Il nostro itinerario alla scoperta dei musei elvetici stavolta fa tappa a Lugano, negli spazi del MASI – Museo d’Arte della Svizzera Italiana.

Il MASI è un museo ancora giovane, partito bene e capace di ritagliarsi già nei primi anni di vita un ruolo importante nel panorama svizzero e internazionale, come testimoniano anche i 118.000 visitatori portati a Lugano nel 2018. Il MASI ha un grande potenziale grazie alla collocazione tra nord e sud della Alpi, all’interazione con le altre realtà del LAC e all’attrattività di Lugano. Il mio obiettivo e quello dei miei collaboratori? Sviluppare questo potenziale, continuando a definire l’identità del museo e ampliando il suo pubblico tramite progetti prestigiosi di stampo svizzero e internazionale. Tutto questo senza mai perdere di vista il suo ruolo primario quale luogo di formazione e apprendimento, nonché di divulgazione dell’identità artistica della nostra regione, dove si favorisce l’integrazione e la partecipazione della collettività” (Tobia Bezzola, direttore).

Ha preso il testimone da Marco Franciolli a gennaio 2018, l’attuale direttore del MASI – Museo d’Arte della Svizzera Italiana Tobia Bezzola, che in curriculum può vantare una formazione di filosofo e storico dell’arte, l’affiancamento per un quadriennio di Harald Szeemann e in seguito il lavoro alla Kunsthaus di Zurigo e la direzione del Folkwang Museum di Essen.
Il museo è una struttura articolata, per storia e disposizione. Innanzitutto le sedi: all’interno del contenitore LAC – Lugano Arte Cultura, nell’iconico edificio lungolago aperto nel 2015; a cui si aggiunge la storica sede di Palazzo Reali, la cui riapertura è fissata per il prossimo ottobre dopo i lavori di ristrutturazione; infine, a pochi passi dal LAC, lo Spazio -1 che ospita la Collezione Giancarlo e Danna Olgiati.
La programmazione delle mostre temporanee è altrettanto articolata. Due i filoni che improntano l’attività espositiva nella sede principale: da un lato, il focus sull’arte Svizzera, che è iniziata con un affondo sul Surrealismo e prosegue con i maestri Ferdinand Hodler, Giovanni Segantini e Alberto Giacometti per giungere ai contemporanei Franz Gertsch e Julian Charrière; dall’altro, l’apertura internazionale in ambito fotografico, con la mostra personale dedicata al concettuale William Wegman. Quanto allo spazio della Collezione Olgiati, due gli appuntamenti da segnare in agenda: il riallestimento di A Collection in Progress, con nuove acquisizioni che comprendono opere di Günther Förg, Pino Pascali, Ugo Rondinone, Christopher Wool e Markus Raetz; e dall’autunno una mostra personale di Marisa Merz, realizzata in collaborazione con la Fondazione Merz di Torino.
Tutto ciò al netto della riapertura di Palazzo Reali, che avverrà il 6 ottobre. La storica sede accoglierà gli uffici amministrativi e ospiterà esposizioni dedicate alle raccolte del MASI (al museo è infatti affidata la gestione delle opere appartenenti alla Collezione del Canton Ticino e alla Collezione della Città di Lugano) nonché progetti di artisti locali e internazionali che meglio si adattano agli spazi offerti da una dimora storica.

LAC, Lugano, il primo piano © LAC. Photo Studio Pagi
LAC, Lugano, il primo piano © LAC. Photo Studio Pagi

L’ARCHITETTURA. IVANO GIANOLA

Era il settembre 2015 quando veniva inaugurato il centro culturale LAC – Lugano Arte e Cultura, realizzato secondo il piano sviluppato dall’architetto svizzero Ivano Gianola, vincitore del relativo concorso di progettazione internazionale. Concepita per entrare in profonda relazione con il tessuto urbano di Lugano, la struttura ospita vari spazi, tra cui una sala concertistica e teatrale da 1.000 posti e la sede del MASI – Museo d’Arte della Svizzera Italiana. La volontà di evitare possibili “derive competitive” tra architettura e opere d’arte ha dato vita a un museo ispirato a concetti di flessibilità e multifunzionalità, di chiaro rigore geometrico. Distribuita su tre livelli, la superficie espositiva è di circa 2.500 mq, 650 dei quali interrati. Il contatto con la città e il lago è assicurato dalle aperture vetrate, che rendono possibile la visione di suggestivi scorci paesaggistici lungo il percorso di visita. Proprio la presenza del lago ha incoraggiato i progettisti ad adottare soluzioni innovative, che manifestano un atteggiamento di interesse verso i temi della tutela ambientale. Per gli impianti di climatizzazione e riscaldamento, ad esempio, è impiegata l’acqua del bacino lacustre, in modo tale da sfruttare le risorse naturali disponibili nel miglior modo possibile. Oltre al coordinamento di tutti gli impianti, particolare attenzione è stata riservata al mantenimento di un bassissimo livello di emissione sonora ambientale. Fanno parte del MASI Lugano anche la sede di Palazzo Reali – ricavata in una dimora storica del XV secolo, nel centro storico, destinata a riprendere l’attività culturale a partire dal prossimo autunno – e lo Spazio -1, che ospita la Collezione Giancarlo e Danna Olgiati. A distanza ridotta dal centro culturale LAC, quest’ultima si trova nel Central Park di Lugano; dispone di una superficie espositiva pari a 1.200 mq.

www.luganolac.ch

Marco Enrico Giacomelli e Valentina Silvestrini

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #48 – Speciale Svizzera 2019

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Dati correlati
Spazio espositivoMASI LUGANO LAC
IndirizzoPiazza Bernardino Luini, 6 CH - 6900 - Lugano
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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.