Al Kunstforum Wien si è appena inaugurata una mostra che racconta, attraverso più di trecento opere, le creazioni di Art Brut al femminile dalla fine dell’Ottocento ai giorni nostri. La diversità e l’eterogeneità delle opere presentate dimostrano chiaramente che il termine Art Brut ha nel tempo inglobato molto più delle opere dei malati di mente, includendo anche la produzione di artiste della corrente medianica quali Madge Gill.

All’entrata del Kunstforum veniamo accolti dalle opere della giovane artista cubana Misleidys Castillo Pedroso (classe 1985) che rappresentano bodybuilder dai colori brillanti, i cui profili vengono ritagliati con precisione per decorare le pareti della sua casa. Varcando la soglia delle sale espositive è invece l’impressionante opera di 14 metri Le Cloisonné de théâtre, della dell’Art Brut Aloïse Corbaz ad aprire la mostra. L’opera racconta, attraverso un tripudio di forme e colori, il dramma della sua vita: l’amore impossibile e l’internamento in un ospedale psichiatrico. L’artista trasforma l’amore in un processo creativo e spirituale. Al fianco di questa opera è posto un dinosauro realizzato con oggetti di recupero dall’artista contemporanea Julia Krause-Harder, attiva presso l’atelier Goldstein di Francoforte. Il suo obiettivo è quello di rappresentare le ottocento specie di dinosauro scoperte fino a oggi. Sorvolano l’opera le sculture tessili dell’americana Judith Scott, instaurando così un dialogo tra passato e presente.

ARTE E MALATTIA

La collezione della clinica psichiatrica di Heidelberg, avviata nel 1919 dal medico e storico Hans Prinzhorn, rappresenta uno dei nuclei storici della mostra. La sua raccolta vanta oggi più di 5mila opere, e solo il 20 per cento è realizzato da donne.
Anche in Austria la clinica psichiatrica Maria Gugging, fondata nel 1889 e chiusa nel 2007, proponeva atelier artistici per i pazienti. Pochissime donne hanno avuto accesso agli atelier, tra cui Karoline Rosskopf a metà del Novecento e Laila Bacthiar che frequenta gli atelier dal 1990. Oggi la clinica è sede del Museo Gugging.
Un altro importante contributo alla ricerca artistica lo ha dato lo psichiatra svizzero Walter Morgenthaler con l’opera Ein Geisteskranker als Künstler (Un paziente mentale come artista) dedicata al paziente Adolf Wölfli. Per la prima volta un paziente viene definito artista e nel 1972 il curatore Harald Szeemann espone l’opera di Wölfli a Documenta 5 di Kassel.
Le curatrici, Ingried Brugger e Hannah Rieger hanno deciso di non pubblicare le biografie delle artiste a fianco delle loro opere. Si possono leggere le vite in un booklet fornito nelle sale espositive. Si tratta spesso di vite tragiche, di isolamento, come nel caso di Ida Maly, che frequenta l’Accademia di arti applicate di Vienna e lavora anche come attrice. Viene poi internata in un ospedale psichiatrico dove continua la sua produzione artistica fino al 1941, quando è vittima del programma nazista di eutanasia.

Madame Favre, Untitled, 1860. Courtesy Henry Boxer Gallery. Photo courtesy Kunstforum Wien
Madame Favre, Untitled, 1860. Courtesy Henry Boxer Gallery. Photo courtesy Kunstforum Wien

DUBUFFET E LE DONNE

La mostra adotta il termine Art Brut ‒ “arte grezza o arte spontanea” ‒ definita da Jean Dubuffet nel 1945 come punto di partenza per l’arte primordiale, non accademica prodotta fuori dai circuiti culturali dominanti. La curatrice Hanna Rieger avanza un ulteriore significato relativo alla professione di mercante di vini di Dubuffet, che avrebbe inteso l’arte come lo champagne brut che è puro, grezzo, crudo. La sala principale del Kunstforum mostra i capolavori della sua collezione, provenienti dalla Collezione di Art Brut di Losanna. Tra le artiste della collezione segnaliamo l’inglese Madge Gill, esponente dell’arte medianica. Le sue opere, composte da figure femminili delicate, vengono esposte annualmente dal 1939 al 1947 alla prestigiosa Whitechapel Gallery di Londra. Nonostante la fama, rifiuta di vendere le sue opere, si definisce una medium e quindi non possiede i propri disegni. Troviamo anche una selezione rappresentativa di opere della Collezione L’Aracine (Lille Métropole, Musée d’art moderne, d’art contemporain et d’Art Brut, Villeneuve-d’Ascq), che conclude la panoramica delle collezioni che hanno avuto un’influenza decisiva e formativa sullo sviluppo e la storia dell’Art Brut.

NON SOLO EUROPA

La mostra guarda anche al di fuori dell’Europa, con le opere della già citata Misleidys Castillo Pedroso. Sono esposte anche importanti artiste dell’Art Brut americana come Mary T. Smith, affetta da problemi uditivi che rendono i rapporti sociali impossibili, la quale descrive in immagini molto espressive la sua visione della Creazione, dando vita a opere che ispirarono il giovane Jean-Michel Basquiat. Anche Judith Scott soffre di gravi problemi di udito fin dall’infanzia ed è attiva nel Creative Growth Center di Oakland, dove si appassiona alla produzione tessile creando più di 160 oggetti.
La brasiliana Marilena Pelosi descrive invece le violenze subite nelle sue storie a colori. Una sala a parte è consacrata alle artiste giapponesi come Guo Fengy, interessata alla medicina alternativa e al QI-Gong, che le permette di esplorare pratiche spirituali.

Giorgia Losio

Vienna // fino al 23 giugno 2019
Flying High: Women Artists of Art Brut
BANK AUSTRIA KUNSTFORUM
Freyung 8
www.kunstforumwien.at

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Giorgia Losio
Giorgia Losio, nata a Milano, è storica dell’arte e appassionata di design. Ha studiato storia dell’arte presso l’Università degli Studi di Milano e si è specializzata in storia e critica dell’arte contemporanea all’Université Sorbonne Paris-IV e in museologia e museografia all’École du Louvre. Ha collaborato alla realizzazione di progetti espositivi con istituzioni internazionali quali MACBA, Cittadellarte-Fondazione Pistoletto Biella, MAMAC Nizza, Pinacothèque de Paris, Palais de Tokyo Parigi, Le Fresnoy-Studio national des arts contemporains Tourcoing. Ha pubblicato articoli su Artribune, Exibart, Tema Celeste e Corriere della Sera.