La Tate darà opere in prestito per l’opening del Pudong Museum of Art di Shanghai

Il museo cinese, progettato da Jean Nouvel e in fase di costruzione, ha stretto una partnership con la Tate. Stando agli accordi, il museo inglese darà in “prestito” tre mostre all’anno al Pudong Museum. Continuano così le incursioni di musei, istituzioni culturali e gallerie occidentali in Oriente…

Switch House, Tate Modern © Iwan Baan
Switch House, Tate Modern © Iwan Baan

Non è ancora nato, ma ha già all’attivo importanti collaborazioni il Pudong Museum of Art, museo che entro la metà del 2021 verrà inaugurato a Pudong, quartiere della città di Shanghai protagonista, negli ultimi decenni, di un notevole sviluppo immobiliare e urbanistico promosso da Lujiazui Group. Progettato da Jean Nouvel e in costruzione dal 2017, il Pudong Museum of Art di recente ha stretto una partnership con la Tate, firmando un memorandum d’intesa che prevede il “prestito”, da parte dell’istituzione inglese, di tre mostre all’anno che verranno quindi presentate in Cina presso gli spazi del nascente museo.

IL PUDONG MUSEUM OF ART A SHANGHAI

Il Pudong Museum, che si trova nel Lujiazui Central Business District di Shanghai, è un edificio di 6 piani (di cui 2 sotterranei) di 40.500 metri quadrati di superficie. È il grande progetto artistico della nuova area di Pudong, e nasce infatti per affermarsi come punto di riferimento culturale di Shanghai. Il museo si concentrerà principalmente sulla presentazione e lo scambio delle arti internazionali, integrate da mostre d’arte nazionali. Ed è in questa visione che rientra la partnership stretta con la Tate: il museo inglese, oltre a portare al Pudong le proprie mostre, si impegna nel fornire supporto nei servizi per i visitatori, gestione di artisti e mostre, sviluppo del pubblico.

LA COLLABORAZIONE TRA IL PUDONG MUSEUM E LA TATE MODERN

“Siamo lieti di avere la Tate come consulente del Museo di Pudong”, ha dichiarato Zhu Di, Direttore generale del Dipartimento artistico del Ministero della Cultura e del Turismo della Repubblica Popolare Cinese e vicesindaco distrettuale di Pudong. “Le civiltà si arricchiscono imparando gli uni dagli altri. Quando aprirà, il PMoA sarà un palcoscenico per il dialogo attraverso l’arte tra la Cina e altri paesi; intende dare un importante contributo agli scambi culturali e alla cooperazione tra la Cina e altri paesi. Non vediamo l’ora di cooperare con la Tate e, speriamo, altri importanti musei di tutto il mondo. Vogliamo contribuire”, conclude Zhu Di, “alla promozione dello scambio culturale in tutto il mondo e alla comunicazione tra Oriente e Occidente”. Palesa entusiasmo per la neonata partnership anche il Managing Director della Tate Kerstin Mogull, che così commenta la collaborazione con il Podung Museum: “Siamo entusiasti di lavorare con il Pudong Museum per consigliarli nel loro viaggio verso l’apertura nel 2021 e oltre. Questo è un progetto di portata internazionale per stabilire un nuovo importante museo d’arte in una delle città più eccitanti, dinamiche e popolose del mondo. La migliore esibizione della Tate in assoluto si è tenuta a Shanghai lo scorso anno, quindi siamo desiderosi di approfondire il nostro impegno con il pubblico. Siamo lieti di avere l’opportunità di prestare la nostra esperienza per assistere Lujiazui in questo obiettivo nel corso dei prossimi tre anni”.

IL SISTEMA DELL’ARTE OCCIDENTALE IN CINA

La mostra cui fa riferimento Kerstin Mogull è Landscapes of the Mind: Masterpieces from Tate Britain (1700-1980), tenutasi nel 2018 presso Shanghai Museum. L’esposizione, in meno di 4 settimane, ha registrato oltre 600mila visitatori, confermando la particolare attenzione rivolta dal pubblico cinese nei confronti delle collezioni e delle mostre occidentali importate nel loro paese. Da parte di musei, istituzioni culturali e gallerie occidentali, invece, la Cina si rivela sempre di più come la nuova Mecca dell’arte, un territorio in cui dare vita a nuove collaborazioni e addirittura costruire nuovi avamposti. Giusto per citare qualche esempio, nella primavera 2018 la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo ha portato la propria collezione al Rockbund Art Museum con la mostra Walking On The Fade Out Lines; per non parlare poi dei francesi Centre Pompidou e Fondation Cartier che hanno deciso di aprire a Shanghai una loro sede distaccata. A questo elenco si aggiunge poi quello delle gallerie d’arte: Lisson Gallery, Perrotin, Gagosian, David Zwirner, De Carlo e White Cube. Il fatto è che il paese continua a puntare sull’apertura di decine e decine di mega musei senza avere però i contenuti da infilarci dentro. Ed ecco che il vecchio occidente torna utile alleato…

– Desirée Maida

www.tate.org.uk

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.