’asta benefica con opere donate da Michelangelo Pistoletto, Ian Davenport, Frank Holliday, Oliviero Rainaldi e molti altri, il cui ricavato di 83455 euro è stato interamente devoluto alla Croce Rossa.

Mamma Andersson. The Lost Paradise. Installation view at David Zwirner, New York 2020. Courtesy David Zwirner
Mamma Andersson. The Lost Paradise. Installation view at David Zwirner, New York 2020. Courtesy David Zwirner

LE VENDITE DELLE GALLERIE

E il modello delle visite virtuali sembra dare i suoi frutti anche sul fronte delle vendite. David Zwirner per esempio ha reso disponibile per l’acquisto online Homage to the Square di Josef Albers (1959) e nel giro di quarant’otto ore lo ha venduto per 1.8 milioni di dollari. La stessa galleria ha venduto per 2.6 milioni di dollari un quadro di Marlene Dumas, parte della presentazione online On Painting: Art Basel Hong Kong e, a metà giugno, un portavoce della galleria ci ha fatto sapere che “questa settimana David Zwirner Online ha avuto la sua vendita online di maggior valore fino a oggi: ‘Balloon Venus Lespugue (Red)’ di Jeff Koons, rosso, 2013-2019, venduto per 8 milioni di dollari, un record per un’opera singola venduta online dalla galleria”. L’opera, acquistata da un collezionista privato in Europa, è in mostra per la prima volta in Studio: Jeff Koons, mostra lanciata il 15 giugno sul sito della galleria, che offre uno sguardo approfondito ed esclusivo sul processo creativo dell’artista.
Con risultati del genere si potranno compensare le perdite dei mesi scorsi, quando anche le gallerie più grandi hanno risentito della chiusura forzata. Da Gagosian Melissa Lazarov spiega: “I collezionisti sono chiaramente interessati alla visione e agli acquisti online e molti di loro lo facevano già con Gagosian fin dal 2016. Durante la pandemia, abbiamo tutti preso maggiore confidenza con l’acquisto online di ogni genere di prodotto e l’arte non fa eccezione. Le nostre vendite inizialmente hanno subito un rallentamento; le vendite sono rallentate in tutti i settori a causa di tutte le incertezze economiche.
Ma stanno costantemente tornando ai livelli pre COVID, con l’unica eccezione del mercato delle fiera d’arte fisiche. Anche quello tornerà, ma ci vorrà più tempo”.

LE FIERE E IL FUTURO

E le fiere d’arte sono il punto dolente: un’industria che genera vendite da 16.5 miliardi di dollari, che rappresentano il 46 per cento del totale mondiale delle vendite d’arte (dati Art Basel USB del 2018) e che, quest’anno, ha subito cancellazioni a catena da un lato all’altro del globo. Ma anche qui l’innovazione non è mancata e ci sono stati eventi che hanno scelto di spostarsi completamente online dando vita a esperienze che hanno incontrato un grande interesse da parte del pubblico e degli addetti ai lavori. “Certamente non vediamo l’ora di tornare a partecipare di persona” ‒ commenta Nick Olney, di Kasmin ‒ “ma le fiere sono state straordinariamente innovative nel costruire le loro piattaforme online. Abbiamo partecipato ad Art Basel Online ed è stata un’esperienza eccellente: hanno fatto un ottimo lavoro per la comunità consentendoci di incontrarci online. Non appena le aziende e i professionisti del settore si sentiranno di poter viaggiare in sicurezza, questi punti di aggregazione riprenderanno a essere davvero importanti. A tutti noi manca la condivisione dell’esperienza e del dialogo. Vedersi di persona è fondamentale quanto vedere le opere d’arte di persona”.
Il mondo dell’arte si riprenderà perché ha dalla sua la creatività: in questi mesi, dai musei alle gallerie, dalle fiere agli artisti, tutti si sono dati da fare per inventarsi modi e spazi nuovi di rilevanza  in uno scenario drammaticamente mutato. “La nostra galleria ha sempre avuto un piglio imprenditoriale” ‒dice ancora Melissa Lazarov di Gagosian ‒ “ma questo periodo ha fatto da propellente. Uno degli aspetti chiave del mondo digitale è l’importanza che assegna alla reattività (essere in grado di misurare il modo in cui il tuo pubblico reagisce in tempo reale e a tua volta reagire a esso) in termini di contenuto che la galleria crea per supportare i nostri artisti. Ognuno dei nostri artisti ha una visione e siamo sempre alla ricerca di modi per contribuire a portarla a un vasto pubblico. Quindi, in breve, dal punto di vista del business, il mondo dell’arte post COVID sarà incredibilmente più creativo”.

Maurita Cardone

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Maurita Cardone
Giornalista freelance, abruzzese di nascita e di carattere, eterna esploratrice, scrivo per passione e compulsione da quando ho memoria di me. Ho lavorato per Il Tempo, Il Sole 24 Ore, La Nuova Ecologia, QualEnergia, L'Indro. Dal 2011 New York è il posto che chiamo casa e che nutre senza sosta la mia curiosità. Qui per quattro anni ho codiretto il giornale italiano La Voce di New York e mi sono appassionata del carosello di storie che fanno la ricchezza di questa città.