Testimonianze dalla Cina: parla Enrico Polato, fondatore della galleria Capsule Shanghai

Nel momento della riapertura delle istituzioni culturali in Italia, condividiamo alcune le testimonianze di musei e gallerie cinesi, raccontando della pandemia che ha lasciato ovunque dei segni tangibili. Intervista a Enrico Polato, fondatore della galleria Capsule Shanghai

Courtesy Capsule Shanghai
Courtesy Capsule Shanghai

Fondata alla fine del 2016, Capsule Shanghai ha sede nel distretto centrale di Xuhui a Shanghai. Situata al primo piano di una pittoresca casa con giardino degli anni ’30, la galleria lavora principalmente con artisti emergenti che lavorano sull’arte contemporanea valicandone i confini con altre discipline. Fin da principio, ha intessuto collaborazioni con artisti cinesi o artisti stranieri residenti da tempo in Cina. Il suo compito nel tempo è stato anche quello di presentare per la prima volta artisti cinesi in un contesto internazionale, presentandoli al mondo. Tra questi ci sono Alice Wang, Gao Yuan, Leelee Chan, Feng Chen, Huang Hai-Hsin, Sarah Faux, Ivy Haldeman, Maya Kramer, Cai Zebin, Wang Haiyang e Douglas Rieger. Uno dei punti di forza di Capsule Shanghai, infatti, è la sua presenza all’interno di importanti fiere come Artissima Torino, Liste a Basilea, Paris Internationale, Frieze New York, Art Basel Hong Kong e West Bund Art & Design a Shanghai. In questa cornice post emergenziale, la galleria si trova a confrontarsi con nuove, inedite sfide, come quella dell’impossibilità di muoversi e varcare i confini nazionali. Una limitazione fortemente percepita, alla quale si è cercato di sopperire con il potenziamento dei servizi online, partecipando anche alla prima edizione totalmente in digitale di Art Basel Hong Kong. Ci ha spiegato tutto Enrico Polato, fondatore e direttore di Capsule Shanghai.

Capsule Shanghai, Cai Zebin
Capsule Shanghai, Cai Zebin

Quando è avvenuta la chiusura della galleria?

La galleria ha chiuso al pubblico a gennaio, poco prima del Capodanno Cinese. 

Da quel momento avete svolto delle attività alternative?

Abbiamo portato avanti progetti fieristici passati al digitale come le online viewing rooms di Art Basel Hong Kong e la viewing room di Frieze New York. Stiamo sviluppando delle soluzioni online alternative sul sito della galleria e stiamo potenziando piattaforme locali come Wechat. 

Come si è svolta la riapertura di Capsule Shanghai?

Ad inizio aprile abbiamo riaperto su appuntamento ma non ci è ancora consentito inaugurare mostre in maniera ufficiale per contenere l’elevato numero di visitatori che potrebbe confluire nello spazio. Abbiamo appena aperto la mostra di un artista cinese, Cai Zebin, che sarà possibile visitare su appuntamento.

Courtesy Capsule Shanghai
Courtesy Capsule Shanghai

Quali sono, ad oggi, le modalità di accesso?

La visita avviene attraverso prenotazione telefonica o via mail, ed all’ingresso viene chiesto ai visitatori di indossare la mascherina, mostrare il codice QR di Shanghai che indica lo stato di salute. 

Quali sono state per voi le difficoltà maggiori in tutto questo arco temporale, dallo scoppio del virus al suo contenimento?

Innanzitutto, un elemento che ci crea difficoltà è che non è possibile interagire con il pubblico nello stesso modo in cui eravamo abituati mesi fa. Inoltre, l’impossibilità di viaggiare, unita alla cancellazione di importanti eventi come le fiere, ha portato ad un isolamento fisico. Il programma per il 2020 è stato completamente stravolto, con mostre posticipate, cancellate e produzioni di opere in stand-by. 

Com’è cambiato il sistema dell’arte dopo la pandemia?

È un momento di riflessione per molti. Per i galleristi, per gli artisti e per le istituzioni. L’isolamento geopolitico che tanti paesi hanno affrontato ha portato, almeno nel mio caso, a localizzare il programma e a dare priorità a progetti ed artisti cinesi per il breve e medio termine. 

A seguito di questa esperienza, pensa che l’arte possa avere un ruolo all’interno di questo fenomeno della pandemia?

L’arte ha sicuramente un ruolo determinante all’interno di questo contesto e con gli artisti stiamo valutando nuovi modelli di presentazione delle opere per raggiungere il pubblico nonostante le difficoltà. 

Si ringrazia Manuela Lietti per la mediazione con Capsule Shanghai 

-Giulia Ronchi

https://capsuleshanghai.com/

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Ha collaborato con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne.