È morto a Tokyo all’età di 80 anni il disegnatore Keiichiro Kimura, il creatore de L’Uomo Tigre

Il disegnatore è stato colpito da un infarto, secondo quanto riportato dal quotidiano giapponese Asahi Shimbun. Oltre a L’Uomo Tigre, Kimura ha disegnato Cyborg 009 e Mimì e la nazionale di pallavolo

L'Uomo Tigre
L'Uomo Tigre

È scomparso a Tokyo all’età di 80 anni, a causa di un infarto, Keiichiro Kimura, character designer e regista giapponese conosciuto anche come il “papà dell’Uomo Tigre”, l’anime più celebre da lui realizzato nel 1969. A dare la notizia della sua morte è il quotidiano giapponese Asahi Shimbun.

CHI ERA KEIICHIRO KIMURA

Nato nel 1938 nella prefettura di Gunma, Kimura nel 1961 inizia a lavorare per lo studio di animazione giapponese della Toei Animation, dopo aver provato a iscriversi a una scuola d’arte senza però riuscire a passare gli esami di ammissione. Alla Toei inizia a muovere i suoi primi passi di disegnatore, esordendo nel 1964 con due lungometraggi intitolati Sinbad e Little Prince. In veste di character designer e direttore dell’animazione, nel 1968 realizza Cyborg 009 e Mimì e la nazionale di pallavolo, serie di 104 episodi che racconta la storia di Mimì Ayuhara, adolescente con la passione per la pallavolo. Sono a firma di Kimura anche Trider G7, Sam ragazzo del West (1974) e Sally la maga.

L’UOMO TIGRE

L’opera più celebre di Keiichiro Kimura è L’Uomo Tigre, anime del 1969 arrivato nelle TV italiane negli anni Ottanta, diventando subito un cult amato fino ad oggi. Tratto dall’omonimo manga scritto da Ikki Kajiwara e illustrato da Naoki Tsuji, dell’anime de L’Uomo TigreKimura ha realizzato 3 serie per un totale di 105 puntate, in cui viene raccontata la storia di Naoto Date, un bambino cresciuto in un orfanotrofio dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Un giorno, visitando uno zoo, Naoto si imbatte in una gabbia di felini, e in questo momento capisce di voler diventare forte come una tigre per combattere le ingiustizie del mondo. Scappa dall’orfanotrofio ed entra a fare parte della Tana delle Tigri, un’associazione a scopo di lucro che addestra wrestler. Questi ultimi sono legati all’associazione da un particolare patto: i combattenti devono dare la metà dei guadagni ottenuti dai combattimenti alla Tana delle Tigri. L’Uomo Tigre, è questa l’identità di Naoto sul ring, decide di ribellarsi a questo patto per donare i suoi guadagni all’orfanotrofio in cui è cresciuto, suscitando però l’odio dell’associazione che farà di tutto per vendicarsi del tradimento subito.

– Desirée Maida

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.